Mese: novembre 2013

Il tempo fa il suo lavoro

Stamattina mi sono svegliato pensando : ma quella frase “l’inferno sono gli altri” ” l’enfer, c’est les autres” è proprio sbagliata.

461_43_CreaturefantastiNon che io sia un pazzo: non mi sveglio pensando alle frasi di Sartre;  le preoccupazioni della vita vengono ad assediarmi nel letto, come a quasi tutti credo, alla stregua di diavoli con i loro inferni. Ma pensavo che, appunto, l’inferno in realtà non sono mai gli altri. Sei sempre tu che lo determini con i tuoi errori.

E poi ho pensato che Jean Paul Sartre è scomparso dall’interesse delle persone. Quando ero ragazzo tutti (tutte le persone colte) parlavano di lui. La Nausea e Il Muro, almeno, dovevano essere letti (preferivo il secondo, certo). L’Etre et le Neant era spesso citato (ma nessuno lo leggeva, credo, nemmeno allora). Non mi ha lasciato altrsartreo che un senso di malessere, con sensazioni di quando Parigi è fredda, piovosa e grigia argentea. Forse la cosa più rilevante che mi accadde al contatto con la sua opera  è stato il senso d’angoscia prodottomi dalla rappresentazione televisiva de Le mani sporche (Elio Petri 1978), qualcosa che psicologicamente ha contribuito ad allontanarmi dal comunismo marxista-leninista (ma forse non sono stato un suo “lettore ideale” … in altri termini forse non era intenzione di S. allontanare la gente dal comunismo).

Ora presso l’immaginario mid cult non è rimasta che quella frase errata. Non è un male, ritengo.

Il tempo fa il suo lavoro

Il cafone digitale

Negli anni scorsi la categoria del Troll venne alla ribalta. IlTroll è colui che disturba nei blog e nei forum, senza alcuna ragione. (voce Wiki qui  da cui traggo “Di norma l’obiettivo di un troll è far perdere la pazienza agli altri utenti, spingendoli a insultare e aggredire a loro volta (generando una flame war). Una tecnica comune del troll consiste nel prendere posizione in modo plateale, superficiale e arrogante su una questione vissuta come sensibile e già lungamente dibattuta degli altri membri della comunità  In altri casi, il troll interviene in modo apparentemente insensato o volutamente ingenuo, con lo scopo di irridere quegli utenti che, non capendone gli obiettivi, si sforzano di rispondere a tono ingenerando ulteriore discussione e senza giungere ad alcuna conclusione concreta.“)

Con il Troll, dotato di pseudonimo (nickname), l’unico rimedio era non “dargli da mangiare”, ossia ignorarlo, non rispondergli ecc.

Finita l’era dei blog e iniziata quella dei social network tipo Facebook, il troll – per sua natura anonimo o pseudonimo, cosa mal tollerate nei social – tende a scomparire.

Al suo posto, ecco apparire una nuova (si fa per dire) figura: il CAFONE DIGITALE. Ecco alcune caratteristiche che lo contraddistinguono:

1) Il cafone digitale è un vostro amico di vecchia data (tipo compagno di scuola o simile) che non è tuttavia un cafone fuori dalla rete (se no, l’avreste già segato prima o poi). Tuttavia una serie di frustrazioni lo obbligano allo sfogo digitale su di voi.

2) Il cafone digitale interviene SEMPRE e a SPROPOSITO sulle vostre espressioni web, con interventi a gamba tesa

3) il cafone digitale possiede un PENSIERO BINARIO. Il suo cervello lavora per coppie oppositive: bene/male, sinistra/destra, progressisti /conservatori, buoni/cattivi.  Le coppie sono in  genere molto grossolane, stereotipate e sostanzialmente inconsistenti. In sostanza, scatole vuote etichettate (dai mass media).

4) in conseguenza al punto precedente, egli non interviene confutando il vostro pensiero, ma semplicemente lo denigra associandolo arbitrariamente ad una categoria a lui invisa, e comunque generalmente odiosa. Ad esempio, se il cafone pensa d’essere progressista, vi darà del conservatore. Se invece si ritiene liberale, vi darà del comunista. (sono esempi reali, che mi sono accaduti… insomma, nel giro di pochi mesi sono sia conservatore che comunista, non che sia di per sè impossibile, ma certo non in Italia oggi).

5) conseguenza ulteriore. Il cafone digitale vi dà sempre del VOI. Ma non alla maniera fascista, ma perchè vi inscrive d’ufficio in una sua rozza categoria di pensiero binario (quella brutta, ovviamente). “Voi bigotti dovete sempre rompere con queste cose”. “Voi parlate per sentito dire”.

6) siccome le argomentazioni portate dal cafone sono nulle, non si può confutarle. Tuttavia, anche in considerazione del fatto che nei social è pieno di amici che leggono di nascosto, non vi va di essere presi a pesci in faccia dal cafone e rispondete. Ma questo impulso piccolo borghese è un grave errore che pagherete. Perchè:

7) il cafone digitale vuole sempre l’ultima parola. Quindi risponderà sempre a qualsiasi allocuzione voi poniate in risposta alle sue stronzate. Se gli rispondete “dai non ho voglia di discutere. Ciao” replicherebbe “ah, ecco che scappi. Scappate sempre, voi, quando venite colti in castagna” (o simili amenità).

