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“Gli imperialisti e i reazionari sono tigri di carta”. Ricordo questa frase da una lettura, da ragazzo, di un libretto di quotation of Chairman Mao Tse Tung (allora si scriveva così, alla francese di maggio, non Ze Dong come ora).

Come bombe ad orologeria, a volte le parole lette esplodono a distanza di anni. Paper Tiger. Niente male. Ricorda effettivamente quei draghi di cartapesta delle feste cinesi, colorati. In sostanza poi, volendo, il senso è simile al più prosaico e americano “solo chiacchiere e distintivo”, quotation di Al Capone feat. the untoucheables.

Ma anche potrei riscoprire accezioni non brutte. Meglio una tigre di carta che un verme di carta, una pecora di carta, un cane di carta, quali sembrano i giornalisti attuali. Meglio  combattere una tigre di carta che un verme in carne ed ossa. Meglio essere definito una tigre di carta che un “utente”, un “consumatore”, un “elettore”, un “italiano”  e perfino un “cittadino” (che sono numeri di carta).

E ancora, traducendo “paper” con “scritto”, “saggio” ecc. “paper tiger” potrebbe essere letto come “scritti tigre”, che magari rieccheggia cose tipo “scritti corsari” ecc.

E inoltre “i reazionari sono tigri di carta”:  “reazionario” è la parola che, nel modo meno giustificato, contiene in sè una accezione negativa. Dipende. Reazionario è uno che reagisce a qualcosa. Di per sè è quasi un fatto positivo. C’è qualcosa, reagisco. Non è mica detto che l’atarassia sia qualcosa di buono. Non sono per lo stoicismo, nè per il buddismo.

Certo, il “reazionario” era colui che si opponeva al progresso, alla rivoluzione, ecc. ecc. Ma questo è un senso superato. Reagisco, ergo sum. Reagire inoltre è meglio che resistere (verbo invece permeato di positività). La “resistenza”, a rigore, è eminentemente passiva. Si resiste a qualcosa di nuovo; si conserva, resistendo. Ora, a me pare che sia meglio reagire che resistere, perchè è un atto più vivo e dialettico. Siamo nati per reagire, non per resistere. La conservazione invece – propria della “resistenza” – è davvero “reazionaria” in senso negativo. Si conserva perchè non si crede nella vita, perchè non si ha fede. Si conserva con resistenza, perchè non si crede che domani si avrà un nuovo raccolto. Il buon reazionario invece semina il nuovo raccolto, e conserva senza fanatismo, solo per non buttare via, per non sprecare.

E infine dunque – da buon reazionario – vorrei non dar per scontato il senso delle parole, le retoriche che mi stanno attorno.

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