Mese: ottobre 2014

Azioni mutanti di Sergio Barboni

Vorrei sottoporre all’attenzione dei lettori di PresS/Tletter il lavoro di un artista di Torino: Sergio Barboni, un artefice di complessa definizione. Lo definirei uno scultore artigiano designer, ove queste componenti non risultano mai giustapposte ma costantemente fuse nelle sue realizzazioni. Non è un artigiano che cerca di nobilitarsi come scultore o come designer, né tantomeno un artista “borghese” che gioca a fare l’artigiano sporco di grasso. E’ solo il suo approccio nel realizzare oggetti, che è di tale natura ibrida.

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Lineamenti di una classificazione dei picchiatori mediatici

Prima di continuare, forse, “l’appassionante” excursus sul Pasolinismo, devo qui depositare il pensierino del sabato mattino. E siccome è sabato è un saturday soul surge che comprende l’ascolto. Oggi un vecchio pezzo che si intitola WAR che i miei amici musicanti vogliono suonare con me come cantante (si, canto quella roba, anche).

Il primo movimento di pensiero è questo. Il “caso Fedez”, il giovane rapper divenuto conosciuto al grande pubblico per la sua partecipazione a XFactor, che ha realizzato una sorta di inno del movimento 5 stelle, ma anche l’autentico linciaggio mediatico prima, durante e dopo le manifestazioni contro la legge Scalfarotto subito dalle cosiddette “sentinelle in piedi” rendono del tutto chiaro che una certa area PD è fortemente contraria al dissenso politico, in modo scorretto, da autentici picchiatori mediatici.

Il secondo movimento è che, quando si pensa ai picchiatori mediatici, si pensa – almeno, io penso – al “metodo Boffo”, a quelli del Giornale, di Libero ecc. E indubbiamente sono un riferimento per l’intimidazione via media. In realtà occorrebbe costruire una sorta di mappa, classificazione dei “picchiatori mediatici”.

I picchiatori tipo “metodo Boffo” sono un genere preciso. Si fruga nei panni sporchi dellla persona che si vuole distruggere, li si presenta in un certo modo, e si martella l’opinione pubblica. Roba anche falsa, tanto “qualcosa resterà”. Ma è tutto un gioco elitario, più simile alla violenza mafiosa che a quella di massa. Infatti a volte viene accennato a mo’ di avvertimento, un po’ come bruciare il negozio o danneggiare l’auto. Credo che sia un metodo derivato anche dai servizi di propaganda segreti di Stati.

I picchiatori democrat (per ora li chiamo così) hanno tutt’altro stile, e derivano non dalla violenza elitaria di estrazione mafiosa o servizi segreti, ma dalla violenza popolare di massa (manifestazioni, stadi di calcio; e lo squadrismo politico). Prevede la partecipazione attiva dei militanti. Oggi il militante non ha più la tessera, e va poco nelle piazze e nelle assemblee. Oggi il militante è sostanzialmente un “tifoso ideologico” che ha tempo da perdere nei social network, a postare commenti trolleschi ecc.  Credo che siano però falsamente “dal basso”, io li vedo pilotati, come automi.

Ad esempio, stranamente ho visto postare nei social network , pochi giorni prima della manifestazione delle sentinelle questo articolo , tutti con lo stesso commento CHE SCHIFO, PREGARE CONTRO. Non ha importanza che ciò sia palesemente falso (le sentinelle non pregano, leggono libri; e poi, non “contro i gay”, ma contro il progetto di legge Scalfarotto che a loro dire potrebbe limitare gravemente la libertà d’espressione (con tutti i giudici strani in circolazione, francamente la ritengo una ipotesi plausibile, quantomeno da tenere in considerazione).  Per la condotta durante e dopo quella manifestazione, l’unico intervento che mi pare equilibrato che ho letto è quello di Tosatti per la Stampa. Ma ancora di più il commento su Facebook di Carlo Susa che l’ha rilanciato, leggi qui . (e anche il giorno dopo sulla allucinante amaca di Michele Serra a riguardo, lo vedete nel suo profilo). Comunque alla tele ieri Crozza ha ribadito che la manifestazione delle sentinelle era contro i diritti dei gay. E se lo dice pure la televisione e Crozza allora non c’è dubbio, è vero.

