carlo susa

Lineamenti di una classificazione dei picchiatori mediatici

Prima di continuare, forse, “l’appassionante” excursus sul Pasolinismo, devo qui depositare il pensierino del sabato mattino. E siccome è sabato è un saturday soul surge che comprende l’ascolto. Oggi un vecchio pezzo che si intitola WAR che i miei amici musicanti vogliono suonare con me come cantante (si, canto quella roba, anche).

Il primo movimento di pensiero è questo. Il “caso Fedez”, il giovane rapper divenuto conosciuto al grande pubblico per la sua partecipazione a XFactor, che ha realizzato una sorta di inno del movimento 5 stelle, ma anche l’autentico linciaggio mediatico prima, durante e dopo le manifestazioni contro la legge Scalfarotto subito dalle cosiddette “sentinelle in piedi” rendono del tutto chiaro che una certa area PD è fortemente contraria al dissenso politico, in modo scorretto, da autentici picchiatori mediatici.

Il secondo movimento è che, quando si pensa ai picchiatori mediatici, si pensa – almeno, io penso – al “metodo Boffo”, a quelli del Giornale, di Libero ecc. E indubbiamente sono un riferimento per l’intimidazione via media. In realtà occorrebbe costruire una sorta di mappa, classificazione dei “picchiatori mediatici”.

I picchiatori tipo “metodo Boffo” sono un genere preciso. Si fruga nei panni sporchi dellla persona che si vuole distruggere, li si presenta in un certo modo, e si martella l’opinione pubblica. Roba anche falsa, tanto “qualcosa resterà”. Ma è tutto un gioco elitario, più simile alla violenza mafiosa che a quella di massa. Infatti a volte viene accennato a mo’ di avvertimento, un po’ come bruciare il negozio o danneggiare l’auto. Credo che sia un metodo derivato anche dai servizi di propaganda segreti di Stati.

I picchiatori democrat (per ora li chiamo così) hanno tutt’altro stile, e derivano non dalla violenza elitaria di estrazione mafiosa o servizi segreti, ma dalla violenza popolare di massa (manifestazioni, stadi di calcio; e lo squadrismo politico). Prevede la partecipazione attiva dei militanti. Oggi il militante non ha più la tessera, e va poco nelle piazze e nelle assemblee. Oggi il militante è sostanzialmente un “tifoso ideologico” che ha tempo da perdere nei social network, a postare commenti trolleschi ecc.  Credo che siano però falsamente “dal basso”, io li vedo pilotati, come automi.

Ad esempio, stranamente ho visto postare nei social network , pochi giorni prima della manifestazione delle sentinelle questo articolo , tutti con lo stesso commento CHE SCHIFO, PREGARE CONTRO. Non ha importanza che ciò sia palesemente falso (le sentinelle non pregano, leggono libri; e poi, non “contro i gay”, ma contro il progetto di legge Scalfarotto che a loro dire potrebbe limitare gravemente la libertà d’espressione (con tutti i giudici strani in circolazione, francamente la ritengo una ipotesi plausibile, quantomeno da tenere in considerazione).  Per la condotta durante e dopo quella manifestazione, l’unico intervento che mi pare equilibrato che ho letto è quello di Tosatti per la Stampa. Ma ancora di più il commento su Facebook di Carlo Susa che l’ha rilanciato, leggi qui . (e anche il giorno dopo sulla allucinante amaca di Michele Serra a riguardo, lo vedete nel suo profilo). Comunque alla tele ieri Crozza ha ribadito che la manifestazione delle sentinelle era contro i diritti dei gay. E se lo dice pure la televisione e Crozza allora non c’è dubbio, è vero.

Queste intimidazioni sono pesanti perchè agiscono sulle appartenenze sociali, sono in un certo senso razziste. Prendete me. Non ho nulla a che spartire politicamente e come gruppo sociale con i politici e i gruppo che hanno proposto “le sentinelle”. Ma oggi sono con loro: e non solo perchè ritengo che il diritto di manifestare sia fondamentale e inalienabile, in ogni caso. Ma perchè, grattata la scorza delle falsità con cui i media hanno rivestito la cosa, trovo che la loro battaglia contro la legge Scalfarotto si degna quantomeno di essere presa in considerazione civilmente e dialetticamente. Si discuta di questo. Eppure queste intimidazioni pesanti alla loro libertà di manifestare sono fatte anche per indurmi, nel mio gruppo sociale, a odiarli, a discriminarli. A non vederli come esseri umani, ma come nemici da eliminare, denigrare, odiare. Potrei avere conseguenze serie in termini di emarginazione, nella vita di tutti i giorni, a schierarmi pubblicamente con le sentinelle. E questo forse è ancora peggio che il “metodo Boffo”; ha conseguenze più devastanti per le persone, per la società.

