Mese: dicembre 2012

Oscar Niemeyer divide ancora

Stante il fatto che gran parte delle persone che scrivono d’architettura avevano già praticamente il coccodrillo per Niemeyer fatto da almeno una decina d’anni (io persino, avevo nel blog di Splinder oggi scomparso un post di auguri per i cento anni, che sarebbero bastate due aggiustatine e avrebbe funzionato), sono rimasto però un po’ stupito da alcune reazioni molto aspre.

C’è chi l’ha definito ieri il “Pol Pot della architettura”, mentre il prof. Muratore addirittura “architetto mai nato” in un aneddoticamente gustoso e per molti aspetti condivisibile “post”.

Si, Niemeyer non è certo esemplare nel modo d’operare come architetto. Eccesso di semplificazione, gestualità spesso autoreferenziale, e per di più ben poco “costruttiva” ma invece spesso di tipo decorativo tridimensionale posticcio (per dirla alla Bob Venturi, faceva quasi sempre  Paperi, ma di forme astratte).

Ma io dico “e allora?” Forse che qualcuno ha sofferto per questo? Il fatto è che aveva una mano felice, straordinariamente più felice della gran parte delle persone e dei suoi colleghi. Che le sue linee, comunque, erano piacevoli, dolci ma accattivanti. Che era simpatico, e ben invecchiato (trovo che le cose che diceva da vecchio fossero migliori). E quindi, per quanto mi riguarda, onore e grazie a Oscar Niemeyer!

Babbo d’Iddio

Ricordo che da piccolo, quando andavo in Sicilia, c’era qualcuno che fra gli altri insulti che si fanno i ragazzini, diceva  “babbu d’Iddiu”, intendendo per babbo una persona scema, non babbo alla toscana. In realtà ricordo che qualcuno diceva pure “babbillumpa”, un modo di dire che evidentemente aveva tratto da suo padre, perchè il significato di questa espressione, come mi spiegò un  colto amico di un mio cugino di Messina, era “scemo dell’U.N.PA”, ove l’UNPA era l’Unione Nazionale Protezione Antiaerea. In sostanza, babbillumpa era l’equivalente di “scemo di guerra”.

Babbo d’Iddio non la capivo nemmeno. Sembrava quasi una bestemmia, se non fosse stata riferita direttamente ad una persona:  “ma che dici, babbiddìu!?!” Oppure “quello è un babbo di Dio”. Poichè inoltre in qualche modo l’accezione comune del termine Dio era di “Essere supremo”, “Creatore”, Dio insomma, non riuscivo a capire come potesse essere attribuito a Dio un idiota. Facevo difficoltà a connettere i due termini: se è di Dio, com’è che è stupido?

E’ solo invecchiando che gente come me capisce questo termine. Oggi ho visto un babbo di Dio. Era un ragazzino che veramente ha l’aria di stupido, è molto probabilmente davvero stupido. Ma è reso luminoso e felice dalla sua fede gioconda. Ho pensato: quel ragazzino è davvero quel che si dice un babbo di Dio. Non è per me affatto un epiteto ingiurioso, anzi. Ciascuno di noi, su piani diversi, può sempre aspirare di esserlo.