Con il cafone digitale, non c’è altro che rifarsi ai detti dei vecchi saggi, “Desipere est juris gentium” (saggezza romana)  “sopportare le persone moleste” (sublime saggezza cristiana),  “dall’albero del silenzio pende il futto della pace” (saggezza araba riportata da A. Schopenauer)

Il vero e il falso iconico nella fotografia

no-tav-foto-bacioNei giorni scorsi ha fatto un certo clamore (ma forse dobbiamo dire glamore, neologismo influenzato non da Aldo Biscardi ma da glamour)  la foto della manifestante No Tav che bacia il poliziotto sulla visiera del casco.

La cosa mi stimola ad estendere un po’ le considerazioni fatte tempo fa qui, che pure furono originate da una foto scattata durante una manifestazione No Tav.

L’estensione è questa: esiste un falso iconico, che è un iconico ricercato, ma superficiale, appunto glamour. Ha lo stesso spirito delle azioni delle Femen, del fervorino delle “primavere arabe” generate dai “tweet” come ce li restituiscono i nostri giornali. Un odore da ufficio propaganda Cia o da agenzia pubblicitaria rampante,  che è inconfondibile. La patacca mediatica. Quello di cui parlerà nei suoi articoli impegnati Vanity Fair al prossimo numero.

Questo spirito è anche analogo a quello che anima alcune amministrazioni locali nella promozione delle proprie iniziative urbanistiche o di rigenerazione urbana, ecc.

Non so bene come mai, ma non è molto difficile distiguerlo. Certo, è sempre più invadente, questo spirito. Tanto che ci influenza (influenza dà davvero l’idea del virus … e non a caso costoro parlano anche di “comunicazione virale” come fatto positivo).  Probabilmente chi ha scattato quella foto non aveva secondi fini in sè (non era della CIA a pompare su una improbabile primavera italiana). Semplicemente era all’interno della logica che anima questo spirito fasullo.

Distingui il falso dal fatto che l’immagine iconica è in disaccordo con il vero ordine delle cose, il vero senso. Quel bacio non ha un vero senso. Non è d’amore, e neppure di tradimento. Falsa sia l’amore che la lotta, e i due falsi non si elidono in verità. E’ equivoco. Come tutto ciò che aspira ad essere iconico e non è davvero reale. (forse questa frase può essere riformulata senza la congiunzione e il come iniziale: tutto ciò che aspira ad essere iconico non è davvero reale, e quindi nemmeno potrà essere davvero iconico, perchè l’iconicità è conseguenza di un collegamento reale fra realtà senza collegamenti visibili)

E ancora: quella immagine, per quanto equivoca, è priva di apertura, di ambiguità, di possibili sensi ulteriori. Si chiude in sè.

E poi, digiamolo, non è nemmeno scattata troppo bene.

Perciò, lo scommetto, non sarà mai davvero iconica.

(un blog wordpres sulle foto iconiche, qui)

Un esempio di cattiva retorica

– la rubrica saturday soul surge contiene pensierini di fine settimana con commento musicale. In genere rilassante, oggi pesante

Le dimissioni del giudice Caselli da Magistratura Democratica, in seguito alla pubblicazione di uno scritto di Erri De Luca sulla rivista di questa associazione di magistrati, hanno destato un certo scalpore.

Certo, in Italia nulla è più materia di discussione pubblica quanto gli scazzi televisivi di Anna Oxa, le sciocchezze diDell’Utri e Berlusconi a proposito dei suoi rampolli, la prostituzione giovanile a Roma (e che vi aspettate, a pompare in quotidianamente prodotti canori per adolescenti americani, ed altri modelli commerciali di donna “emancipata”)  e tutto quanto fa chiacchiera inutile e che consenta un facile moralismo.

Lo scritto di Erri De Luca che ha fatto imbufalire Caselli è questo, qui pubblicato da Europa. (si potrebbe aprire un fronte di discussione sul tema “dimissioni di Caselli” ma non mi interessa; vorrei parlare solo dello scritto di De Luca).

Secondo me è interessante perchè mostra nel modo più chiaro quanto un approccio letterario e poetico possa essere retorico e fuorviante.

Non sono peraltro scandalizzato dalla pubblicazione di questo testo – di sicuro valore letterario – in una rivista di una associazione di magistrati, fatta con le dovute prese di distanza.

E non critico De Luca per una mia “non violenza” (non credo nella “non violenza” in sè), quanto per il fatto che trovo in questo scritto di De Luca una analisi terribilmente  insufficiente, superficiale e monodimensionale della realtà, dietro il paravento dell’immagine di Orfeo ed Euridice, pur nobilitata da una prosa avvincente. Ma con questo tono da profeta attorniato da filistei.

Quello che mi infastidice dio questo scritto è la frivolezza, la disinvoltura,  con cui questo tema viene affrontato  da De Luca, non ciò che dice. Tanto più frivolo quanto più apparentemente grave, ma in realtà distante dalla verità.

(commento musicale infernale, per oggi: Wardance dei Killing Joke (1980), sconsigliato per orecchie sensibili e comunque da ascoltare il meno possibile, davvero infernale, ma che sembrava adatto dato che De Luca parla di Orfeo che va all’inferno a riprendere Euridice … ma sappiamo anche che l’inferno pagano non è la stessa cosa di quello cristiano, e De Luca lo sa.)