Mese: gennaio 2016

Il vecchio rocker come un eroe di cartone

La moria di eroi della musica rock-pop, sul principio del 2016 è stata particolarmente intensa. Ma, a ben pensarci, non è così, e ci si dovrà far ben l’abitudine. Infatti il rock è fenomeno musicale giunto a maturazione quasi 50 anni fa, quindi gli eroi del rock anni 60-70 vanno inevitabilmente ad avere dai 70 agli 80 anni. E non erano pochi, dato che molti – quasi tutti direi – erano sopravvalutati, e nel periodo di massimo fulgore ci fu una copiosa produzione.

Il fatto è che quelli della mia generazione, che sono cresciuti negli anni 70, hanno vissuto i personaggi del grande rock (troppo grandi per essere fratelli maggiori, troppo giovani, o giovanilisti, per essere padri) come qualcosa di simile agli eroi dei fumetti: personaggi indissolubilmente legati alle loro maschere di successo, alle loro gesta filmate. E invece, non è così, ovviamente. Gente che invecchia e muore, come tutti. Perchè stupirsi?

4526449_6_2938_bryan-ferry-admire-une-certaine-fragilite-chez_3bd61610f26e22959e936a6d67bb1350In realtà possiamo vedere diverse tecniche delle rock star di superare la vecchiaia. Ricordo di aver letto una intervista di Brian Ferry, uno che invecchia molto bene, affermare che semplicemente, verso il 35 anni, decise che non sarebbe più invecchiato. Lui era favorito dal fatto che il suo look era già da gentleman quasi classico da lungo tempo, ma importante è anche utilizzare musicisti giovani sul palco, non i vecchi compagni d’arme, che poi sembra la banda dell’ospizio.

Non tutti purtroppo riescono nell’intento, e trucchi e chirurghi funzionano fino ad un certo punto: è triste ad esempio vedere un Joe Jackson assomigliare stranamente a Bugs Bunny o Lilly Gruber. Lemmy Kilmister, recentemente scomparso, llemmy-kilmister-dead-at-70-due-to-cancera pensava come Ferry, però sembrava invecchiato ben di più. Ma è lì che interviene il cartone animato, la maschera. Alla fine, ciò che lo caratterizzava era il personaggio: i favoriti, i cappelli, le uniformi, la birra, la moto, il “look” dell’eroe di cartone. Tale è di fatto la strategia delle altre rock star ancora sulla breccia, primi fra tutti gli Stones, rugosissimi ma fedeli, come sempre, alla loro linea, ai loro abiti, le loro mosse.

paul-kantnerMa comunque, prima o poi, arriva la morte, a dirci che non sono eroi di cartone. Ieri è stata la volta di Paul Kantner, che ai più non dirà nulla, ma fu invece il leader di un gruppo importante per il rock americano del periodo “vietnam”, i Jefferson Airplane. Leader sui generis: non protagonista. Non era cantante solista; non era un grande chitarrista. Il look non era molto caratterizzato, un po’ nerd, sembrava il protagonista di Fragole e Sangue, il film sulla contestazione degli universitari statunitensi. La sua attività poco rilevante direi da 30 anni a questa parte lo relegava ai suoi anni di gloria, per i quali era conosciuto: gli anni lisergici attorno al ’68 della west coast. Forse si era bruciato un po’ troppi neuroni, al tempo.

Mi piace mettere qui un documento abbastanza drammatico di quel periodo: i Jefferson al concerto di Altamont (ove morirono quattro persone, fra cui uno accoltellato dal servizio d’ordine degli Hell Angels, durante il set dei Rolling Stones). Tanta gente fusissima, probabilmente droga a fiumi e anche molta violenza. Un concerto organizzato malissimo, un disastro: si pensi solo al palco, da festa parrocchiale, in un concertone gratuito da mezzo milione di persone, pare.  Kantner, in canottiera rossa, dimostra la sua attitudine da leader dopo l’interruzione della musica, in cui prende la parola contro il servizio d’ordine, poi seguito dalla bella Grace Slick, la sua donna.

Riposa in pace Paul Kantner

 

 

 

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Le case del Piccolo Principe (film)

Il film d’animazione Il Piccolo Principe, attualmente secondo fra i film più visti nei cinema italiani, costituisce un nuovo capitolo di come gli autori dei film percepiscono l’architettura contemporanea.

Il resto del articoletto, qui

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fotogramma da Il Piccolo Principe attualmente nei cinema.

 

Sabato 16

Le scorie di cui liberarsi questo sabato sono pesanti. Metto allora una robina allegra, the Chichen. Come al solito, se vuoi leggere ascoltando quello che ascolto scrivendo clicca.

