religione

Sabato 16

Le scorie di cui liberarsi questo sabato sono pesanti. Metto allora una robina allegra, the Chichen. Come al solito, se vuoi leggere ascoltando quello che ascolto scrivendo clicca.

  1. La più pesante è quella dei fatti di Colonia, o meglio, quella dei presunti fatti. Non è infatti chiaro cosa sia realmente successo, ci sono dei “sentiti dire”, tante denunce di donne molestate (ma molte pervenute molti giorni dopo, e gli arresti solo per imputazione di furto, nessuno di molestie), nessun filmato comprovante (nonostante si viva nell’era del selfie e del video con lo smartphone). Però i commentatori, a partire dal “al mio via scatenate l’inferno” di Lucia Annunziata, non hanno avuto alcun dubbio nell’indicare i colpevoli, le cause sociologiche, i rimedi, in un coro tanto più netto, perentorio e asfissiante quanto poco chiari e netti erano stati i fatti. Cose tipo: il problema è che questi negher maomettani per di più sono selvaggi abituati ad ubriacarsi e poi fare bande tribali di violentatori di bianche, è uno scontro di civiltà con l’Islam ecc. ecc.  Il pezzo più terrificante, perchè apparso non su Libero, ma su la Stampa dal suo nuovo direttore, mi è parso quello di Maurizio Molinari.

In proposito, trovo meritevole e abbastanza riuscito lo sforzo dei Wu Ming di smontare tale scritto, e lo segnalo qui.

2) La morte di David Bowie. Ha avuto un notevole impatto in internet. La cosa, e il modo in cui ciò è avvenuto testimonia lo spessore di quest’uomo.

A parte i risvolti comici dei vari necrologi (il più buffo, quello dell’Eco di Bergamo che ha messo la foto di un suo imitatore, tal Capparoni, campione della trasmissione televisiva “tale e quale”) ha fatto anche un certo scalpore e/o ilarità, oltre, come al solito, l’ormai immancabile cinguettio del Cardinal Ravasi, il fatto che l’Osservatore Romano ne abbia tracciato un profilo piuttosto laudatorio, evidenziandone la non banalità, la serietà e perfino la sobrietà come cifra del suo lavoro, fatte salve le intemperanze iniziali, necessarie per sfondare. Lo trovo invece un giudizio acuto ed esatto. Però ciò non toglie che io sia turbato dal fatto che le voci cattoliche abbiano totalmente omesso, direi rimosso, il fatto che l’ultimo suo lavoro ha un sentore di satanismo di tale evidenza e pesantezza da non poter essere ignorato. E questo in un contesto complessivo dell’opera di Bowie non certo incorente con tale esito. Forse due paroline in proposito avrebbero dovuto essere dette, non alla maniera del frate che fa girare i dischi rock al contrario, però dette. E’ scritto che i cristiani debbano essere il sale del mondo, non la sua melassa a coprire tutto.

Resta il fatto che in questi giorni nessuno, mi pare, abbia fatto un bilancio di valore critico della sua opera. Dalla cecità dell’amorevole fan (non pochi), alla banalità e insipienza del commentatore d’occasione (tantissimi), al silenzio e astio del non ammiratore esplicito (pochi e denigrati) è mancata anche una sola voce competente ma con taglio critico di spessore adeguato per trattare tale opera effettivamente “mai banale”. Almeno fra quelle che ho letto.

In ogni caso RIP mr. Jones, e alla prossima

 

Altri libri di amici (acquisiti in rete)

Mi ha colpito un po’ il fatto che dei due amici di vecchia data che han pubblicato, lo hanno fatto con il medesimo editore “chiarelettere“, che ha una caratterizzazione abbastanza precisa sul piano dell’area politica e culturale. In effetti, i miei amici “in carne ed ossa”, appartengono prevalentemente a quell’area.

Su internet è diverso. Molto probabilmente, la mia attività blogghistica con un nome diverso, qualche anno fa, era dovuta anche al fatto di aver bisogno dire qualcosa che mi pareva essere il solo a pensare (ed era in fondo una reazione, una opposizione alle limitazioni ed anche agli errori filosofici di quella area politica culturale da cui provengo, cui sopra). Ma scoprii di non essere affatto il solo. E che quel mio pensiero aveva molte affinità con tante persone che appartengono ad una particolare koinè cattolica presente in rete. Non tutti, certamente. Ma insomma, per un certo periodo la mia frequentazione del blog “il piccolo zaccheo” era quasi quotidiana. Oggi anche quello è un blog che manifesta aggiornamenti assai meno frequenti. L’ultimo aggiornamento  è dedicato in memoria ad un appartenente a questa “koinè” di cui parlavo prima, Valter Binaghi, recentemente scomparso. Il suo blog ed il mio sono stati a lungo “linkati”.(1)

waltTorno al dunque. Il Piccolo Zaccheo è Luigi Walt ed è un grande studioso di Scrittura e di San Paolo, ed ha pubblicato per la Morcelliana Editrice “Paolo e le parole di Gesù: Frammenti di un insegnamento orale”

