Mese: aprile 2016

Piccolo goebbels

Mi è sembrata surreale, a pochi istanti dall’inizio degli speciali elettorali riguardo al referendum, l’apparizione immediata di quell’ometto arrogante, con la sua vocetta querula e la sua eloquenza intessuta di luoghi comuni, demagogie, bugie, mezze verità, allusioni per esperti di intrighi di palazzo. Un linguaggio mistificatorio, inconsistente, viscido, comunque poco chiaro a dispetto della sua perentorietà, la sua impermeabilità a qualsiasi dialettica razionale.

Da giorni e giorni si sente dire che questo era un referendum contro Renzi. Io certo non non sono addentro ai meandri della politica, non leggo gli articoli di fondo, i retroscena di questa politica sempre più appannaggio dei soli partiti.

Ma davvero non riuscivo, e non riesco, a capire perchè. Secondo me non era affatto vero. Devo dire che di Renzi me ne fotto, e credo come me gran parte dei cittadini. Io in questi mesi ho sperato – come tutti o quasi, credo – che Renzi davvero potesse migliorare le cose. Lo abbiamo lasciato lavorare (anche se delude in continuazione). Ho studiato di che trattava il referendum, e ho deciso che sarei andato a votare. Basta.

E invece nei giorni scorsi, è cresciuta la marea di voci “virali” nei social network : “il referendum non è nient’altro che contro Renzi.” La scheda elettorale con il quesito contro renzi. Fedeli alla loro indole ovina, ecco gli italiani che pensano d’essere furbi, loro si che hanno capito, a ripetere: “è un referendum contro Renzi!” (sembra di vedere le sgomitate e le strizzate d’occhio).

Ora mi è del tutto chiaro che costui è peggio di Berlusca, di cui si diceva che avrebbe voluto avere le tette per fare l’annunciatrice in tv. Questo deve sempre mettersi in evidenza, sempre in mezzo alle palle, dire che è lui che fa. Se potesse, si prenderebbe il merito del sorgere del sole. Un aspirante ducetto, ridicolo oltretutto. Uno che fa figure di merda internazionali, ad esempio dicendo che il traforo del Gottardo l’ha fatto lui.

Non può tollerare che i cittadini decidano una questione razionalmente, in santa pace. Si, no, non voto. No, deve trasformarlo in un referendum su di sè, contando sul little help from his friends, il 30-35 per cento di qualunquisti cronici che non vanno mai a votare (e che probabilmente, sono effettivamente per lui, essendo gente contro la democrazia ed alla ricerca di un duce).

 

La solitudine dei decostruttivisti

A margine della scomparsa della Hadid è scaturito da discussioni in rete un interrogativo a cui cerco di dare risposta in questo scritto, su Amate l’architettura che è un blog di giovani architetti. (cosa che ahimè io non sono più; dico giovane).

ad.jpgIn questo scritto sostengo che :

a) il “decostruttivismo” in architettura è, come fenomeno generale, perlopiù una etichetta alla stregua di quelle discografiche promozionali di gruppi di musica pop; in essa pertanto vengono sussunti architetti che davvero decostruzionisti non sono (ad esempio, Zaha Hadid non lo era).

b) questo perchè la decostruzione in architettura, nel suo nocciolo autentico, è tentativo, più che altro teorico, compiuto da Eisenman con Derrida complice Tschumi, a metà anni ’80. Cerebrale, astruso, tutto novecentesco ed accademico, sostanzialmente una fine (del postmoderno) più che qualcosa di nuovo.

c) al di là di questa ambiguità di fondo, il decostruzionismo non diviene movimento culturale e artistico coeso perchè oggi le condizioni non consentono di farne. E soprattutto non lo consentono a chi ha finalità decostruzioniste.

L’articulett è qui, il titolo è loro.

Zaha was a center-forward.

Credo che, per spiegare ai non architetti chi sia stata Zaha Hadid non basti dire che fosse un architetto di grande talento, che fosse una donna cresciuta in un paese islamico eppure l’unica donna fra le attuali archistar di prima grandezza, una diva, la regina. Tutte cose vere, ma non sufficienti.
La cosa davvero rilevante mi pare un’altra. Zaha Hadid è stata come il centravanti di una squadra, la punta di diamante di un cambiamento radicale del modo di fare architettura. Cerco di spiegarmi.
Le opere di Zaha Hadid non sarebbero state realizzabili (e quindi di fatto non concepibili) senza, ad esempio, gli avanzamenti tecnici dei programmi di progettazione, dei nuovi modi di produzione con macchine a controllo numerico; lei è stata il primo architetto ad affermarsi integralmente in questa nuova fase, in cui il progetto di un edificio poteva essere sganciato non solo da tradizioni costruttive, ma persino da una concezione tettonica in genere, che viene posta in secondo piano rispetto ad una concezione spaziale aperta a forme un tempo riservate alle avanguardie figurative. In cui la soglia del possibile architettonico è stata portata avanti, e ha superato limiti finora stabiliti.
Ci sono stati in passato, certo, altri architetti di tal genere, ma rimasero nel novero dei visionari o tuttalpiù degli architetti eccentrici e di nicchia, non misero in piedi una struttura di centinaia di progettisti per la realizzazione di commesse di grandi opere in tutto il mondo. O anche altri architetti che hanno percorso con successo questa strada. Penso in particolare ad un’altra punta di questa “squadra”, F.O. Gehry. Ma per Gehry (di oltre 20 anni più anziano) quello fu un punto d’arrivo, per lei fu invece già l’inizio. E dall’inizio, un capostipite dallo stile inconfondibile.Ad assumere completamente questo mutamento poteva forse essere soltanto un outsider, una donna venuta da Baghdad. E il fatto di definire la sua architettura “vaginale” non è errato, così impostata su curve, anfratti, cavità, a differenza di tanta architettura fallica, tuttora dominante.
Zaha was a center forward. Ora la centravanti se n’è andata come un fulmine, com’era arrivata. Non sarà facile rimpiazzarla. Ma come tutti i campioni, finirà con l’essere ricordata anche dai tifosi delle squadre avversarie.

(scritto a caldo e ripreso in PresS/Tletter e Fulminiesaette )

allego video di presentazione del suo studio, del 2014.