satira

Tipi di ciclista urbano – Parentesi, il pedone.

Dopo aver scritto su alcuni tipi di ciclista qui, e qui, vorrei a questo punto fare una parentesi sul pedone in città. Il bello di queste categorie (il pedone, il ciclista, l’automobilista) consiste nel fatto che ciascuno di noi evidentemente vi appartiene solo in certi momenti, sicchè non esauriscono la nostra personalità. Dovrebbe essere così per qualsiasi cosa; invece ormai, complice, mi pare, un certo fanatismo specialistico di marca statunitense, si tende ad identificare la persona in base ad una sua caratteristica, a quel che fa; questo vale in particolare per le preferenze sessuali.

Il pedone in città, fatti salvi i luoghi in cui può imperare incontrastato (marciapiedi, isole pedonali, interno di centri commerciali, giardinetti), è ovviamente il più sfigato, il più debole soggetto urbano. Per questo il pedone medio odia le biciclette: perchè sporadicamente attraversano gli spazi in cui era padrone incontrastato : il marciapiede, il parco, ecc. Spesso c’è anche in lui un atteggiamento mentale un po’ fantozziano, da sindrome di Stoccolma, per cui alle automobili tutto è concesso, compreso parcheggiare sul marciapiede o sulle striscie, ma molto meno è ammesso per le biciclette. Movimento mentale analogo a quando in cortile qualcuno si lamenta dei bambini che giocano di pomeriggio facendo “rumore”, mentre sopporta in piena notte il rombo di automobili truccate o lo sferragliare del tram.

Questo tipo di pedone è quello che odio di più. Sai quelli che quando vai in auto li vedi tremare sul bordo del marciapiede, con le borse della spesa magari. Tu rallenti e ti fermi per farli passare. E loro non passano. Dopo qualche secondo e enormi gesti con cui li inviti a passare, finalmente si muovono. Lentamente, che avresti voglia di stirarli. Chissà, forse perchè ti disprezzano, in quanto automobilista buono, e perciò cattivo carnefice e meritevole di attendere i suoi porci comodi.

Non ho capito ben perchè, ma c’è anche il caso opposto. Sai il tizio che attraversa in diagonale, fuori dalle strisce. Magari con diagonali per cui praticamente fa centinaia di metri sulla carreggiata, negli ultimi tempi pure guardando il telefonino. E poi pure s’incazza perchè tu vuoi passare. Amico, sai com’è, questa è la strada, e i due marciapiedi a fianco sono belli vuoti. Scusa eh.

Perchè vedi, il mezzo – anche di trasporto – è il messaggio, ma uno stronzo è uno stronzo sia che vada a piedi, o in auto, o in bicicletta.

Ecco, probabilmente sono quegli stessi pedoni odiosi quelli che fanno casino coi ciclisti, quando, per ragioni particolari e in genere giustificatissime, passano dal marciapiede.

I cacasotto li vedi subito. Tu con la bici sei praticamente a passo d’uomo, dieci metri avanti al cacasotto che trema, che lo vedi nelle palle degli occhi. Ti porti tutto a destra, quasi al bordo che potresti persino cadere. E lui si butta tutto alla sua  sinistra, in rotta di collisione. Allora tu ti butti alla tua sinistra ma lui ti segue. Sembra una falena attirata dalla luce, o, meglio un marcatore di una squadra di calcio. Che se fingi d’andare da una parte e poi vai nell’altra lui mica si fa fregare. Però ora i metri che vi separano non sono più dieci, ma tre. Dopo un ultimo disperato tentativo sulla destra, nuovamente bloccato dal suo cambio di direzione, sei costretto a fermarti. E’ il momento preferito del soggetto: l’angolo dell’indignato, con cui rivestire dignitosamente la sua imbecillità, sempre per parafrasare McLuhan. E scatta la filippica che le biciclette non devono andare sul marciapiede, che lui ora chiama i vigili e ti fa dare la multa. Non ti resta, prima di riprendere la tua strada, che l’espressione più tipica dell’uomo che si muove in città, uno schietto e sonoro MA VAFFANCULO.

beh, per oggi basta. ciao

I dieci tipi di ciclista urbano (IIa puntata)