L’indagine storica sul cristianesimo delle origini, soprattutto a partire dal Novecento, ha sostenuto in diverse occasioni l’ipotesi di una radicale discontinuità fra Gesù e Paolo. Ancora oggi, ci si interroga su quanto del messaggio originario di Gesù si sia conservato nella predicazione paolina, e su quanto debba essere valutato, invece, come il frutto delle personali elaborazioni dell’apostolo. Gli studiosi, finora, si sono principalmente preoccupati di individuare gli «elementi paolini in Paolo», senza considerare l’importanza di ciò che renderebbe l’apostolo meno originale ai nostri occhi: vale a dire la sua eventuale dipendenza da elementi pre-paolini, e, nello specifico, dalla multiforme tradizione delle parole di Gesù.” Leggi il resto della presentazione qui.

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iannaccHo invece conosciuto Mario Iannaccone su Facebook, da comuni amici che derivavano invece da quella “koinè blogghistica” cui ho sopra accennato. Lui scrive spesso su Avvenire. (2)

Per Lindau (editore torinese con sede peraltro molto vicina a casa mia), pubblica Cristiada. L’epopea dei cristeros in Messico”

La storia poco conosciuta delle persecuzioni subite dai cattolici messicani negli anni ’20 del 900 ad opera del governo messicano con a capo Plutarco Elias Calles, massone, che fece appunto una legge che rendeva di fatto illegale e perseguitava il culto cattolico. La cosa provocò la resistenza armata da parte dei cristiani messicani, che si opposero a questa feroce persecuzione combattendo. (3)

AGGIORNAMENTO:

La recensione del libro di Luigi Walt di Mario Iannaccone su Avvenire, qui.

NOTE

1) Il Blog di Valter era “Doctor Blue e Sister Robinia”, che egli stesso smantellò qualche mese prima di morire ed oggi è così. Abbiamo imparato, negli scorsi anni, che i blog non sono costruzioni permanenti, ma al massimo iceberg; o, se preferite, cose come le piante che ad un certo punto muoiono o vengono abbattute se non trapiantate (vedi ad es. bizblog e piccolo zaccheo d’annata, che erano blog di Splinder).

2) Le conoscenze su Facebook risultano meno amicizie di quelle che possono formarsi nei blog. Il social network è come un locale affollato, rumoroso, dove si formano capannelli di discussione ma prevale la velocità ed il casino. Ti puoi conoscere, non essere amico, funziona per le comunicazioni veloci. Il blog è invece questa “casa” (che poi è un albero, o un igloo su un iceberg, come abbiamo sopra detto) di qualcuno, per cui diventi, per la stessa natura del mezzo, davvero più amico.

3) Su questo fatto storico è stato anche, di recente, fatto un film con Andy Garcia, anche questo passato sotto silenzio (il che la dice lunga sulla potenza attuale delle “trombe massoniche” o comunque anticristiane).

Babbo d’Iddio

Ricordo che da piccolo, quando andavo in Sicilia, c’era qualcuno che fra gli altri insulti che si fanno i ragazzini, diceva  “babbu d’Iddiu”, intendendo per babbo una persona scema, non babbo alla toscana. In realtà ricordo che qualcuno diceva pure “babbillumpa”, un modo di dire che evidentemente aveva tratto da suo padre, perchè il significato di questa espressione, come mi spiegò un  colto amico di un mio cugino di Messina, era “scemo dell’U.N.PA”, ove l’UNPA era l’Unione Nazionale Protezione Antiaerea. In sostanza, babbillumpa era l’equivalente di “scemo di guerra”.

Babbo d’Iddio non la capivo nemmeno. Sembrava quasi una bestemmia, se non fosse stata riferita direttamente ad una persona:  “ma che dici, babbiddìu!?!” Oppure “quello è un babbo di Dio”. Poichè inoltre in qualche modo l’accezione comune del termine Dio era di “Essere supremo”, “Creatore”, Dio insomma, non riuscivo a capire come potesse essere attribuito a Dio un idiota. Facevo difficoltà a connettere i due termini: se è di Dio, com’è che è stupido?

E’ solo invecchiando che gente come me capisce questo termine. Oggi ho visto un babbo di Dio. Era un ragazzino che veramente ha l’aria di stupido, è molto probabilmente davvero stupido. Ma è reso luminoso e felice dalla sua fede gioconda. Ho pensato: quel ragazzino è davvero quel che si dice un babbo di Dio. Non è per me affatto un epiteto ingiurioso, anzi. Ciascuno di noi, su piani diversi, può sempre aspirare di esserlo.

Inganni del materialismo – animalismo

Mentre oggi mi aggiravo per una dichiarazione asseverata, nel cortile del Tribunale di Torino – ultima manifestazione architettonica della cosiddetta “prima repubblica” – rimuginando su un cantiere in cui ritengo che gli avvocati abbiano, con le loro maniere, fatto grippare tutto il congegno (alt … periodo troppo incasinato ..,) Mentre tutto questo, ho pensato quel che un certo materialismo animalismo, in voga dall’800, ci porta a pensare: che tutto l’apparato legale, la complesstà burocratica della nostra società non è altro che una trasposizione tecnica della lotta per la sopravvivenza animale, una sua continuazione con altri mezzi. E però, ho pensato che tale pensiero sia falso ed ingannevole.