Saturday Soul Surge

Buongiorno. Ecco le mie bofonchiature di sabato sulla settimana. Metto anche un brano musicale, se volete leggete quanto scrivo con la musica che scelgo io. Se no, potete o leggere e basta oppure andare via. Tertium non datur (non è vero, potete ascoltare il brano e non leggere … a parte il fatto che al terzo eravamo già arrivati). Io comunque scriverò con questo brano, che allora darà il titolo alla nuova rubrica settimanale: Saturday Soul Surge! uau!

a) Dunque, altra settimana di convulsioni giornalistiche. Diciamolo pure, il solito pollaio. Stavolta, a proposito della neve nelle città (e specie Roma), dove, devo essere sincero, non capisco il motivo del contendere e dell’offendere, e, altro dibbbattito, riguardo alla figlia del Ministro Fornero (ma parlando “gender” bisogna dire la Ministra Fornero? è una vecchi storia, che io tronco sempre pensando che ministra mi ricorda minestra e non va bene). La cosa potrebbe riverberarsi, non a torto, sulla questione delle università italiane e sulla loro gestione. Ma farlo bene vorrebbe dire essere ritornati ad essere un paese serio.

Non voglio naturalmente entrare in questo ginepraio. Dico solo un paio di cose che ho pensato e non mi pare siano state dette: 1) è triste e brutto un Paese in cui se uno diventa professore universitario da giovane, e con tante pubblicazioni, allora si dà per scontato che sia raccomandato. Cioè, è quasi peggio (rivela maggiore disonestà) accusare in modo indiscriminato di nepotismo che non fare alcuna obiezione. E comunque, che ci volete fà? Mi pare sia meglio che un Ministro abbia per figlio una come Silvia Deaglio piuttosto che uno come il Trota. Sono fatto all’antica, yeah. 2) In realtà questa questione nasconde, fuori di polemica, un fatto che forse nessun ’68 potrà mai eliminare: la cultura, il sapere, la sua trasmissione è un fatto profondo, che implica uno spessore, che implica fattori familiari e tradizioni. Salvo le eccezioni, che ci sono sempre state e continueranno sempre ad esserci, un giovane uomo o donna che cresce in un certo contesto di intellettualità sarà sempre più favorito, negli studi, di un altro cresciuto in un altro contesto di lavoro pratico. E’ così. Non vorrei con questo essere “classista”, ma meno sarà così, più ci sarà un rischio di riduzione culturale di fatto all’interno di una società.

b) tangente all’argomento precedente, vorrei esprimere qui il mio ODIO per le comunicazioni internet stile TWITTER. Tweteeer è oggi spinto dai giornali on line poco meno solo di Lady Gaga (la cantante che vanta il maggior pompaggio giornali della storia) , Tutti che parlano di tuitter, o com’è bello cinguettar, tutti oggi cinguettano questo o quell’altro. Io un po’ feisbucco, lo ammetto. Ed è con grande dolore che ho visto lì un Onorevole della Repubblica Italiana esprimersi nel giro di breve tempo con queste due cose che non sono più allocuzioni ma orribile linguaggio macchina :  #ff for Freedom in #Syria @SooriMadsoos @FreeSoria @DamascusTweets @RevolutionSyria @su oppure:  #FF russi @zafesova @McFau

Mi fa schifo. Mi fa schifo questa pseudo culturaccia di onorevoli e giornalisti cinguettanti il verbo dell’imperialismo americano della peggiore specie. Ohhhh!

c) tre link d’uscita, tangenti o no i discorsi di questi giorni.

Il primo riguarda il decreto liberalizzazioni in rapporto alla gestione del territorio, di Eddyburg (l’urbanista Edoardo Salzano), qui  Un riassunto per tutti qui

Il secondo, che ha avuto già un certo successo in rete, dal blog di Luca Sofri che non amo particolarmente ma l’articolo è carino e pertinente agli argomenti trattati. Qui

Il terzo, dulcis in fundo,  è un dialogo fra Luigi Codemo e Carlo Susa, in cui viene esaminata con accuratezza e acume  la questione dello spettacolo di Castellucci “Sul concetto di volto nel figlio di Dio”, da una prospettiva cattolica di notevole spessore culturale. Potete leggerlo o nel blog di Codemo, o in quello di Susa  Il tutto è nato da uno scambio di e-mail fra i due (che credo si siano conosciuti in rete, oltretutto). E’ la rete, bellezza! (è il bello della rete… altro che twitter!)