Premessa due: non vorrei che la parte prima (clicca qui per leggerla) abbia dato da pensare che io sia contro le biciclette in città, contro i ciclisti ecc. ecc. Al contrario! Secondo me – ora non sto scherzando – ce ne sono troppo poche, ci sono troppe auto. In città passare dall’uso dell’auto a quello della bici è un fatto di civiltà e di intelligenza. E’ come smettere di fumare.  Il fatto è che siamo un po’ neofiti. La bicicletta a volte non la usiamo bene. Ma anche, molti pedoni non hanno ancora capito bene cosa siano le biciclette: uno strumento di trasporto potentissimo e geniale niente affatto pericoloso per i pedoni. La promiscuità pedone-ciclista è possibile Ma siccome l’italiano medio o è un pedone o  automobilista che mai ha usato la bicicletta, non è ancora in grado di capire. E, diciamolo, alcuni ciclisti fanno di tutto per non aiutarli.

e passiamo dunque ai prossimi tipi

4 – Lo studente universitario. Non sono molto visibili, perchè vanno velocissimi. Inoltre, non sono mai fermi ai semafori perchè li passano come se non esistessero. Ma non da incoscienti. Calcolando perfettamente i tempi e le traiettorie dei veicoli in gioco. A volte li vedete qualche secondo quando – le rare volte che vanno in pista ciclabile – vi superano al volo  facendovi sentire vecchissimi. Dice, “per forza, chissà che biciclette che hanno!”  Manco per idea. Scassoni o malandatissime citybike comunali, alla schiena zaini talvolta pesanti, e qualcosa sul portapacco. Certo, mi sentirei tuttavia, dal basso della mia invidia, di suggerire talvolta un comportamento più sobrio. Cioè, passi andare contromano, passi saltare da strada a marciapiede schivando perfettamente pedoni in caso di ostacoli (automobili in senso contrario), passi fare tutto questo poco al di sotto del limite dei cinquanta, passi senza tenere il manubrio, passi anche fare tutto questo con la ragazza sulla canna della bici, ma far tutto questo leggendo libri o scrivendo con smartphone e-mail oppure anche la tesi di laurea mi pare davvero un po’ esagerato.

il tipo 4 è la positiva evoluzione del tipo 5, di cui ha scritto su Facebook Samanta Baldan a commento del link del primo episodio:

5 – Il fanciullo verga con la bici a scatto fisso.  Potenziale uligano su due ruote. Schiva i passanti, inforca le vecchie, skidda sui marciapiedi tra lo spregio degli astanti. Bici utilizzata: fixed customizzata a colori vivaci, con sella e ruote in tinta coordinata e manubrio bullhorn ( ottimo per incornare). Accessori: 4 o 5 catenacci antifurto.

ciao alla prossima. (continua)

I dieci tipi di ciclista urbano

Premessa – Più gli uomini utilizzano dispositivi meccanici, più si uniformano e sono tipizzabili. Un uomo in automobile tende ad avere una gamma di comportamenti piuttosto limitata, sicchè si potrebbe forse definire una tipologia minima dell’automobilista urbano in 4 o 5 macrotipi massimo. All’estremo opposto, le persone nei loro rapporti umani diretti, mediati al minimo da macchine, risultano meno facilmente tipizzabili, fino ad essere quasi individui singoli.

Il grande successo di ritorno della bicicletta come mezzo di trasporto urbano ha così spiazzato i linearisti dei processi storici: è una inversione di tendenza rispetto alla sempre crescente meccanizzazione e unificazione dei tipi e dei comportamenti umani.

Questo ci avvantaggia come blogger tipici, in quanto – per scrivere un articolo in internet non si può prescindere da “i dieci tipi” (sapete, no, cose del tipo “i dieci segreti per fare bene la pizza ca pummarola in goppa” ecc.) . Essendo la bicicletta “meno meccanica” della automobile, questo ci è dunque consentito in maniera meno forzata.

E dunque, ecco “i dieci tipi di ciclista urbano”

1 – Il ciclomilitante.

Il ciclomilitante è convinto, per il solo fatto di spostare il proprio culo in bicicletta, di essere un eroe, un benefattore, un combattente per un mondo migliore. Gran parte della sua condotta sulle strade urbane è pertanto volta, più che a spostarsi efficacemente, a generare fastidio al nemico, ossia agli automobilisti. Il ciclomilitante, quando vede un’auto dietro di sè, riduce il ritmo della pedalata fino a raggiungere il limite del surplace. Altri comportamenti tipici: qualsiasi infrazione possibile al codice della strada; preferibilmente andare contromano in discesa di notte vestiti di nero e privi di qualsiasi segnalazione luminosa (consuma energia, eccheccazzo), in strada anche se a lato vi è una comodissima pista ciclabile.  Bicicletta utilizzata : scassone costituito da pezzi vari di bici da strada o altro assemblati e riverniciati in autocostruzione, con sul retro targa “no oil”