Queste intimidazioni sono pesanti perchè agiscono sulle appartenenze sociali, sono in un certo senso razziste. Prendete me. Non ho nulla a che spartire politicamente e come gruppo sociale con i politici e i gruppo che hanno proposto “le sentinelle”. Ma oggi sono con loro: e non solo perchè ritengo che il diritto di manifestare sia fondamentale e inalienabile, in ogni caso. Ma perchè, grattata la scorza delle falsità con cui i media hanno rivestito la cosa, trovo che la loro battaglia contro la legge Scalfarotto si degna quantomeno di essere presa in considerazione civilmente e dialetticamente. Si discuta di questo. Eppure queste intimidazioni pesanti alla loro libertà di manifestare sono fatte anche per indurmi, nel mio gruppo sociale, a odiarli, a discriminarli. A non vederli come esseri umani, ma come nemici da eliminare, denigrare, odiare. Potrei avere conseguenze serie in termini di emarginazione, nella vita di tutti i giorni, a schierarmi pubblicamente con le sentinelle. E questo forse è ancora peggio che il “metodo Boffo”; ha conseguenze più devastanti per le persone, per la società.

Pasolini ecc. IV – Dopo la presunta scomparsa delle lucciole

segue da qui

La parte dell’articolo delle lucciole che riguarda il “dopo scomparsa” è senz’altro la più centrata e convincente. I vecchi “valori” (qui nuovamente con le virgolette da lui messe), vengono definitivamente soppiantati dai nuovi “valori” della società consumistica prodotta dal neo capitalismo. Questo potere impone alla gente tali valori in modo molto più potente e pervasivo che il vecchio potere (quale ad esempio il fascismo in senso stretto). In questo senso, il potere democristiano d’allora era già divenuto un potere vuoto, privo di senso e funzione (tralasciamo qui di riportare le idee di P. riguardo a tale vuoto di potere).  Pasolini esprime parole molto dure riguardo a questo “mutamento antropologico” in Italia; riporto qui le famose frasi : “Era impossibile che gli italiani reagissero peggio di così a tale trauma storico. Essi sono divenuti in pochi anni (specie nel centro sud) un popolo degenerato, ridicolo, mostruoso, criminale.”

Nel documentario La Forma della Città di cui abbiamo già parlato, perfetto parallelo filmico dell’articolo delle lucciole, Pasolini dichiara: “Il regime è un regime democratico, eccetera, eccetera, però quella acculturazione, quella omologazione che il fascismo non è riuscito assolutamente a ottenere, il potere di oggi, cioè il potere della società dei consumi, invece, riesce a ottenere perfettamente. […] Il vero fascismo è proprio questo potere della civiltà dei consumi che sta distruggendo l’Italia, e questa cosa è avvenuta talmente rapidamente che non ce ne siamo resi conto, è avvenuta in questi ultimi cinque, sei, sette, dieci anni… è stato una specie di incubo in cui abbiamo visto l’Italia intorno a noi distruggersi, sparire. Adesso, risvegliandoci, forse, da questo incubo, e guardandoci intorno, ci accorgiamo che non c’è più niente da fare”

(la trascrizione è tratta da qui )

Questo tema è peraltro ricorrente nell’ultimo Pasolini (è stato rilevato ad es. il riferimento ad un altro articolo degli scritti corsari, che riguarda la acculturazione e la televisione , vedi qui.

Vorrei chiudere questo discorso che ho incautamente aperto su Pasolini, in due direzioni:

1) una critica al suo assetto di pensiero per la duplice ragione di non aver sciolto le proprie contraddizioni interne, e di aver coltivato, forse non senza compiacimento, questo pesssimismo da un lato puramente estetico, dall’altro anche inesorabile, ineluttabile : “non c’è più niente da fare”. Che poi in fondo è un po’, con tutto il rispetto, da vecchio trombone che rimpiange i bei tempi andati in cui i fanciulli erano analfabeti e puri. Cosa che ha consentito che il suo pensiero venisse male utilizzato, vedi punto seguente.

2) il modo con cui l’opera e il pensiero di Pasolini siano stati utilizzati in modo pigro e come alibi dalla gran parte degli intellettuali italiani, ma forse sarebbe meglio dire dall’establishment culturale italiano. Esso ha canonizzato il Pasolini non per quello che lui avrebbe voluto essere, ma quello che purtroppo talvolta è stato suo malgrado: un decadente, un pessimista, un conservatore, nel migliore dei casi un Pascoli dei tempi moderni. Utile per la classe dirigente più retriva, quella borghesia che egli definiva “la più ignorante d’Europa”, che poteva così trincerare il suo conservatorismo bieco dietro il prestigio e l’impegno autentico di Pasolini, impossessandosene indebitamente.  La sua fine è stata proprio quella del corvo in uccellacci e uccellini, anche se a mangiarlo non sono stati Totò e Ninetto.

ma proverò a farlo alla prossima puntata