  1. La più pesante è quella dei fatti di Colonia, o meglio, quella dei presunti fatti. Non è infatti chiaro cosa sia realmente successo, ci sono dei “sentiti dire”, tante denunce di donne molestate (ma molte pervenute molti giorni dopo, e gli arresti solo per imputazione di furto, nessuno di molestie), nessun filmato comprovante (nonostante si viva nell’era del selfie e del video con lo smartphone). Però i commentatori, a partire dal “al mio via scatenate l’inferno” di Lucia Annunziata, non hanno avuto alcun dubbio nell’indicare i colpevoli, le cause sociologiche, i rimedi, in un coro tanto più netto, perentorio e asfissiante quanto poco chiari e netti erano stati i fatti. Cose tipo: il problema è che questi negher maomettani per di più sono selvaggi abituati ad ubriacarsi e poi fare bande tribali di violentatori di bianche, è uno scontro di civiltà con l’Islam ecc. ecc.  Il pezzo più terrificante, perchè apparso non su Libero, ma su la Stampa dal suo nuovo direttore, mi è parso quello di Maurizio Molinari.

In proposito, trovo meritevole e abbastanza riuscito lo sforzo dei Wu Ming di smontare tale scritto, e lo segnalo qui.

2) La morte di David Bowie. Ha avuto un notevole impatto in internet. La cosa, e il modo in cui ciò è avvenuto testimonia lo spessore di quest’uomo.

A parte i risvolti comici dei vari necrologi (il più buffo, quello dell’Eco di Bergamo che ha messo la foto di un suo imitatore, tal Capparoni, campione della trasmissione televisiva “tale e quale”) ha fatto anche un certo scalpore e/o ilarità, oltre, come al solito, l’ormai immancabile cinguettio del Cardinal Ravasi, il fatto che l’Osservatore Romano ne abbia tracciato un profilo piuttosto laudatorio, evidenziandone la non banalità, la serietà e perfino la sobrietà come cifra del suo lavoro, fatte salve le intemperanze iniziali, necessarie per sfondare. Lo trovo invece un giudizio acuto ed esatto. Però ciò non toglie che io sia turbato dal fatto che le voci cattoliche abbiano totalmente omesso, direi rimosso, il fatto che l’ultimo suo lavoro ha un sentore di satanismo di tale evidenza e pesantezza da non poter essere ignorato. E questo in un contesto complessivo dell’opera di Bowie non certo incorente con tale esito. Forse due paroline in proposito avrebbero dovuto essere dette, non alla maniera del frate che fa girare i dischi rock al contrario, però dette. E’ scritto che i cristiani debbano essere il sale del mondo, non la sua melassa a coprire tutto.

Resta il fatto che in questi giorni nessuno, mi pare, abbia fatto un bilancio di valore critico della sua opera. Dalla cecità dell’amorevole fan (non pochi), alla banalità e insipienza del commentatore d’occasione (tantissimi), al silenzio e astio del non ammiratore esplicito (pochi e denigrati) è mancata anche una sola voce competente ma con taglio critico di spessore adeguato per trattare tale opera effettivamente “mai banale”. Almeno fra quelle che ho letto.

In ogni caso RIP mr. Jones, e alla prossima

 

Inizio 2016

E’ un po’ un lungo sabato questo inizio d’anno, e rientra a buon diritto nei saturday soul surge, supersurge.

Oggi la musica proposta è suonata da un musicista che ho scoperto da poco, Nigel Hall di Portland trasferitosi a New Orleans. Non molto noto al grande pubblico, ma  ma secondo me molto bravo e che di recente ha fatto uscire il suo secondo album

Sento questo nuovo anno come necessariamente attivo, quasi violento, ricco di conflitti ma anche di amore.

dado-peintre-irene1) Mi è piaciuto moltissimo il primo episodio di Suite Francese di Irene Nemirowsky, una autrice di cui non avevo letto nulla e che trovo bravissima. Forse esagero, ma direi che mi ha riconciliato con la lettura e forse anche un po’ con la vita, con cui negli ultimi tempi ho un po’ fatto a pugni.

Vado a leggere il secondo episodio, e poi magari anche qualcos’altro di questa scrittrice, altra vittima dei nazisti ad Auschwitz.

 

logo2) Anno di guerra. L’ho deciso ieri, lanciando una piccola polemica riguardo ad una cosa che non mi è andata giù. Ho scritto su Facebook: “ Il nuovo logo dell’ordine degli architetti della provincia di Torino non mi piace affatto. E trovo molto fastidioso, per non dire inaccettabile, che si sia cambiato senza consultare minimamente gli iscritti, senza chiarezza sui costi dell’operazione, peraltro.

In un commento in calce ho citato, per farli accorrere, due consiglieri dell’ordine e l’autore del logo, miei amici di Facebook e con cui sono sempre stato in buoni rapporti. Non è ancora venuto nessuno di loro. Forse faranno come usa fare il “sistema Torino”:  ignorare le voci di dissenso; il dissenso non deve esistere; e se esiste bisogna far finta che non esista, mettere un bel nastro isolante attorno. Ma spero non lo facciano, perchè non glielo perdonerei.

Pietro Pagliardini mi ha scritto “Come inizio di guerra è un colpo col….fucile a tappi . Alza il tiro ad altezza d’uomo. Auguri di Buon Anno!

E va bè. E’ solo un inizio, mi devo sgranchire!