2 – La signora milf or cougar

La signora ha una velocità assai simile al ciclomilitante con automobile sul retro. La differenza è che il ciclomilitante in assenza di auto ha una velocità normale, la signora no, perchè comunque va pianissimo. Il motivo è molto semplice: o sta guardando il telefonino, o qualche uomo, oppure porta a spasso il cane, oppure tutte e tre le cose contemporaneamente. La signora viaggia generalmente su pista ciclabile, intasandola e occupandola tutta compresa la corsia opposta, col cane e il suo guinzaglio. Bicicletta utilizzata: costosissima citybike nuova di pacca con sellino imbottito in pelle e gigantesco cestino davanti o dietro, regalata dal marito per levarsela dai coglioni almeno nella bella stagione. Perfette condizioni (pochissimi km).

3) La famiglia. A volte i componenti adulti di questo tipo sono ciclomilitanti che hanno fatto famiglia, ma più spesso sono automobilisti pentiti con figli piccoli a carico, comprese le borse d’ufficio ma soprattutto i giganteschi zaini degli scolari (in genere pezzi dai 2 ai 3 mc).  Il tipo si caratterizza anche per l’ipertrofia di accessori utilizzati: luci e rifrangenti di ogni sorta, campanelli e trombette, specchietti retrovisori, caschi, gomitiere e ginocchiere, occhiali, corazze.  La velocità è anche in questo caso modesta: quasi sempre sul marciapiede, a piedi; ma il carico è tale da non consentire velocità superiori a quelle podistiche. Considerando anche i tempi di preparazione al viaggio, è stato calcolato che il tempo di percorrenza fra casa e destinazioni è, per questo tipo di ciclista, fra le 1,5 e le 2 volte il tempo di percorrenza a piedi. Bicicletta utilizzata: Nel migliore dei casi hanno un solo porta enfant nella parte posteriore della bici, ma più spesso sperimentano spettacolari modelli innovativi (risciò, pluritandem, biciclette addizionate di collegamenti per biciclettine).

(continua qui)

il diritto all’inattualità + lo stronzaggine non è una questione di mezzo

Ormai scrivo quasi più soltato per PresS/Tletter. Non ho molto tempo e già una cadenza quattordicinale-settimanale può essere pesante per un sito comunque specializzato.

Il nuovo pezzo, che parla dell’opportunità, più che del diritto, di essere svincolati dalla attualità, e con tanto d’illustrazione – abbastanza impressionante – di Cronos tratta da Rubens è qui

Rubens_Crono divora Poseidone part

Mi piace però anche fare commentini finesettimanali di cronaca locale.

Questo fatto mi ha incuriosito.

Che dire, al di là di notare la fastidiosa definizione “ragazzo di 30 anni”? Certo la signora in Suv è la classica stronza. Però, non so perchè, ma mi immagino che il vicepresidente del BIKE PRIDE sia stato altrettanto stronzo, non consentendo dispettosamente alla sua simile in Suv di passare. Me lo immagino proprio, questo “ragazzo” di 30 anni attivista del bike pride, che, presumendo di essere il sale della terra, un benefattore, dato il suo spostarsi a pedali, pensare “io a questa stronza inquinatrice non la faccio passare … criminale … ahah, ficcatelo di dietro il tuo claxon, stronza … io sono qui in mezzo e non ti faccio passare … anzi, visto che ci sono, ed è una bella giornata, rallento … eheheh … io sono del bike pride, ecco …
Per evitare queste cose basta l’educazione e un po’ di buon senso. Mettersi nel panni del ciclista quando di va in auto e viceversa.

Controproducenti invece i classici rimedi del tecnoburocrate, sempre proposti (la mamma del tecnoburocrate è sempre incinta, la troia), quali più barriere, piste, leggi e divieti, che non fanno altro che aumentare il tasso di isteria e cattiveria delle persone, spesso alimentato dai vincoli e da una concezione totalmente normata – dai suddetti tecnoburocrati – dell’esistenza.

parlar chiaro e six memos

a) Ricevo da un amico dottore forestale

Per la serie “Parlar chiaro: al galoppo liberi e selvaggi nelle infinite praterie del lessico”,
inoltro quello che mi è arrivato da un collega, tratto dal “preambolo” (pre-embolo?) di un avviso per lavori pubblicato da un comune del Canavese (da leggere tutto di un fiato, con pieno rispetto della punteggiatura…) :

Questo comune dovendo procedere alla pulizia del terreno di recente acquisto nei pressi del cimitero e quello di proprieta’ comunale adiacente lo svincolo tra la strada provinciale per baldissero e la sottostanta strada a scorrimento veloce, si rende necessario il taglio di alcune piante che ivi trovansi; dato atto che i terreni di cui trattasi sono i seguenti: – f. xvii, mappali 4,5,8,9 e 14, esclusivamente il lato verso baldissero (nord); – f. xix, mappale 26  

b) prosegue la mia collaborazione con PresS/Tletter, ecco un pezzo da buon proposito inizio secolo (non lo sapevate? i secoli cominciano davvero dall’anno 14 di essi, vedi il 900 con il 1914, prima guerra mondiale.

