Mese: febbraio 2013

La città e la prosa poetica

Quel est celui de nous qui n’a pas, dans ses jours d’ambition, rêvé le miracle d’une prose poétique, musicale sans rythme et sans rime, assez souple et assez heurtée pour s’adapter aux mouvements lyriques de l’âme, aux ondulations de la rêverie, aux soubresauts de la conscience? C’est surtout de la fréquentation des villes énormes, c’est du croisement de leurs innombrables rapports que naît cet idéal obsédant. da Charles Baudelaire, Le Spleen de Paris, Préface.

(Chi di noi non ha sognato, nei suoi giorni di ambizione, il miracolo di una prosa poetica, musicale senza ritmo nè rima, abbastanza flessuosa e scolpita da adattarsi ai movimenti lirici dell’anima, alle ondulazioni del fantasticare, ai soprassalti della coscienza? È soprattutto dalla frequentazione delle città enormi, dall’incrocio dei loro innumerevoli rapporti, che nasce questo ideale ossessivo.)

(trovo geniale questo accostamento fra la “prosa poetica” e la frequentazione della grande città. Qualcosa che ho anche provato, un paio di volte, nei “miei giorni d’ambizione”;  ripubblicherò qui quelle volte, pezzi in precedenza pubblicati in precedenti blog ora scomparsi. Anche se anch’io, e a maggior ragione je m’aperçus que non seulement je restais bien loin de mon mystérieux et brillant modèle mais encore que je faisais quelque chose (si cela peut s’appeler quelque chose) de singulièrement différent …)

Il testo dello Spleen è preso da qui

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Errori (la furbizia del fotografo)

Andy Warhol: Penso che l’architettura e la fotografia siano le forme d’arte più notevoli dei nostri tempi. Quando parlo con i giovani, vogliono tutti fare gli architetti o i fotografi. O i modelli. Perchè non sei diventato architetto, Reinhart? O modello?

Reinhart Wolf: Perché sto meglio dall’altra parte della macchina fotografica, Andy. Mi dà una sensazione di controllo. E riguardo all’architettura ti dirò che non mi piacerebbe sopportare i miei errori vita natural durante. Se una foto non mi piace, la straccio; con una casa, che cosa potrei fare?

(tratto da una intervista di Andy Warhol a Reinhart Wolf, 30 aprile 1980; in New York)

Fotografia di Reinhart Wolf. Fuller Building (1928-29), 42 piani, 150 metri. Nello sfondo torre uffici della General Motors. Questa riproduzione è soprattutto insoddisfacente per i colori. Nel libro una luce mattutina fa splendere le dorature a coronamento dell’edificio, con un contrasto perfetto con l’azzurro freddo delle striscie di marmo della torre GM

Le conseguenze dei bei regali

Sergio a Natale mi ha regalato un libro con affetto. Sa – attraverso questo blog, non attraverso le nostre conversazioni nelle occasioni d’incontro sporadiche fra due fratelli, in cui parliamo di altre cose – che amo l’ottocento, che ambisco ad esserne esperto (non come ente definito … “l’ottocento”, che contiene in sè un giudizio implicito novecentesco, ma piuttosto come elemento storico ancora da interpretare).

E allora mi ha regalato la strenna più giusta per me , il nuovo libro di Philippe Daverio

Come tutti i libri che mi piacciono, lo leggo al cesso. Carl_Spitzweg_019Avevo cominciato a leggerlo in soggiorno, ma non funzionava. In soggiorno puoi leggere i libri da guardare e basta, o quelli da leggere e basta. Quelli da leggere e da vedere sono di più difficile lettura. A letto non puoi, a meno che non siano di formato piccolo, che notoriamente non funzionano tanto bene nei libri da guardare. Insomma, se ne scrivo qui è perchè me lo sono portato al cesso. Il professore con cui mi sono laureato mi ha raccontato di aver letto anche lui tantissimi libri lì, e in particolare l’estetica di Lukacs. (non so perchè mi ricordi – o lui mi abbia comunque raccontato – questo particolare).

Il bello dei ragionamenti di Daverio è che fluttuano di qua e di là, sempre in modo intelligente, amabile. Io in genere vado a cercarmi gli scogli, lui no, ma a parte tutto va bene ed è spesso anche molto istruttivo.

Ad esempio, beh, insomma, ma io un paio di pittori importanti dell’ottocento me li ero bevuti alla grande. Quello – fra coloro che ignoravo e che Daverio mette in evidenza – che trovo più interessante,  è CARL SPITZWEG (qui “linkato” in una voce wiki specialmente ricca).

Devo assolutamente studiarmelo, comprarmi un libro con le sue cose. E, a chiusura di questo scritto, mettere una immagine di una sua opera.

Deciso quale … qui a fianco!!