E’ vero che ciascuno può comportarsi con il prossimo come un animale (1). Molti lo fanno. E’ vero che quando qualcuno lo fa, sei praticamente costretto a reagire allo stesso modo. E’ vero tutto questo. Ma in ogni caso, esiste una diversa qualità di comportamento; l’uomo può sempre scegliere, elevarsi da quella condizione. E non è un fatto tecnico (abbiamo detto implicitamente che i più sofisticati cavilli sono strumenti tecnici in mano alle fiere o al predato), è un fatto spirituale. L’uomo può sempre alzare la testa; interrompere – almeno al suo interno, ma con conseguenze sul suo comportamento successivo – questo flusso animalesco. Reagisci pure, non concedere,  (“non date le perle ai porci, nè le cose sante ai cani …”, o almeno più banalmente, non farti pecora col lupo), ma sappi alzare lo sguardo, la testa, lo spirito, anche durante la contesa.

La prima guerra di civiltà, che ci compete, è quella contro il materialismo animalismo, il darvinismo sociale ecc.

(1) c’è anche il concetto fuorviante che l’animale sia più “buono”, una sorta di estensione del concetto di “buon selvaggio”. E’ invece da dire che il comportamento animale è al di fuori – al di sotto, se vogliamo – del campo etico, del bene e del male. Un problema oggi è che certe persone non percepiscono alcuni comportamenti incivili come cattivi; si comportano appunto come animali, e ritengono di averne il diritto. D’altro canto, hanno dalla loro i “maestri del sospetto”, ossia la trichhemmuorti Marx Nietzsche Freud.

Neanche Salomone

Spesso mi sveglio di notte, con l’angoscia, il dubbio, di non riuscire ad andare avanti con la mia famiglia numerosa. E scopro che quasi tutti quelli che conosco, tranne i lavoratori dipendenti pubblici, fanno altrettanto.  I numerosi suicidi di gente di mezza età, senza lavoro e disperata, di cui si legge, diventano sono simili a noi in tutto per tutto ma non ce l’hanno fatta a reggere lo sconforto. Fratelli. L’uomo che impazzisce nella sede di quegli strozzini di Equitalia (Iniquitalia, dovrebbe chiamarsi) pure. Per fortuna non è successo nulla.

Ma, ma, ma, è in certi momenti che certe parole  ti ritornano in mente:

26 Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non contate voi forse più di loro? 27 E chi di voi, per quanto si dia da fare, può aggiungere un’ora sola alla sua vita? 28 E perché vi affannate per il vestito? Osservate come crescono i gigli del campo: non lavorano e non filano. 29 Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro.

in Matteo 6,25 – 34

metafisica delle immagini – Florenskij e le iconostasi

Piero della Francesca, Resurrezione di Cristo. Sansepolcro, affresco e tempera, 225 x 200 cm, 1463-65

E’ possibile assimilare l’immagine religiosa a quanto Pavel Florenskij scrisse delle iconostasi? Mi permetto in tal senso mettere il Piero della Francesca di Sansepolcro, così incorniciato come l’apertura di un porticato che segna il limen, e trascrivo un brano:

… l’iconostasi è il confine tra il mondo visibile e il mondo invisibile e costituisce questo schermo del santuario,  (…)

Data l’impotenza della vista spirituale degli oranti, la Chiesa, avendo cura di loro, è costretta a soccorrerne la debolezza spirituale: queste visioni celesti, chiare, serene, splendenti, essa segna, trascrive materialmente, ne coglie le tracce col colore. Questa gruccia della spiritualità, l’iconostasi materiale, non è che celi qualcosa ai fedeli – un qualche mistero interessante e arguto, come per ignoranza e amor proprio taluni hanno sostenuto, ma anzi addita ad esse, mezzi ciechi, il mistero del santuario, dischiude ad essi, storpi e sciancati, l’ingresso nell’altro mondo, a loro, chiusi nella loro indolenza, grida nelle sorde orecchie l’annuncio del Regno dei cieli, dopo che essi hanno mostrato d’essere inaccessibili ai discorsi fatti con voce normale. (…)

Rimuovete l’iconostasi materiale, e allora il santuario come tale svanisce del tutto dalla coscienza della moltitudine, si riassorbe nel muro maestro. L’iconostasi materiale non sostituisce l’iconostasi di vivi testimoni e non ne fa le veci, ma è soltanto un’allusione a loro, affinché l’attenzione degli oranti sia concentrata su di loro. (…) Parlando in modo figurato, la chiesa senza iconostasi materiale è separata dal santuario da un muro cieco; l’iconostasi in questo apre delle fineste, e attraverso ad esse vediamo, o almeno possiamo vedere, attraverso i vetri calare i vivi testimoni di Dio.

Pavel Florenskij, in Ikonostas, trad. italiana: Le Porte Regali – saggio sull’icona. Adelphi 1977