Six memos for the next decade

Il cafone digitale

Negli anni scorsi la categoria del Troll venne alla ribalta. IlTroll è colui che disturba nei blog e nei forum, senza alcuna ragione. (voce Wiki qui  da cui traggo “Di norma l’obiettivo di un troll è far perdere la pazienza agli altri utenti, spingendoli a insultare e aggredire a loro volta (generando una flame war). Una tecnica comune del troll consiste nel prendere posizione in modo plateale, superficiale e arrogante su una questione vissuta come sensibile e già lungamente dibattuta degli altri membri della comunità  In altri casi, il troll interviene in modo apparentemente insensato o volutamente ingenuo, con lo scopo di irridere quegli utenti che, non capendone gli obiettivi, si sforzano di rispondere a tono ingenerando ulteriore discussione e senza giungere ad alcuna conclusione concreta.“)

Con il Troll, dotato di pseudonimo (nickname), l’unico rimedio era non “dargli da mangiare”, ossia ignorarlo, non rispondergli ecc.

Finita l’era dei blog e iniziata quella dei social network tipo Facebook, il troll – per sua natura anonimo o pseudonimo, cosa mal tollerate nei social – tende a scomparire.

Al suo posto, ecco apparire una nuova (si fa per dire) figura: il CAFONE DIGITALE. Ecco alcune caratteristiche che lo contraddistinguono:

1) Il cafone digitale è un vostro amico di vecchia data (tipo compagno di scuola o simile) che non è tuttavia un cafone fuori dalla rete (se no, l’avreste già segato prima o poi). Tuttavia una serie di frustrazioni lo obbligano allo sfogo digitale su di voi.

2) Il cafone digitale interviene SEMPRE e a SPROPOSITO sulle vostre espressioni web, con interventi a gamba tesa

3) il cafone digitale possiede un PENSIERO BINARIO. Il suo cervello lavora per coppie oppositive: bene/male, sinistra/destra, progressisti /conservatori, buoni/cattivi.  Le coppie sono in  genere molto grossolane, stereotipate e sostanzialmente inconsistenti. In sostanza, scatole vuote etichettate (dai mass media).

4) in conseguenza al punto precedente, egli non interviene confutando il vostro pensiero, ma semplicemente lo denigra associandolo arbitrariamente ad una categoria a lui invisa, e comunque generalmente odiosa. Ad esempio, se il cafone pensa d’essere progressista, vi darà del conservatore. Se invece si ritiene liberale, vi darà del comunista. (sono esempi reali, che mi sono accaduti… insomma, nel giro di pochi mesi sono sia conservatore che comunista, non che sia di per sè impossibile, ma certo non in Italia oggi).

5) conseguenza ulteriore. Il cafone digitale vi dà sempre del VOI. Ma non alla maniera fascista, ma perchè vi inscrive d’ufficio in una sua rozza categoria di pensiero binario (quella brutta, ovviamente). “Voi bigotti dovete sempre rompere con queste cose”. “Voi parlate per sentito dire”.

6) siccome le argomentazioni portate dal cafone sono nulle, non si può confutarle. Tuttavia, anche in considerazione del fatto che nei social è pieno di amici che leggono di nascosto, non vi va di essere presi a pesci in faccia dal cafone e rispondete. Ma questo impulso piccolo borghese è un grave errore che pagherete. Perchè:

7) il cafone digitale vuole sempre l’ultima parola. Quindi risponderà sempre a qualsiasi allocuzione voi poniate in risposta alle sue stronzate. Se gli rispondete “dai non ho voglia di discutere. Ciao” replicherebbe “ah, ecco che scappi. Scappate sempre, voi, quando venite colti in castagna” (o simili amenità).

Con il cafone digitale, non c’è altro che rifarsi ai detti dei vecchi saggi, “Desipere est juris gentium” (saggezza romana)  “sopportare le persone moleste” (sublime saggezza cristiana),  “dall’albero del silenzio pende il futto della pace” (saggezza araba riportata da A. Schopenauer)