Mese: giugno 2012

pagelle 2011-12 parte seconda

prima parte delle pagelle, qui

ALESSANDRO SALLUSTI. :  9. Senza Ritegno

Il 9 è dovuto al fatto che Sallusti, nel perfezionare, come quest’anno ha fatto, l’arte di scrivere titoli indecenti, da bar sport, senza ritegno insomma, è in realtà un perfetto uomo giornalista del suo tempo. Potrebbe fare ancora di meglio, certo. Ad esempio, titolare W LA FIGA un giorno in cui Mara Carfagna facesse qualche cosa di notevole (ed è questo l’unico motivo per cui purtroppo questo titolo non uscirà mai), oppure, in caso di vittoria del PD alle prossime elezioni, MERDE SIETE E MERDE RESTERETE. (non avrebbe poi tutti i torti, in fondo) Eccetera.

Ce lo immaginiamo perfettamente, il suo sforzo tutte le sere. “Dottore, è tardi, che titolo mettiamo in prima pagina?” gli chiedono da fuori dalla porta chiusa del suo studio. “Ancora un secondo“. Alessandro si spreme, e assume tutte le espressioni delle sculture di Franz Xaver Messerschmidt   e soprattutto questa.

E infine, l’idea brillante: “Culona, due spincioni di negro ti bastano o ne vuoi altri?!” (Facebook inondata dal titolo, postato da indignati) Gli etciù aashtag (salute, grazie) di twitter vanno in tilt per #culona spincioni negro.

ROCCO PAPALEO. 7 – Domestico. Come fai a dare un’insufficienza a uno che fa uno spot per l’Eni e riesce a farla apparire come una associazione di benefattori? Vero che non è nuovo a miracoli di questo genere. Ad esempio, a tratti aveva fatto sembrare il Festival di Sanremo la Fiera del Caciocavallo Podolico o dei Fagioli di Sarconi. Il che non è male davvero, detto senza ironia.

E quindi: “lo so che sei un poveraccio, e hai giusto i soldi per guardare la tele a casa questo fine settimana; passa a fare il pieno da Eni, offro io, e chi non fa il pieno con me, peste lo colga (ah, no, quello era un vecchio spot, anche demodè: una maledizione con la peste?). Tutto questo, mentre in pantofole, mutande e canottiera, fa colazione, con la barba da fare, grattandosi lo scroto, ecc.

2011-12: le pagelle

Un tempo mi veniva più facile scrivere pezzi satirici sulla attualità. Ora è più dura. Al di là di fattori personali (es. gli anni che passano, cosa non allegra … ), abbiamo che c’è la grisi. La fifa di non portare a casa la pagnotta, quando diviene concreta,  non  facilita lo sbertucciamento allegro di uomini pubblici (specialmente se non urlano cazzate – o, in alternativa, dicono educatamente cazzate –  come quelli che hanno governato l’Italia nel quasi ventennio della cosiddetta “seconda repubblica”).  Questi nuovi, i tecnici, le bastardate le fanno davvero: d’altronde, non sono stati votati e nessuno li voterà mai.

C’è anche un altro fattore: tutti fanno battute, più o meno le stesse e spesso cretine, a strascico della attualità secondo la precisa agenda dei media. I media, solo un idiota può non rendersi conto che sono precisamente orchestrati per intruppare la gente, o narcotizzarla. Esempio: per qualche mese Libia sempre in prima pagina. Morto Gheddafi, nuovamente hic sunt leones. Non c’è che la Siria. Stessa cosa, Fukshima. In campo nazionale, per qualche anno ci han fatto pensare che l’ombelico dell’Italia fosse la lotta fra Berlusconi e le istituzioni giudiziarie italiane. Ora invece si parla solo di spread, tassi, titoli BCE, o compaiono in prima pagina personaggi stranissimi tipo donne banchiere centroeuropee vestite da uomo a dirci come e se abbiamo ancora il diritto di campare noi mangiaspaghetti.  And ol vat giaasz.

E no, a questo giuoco al massacro, a fare il rivebero sciocco dei media al potere, non ci sto. Pretendo autonomia di tempi e modi della satira. Guai lasciarsi trascinare, come meduse, dalle onde e dalle correnti, dalla ultima allocuzione della Fornero o di Cassano. E allora, nei prossimi giorni, qui sui vostri monitor, continuerò questo post dando le pagelle ai vari personaggi pubblici che, in un modo o nell’altro, sono stati notevoli in questo anno di grande trasformazione : 2011-12. E’ un “post” aperto ai suggerimenti ed eventualmente a contributi letterari di chi passa di qua.

MARIO MONTI. 5,7 -Mappazza

Le voci del Padrone (Corriere, Repubblica, Stampa) ci hanno provato in tutti modi, e con grande intelligenza, per promuovere il personaggio.  Ma si tratta di una impresa non semplice, un po’ come fare la pubblicità a un clistere. Puoi dire che è funzionale, efficace, ben progettato, ma sempre un clistere è.

E’ esattamente quel tizio che, quando andate al mare, non scende mai in spiaggia. Tuttalpiù, resta a fare le parole incrociate al bar sopra, con la canottiera, pantaloncini e adidas con calzini ai piedi (fa molto podismo). A volte scende, così vestito, con rossori assortiti e orrendi nella cute bianchiccia. Dopo aver parlato 5 minuti della sua azienda, dei guai della casta e dell’amministrazione borbonica dell’Italia, con accento bauscia, ma niente affatto sgradevole e anzi intellettualmente stimolante, però con aria vagamente fra il compatito e il disgustato nei vostri confronti, se ne ritorna a complottare nell’ombra, come Gollum. Poco dopo, capisci che parlare con te era lo scotto per aver dovuto accordarsi con la moglie su chi dovesse fare la spesa.

Lo reincontrate il giorno della partenza, alla guida di una BMW blu scuro, enorme ultimo modello luccicante come se fosse appena uscita dalla fabbrica, coi sedili in vera pelle che emanano il caratteristico profumo di ricchezza insieme al vento fresco del condizionamento efficacissimo a 15°, mentre voi siete con una Multipla (quella con la pappagorgia) con la carrozzeria scrostata, sporca, puzzolente, piena di giocattoli, pupazzetti, vuoti di bibite, e coi sedili in tessuto con buchi di sigaretta e/o intrisi e chiazzati di vomito dei bambini (lui ha un solo figlio al college negli States), umida e tiepida.   Si fa offrire la granita, nonostante sia consapevole (voi non ancora) che durante le vacanze ha parlato malissimo di voi col vostro datore di lavoro, che vi licenzierà al ritorno su suo consiglio. Aveva un contratto di consulenza; e quando voi facevate gli imbecilli nel bagnasciuga, non faceva i cruciverba. Prendeva appunti molto accurati.

Andrea Pirlo – 7 e mezzo – la rivincita dei nerd

Diciamo la verità: Pirlo ha una faccia che non funziona. Sembra pure un po’ scemo. Non ha atteggiamenti da bullo. Parla poco. Se il pupone fa er cucchiaio i canti del gallo cedrone volano in cielo per mesi, schiere di donne si ditalizzano ecc. Se lo fa Pirlo sembra quasi non abbia fatto nulla. E così, il Milan, dopo tanti anni di buon servizio, lo ha scaricato come vecchia ferraglia ad una Juve disperata.  E’ bravo, lo sanno tutti, ma che se ne fa il circo mediatico delle mosche del calcio di uno così? Nemmeno i pubblicitari lo fanno funzionare (la volta che Sky lo travestì da santo pareva in vestaglia). E però, ragazzi, non è con la faccetta da mass media, ma con la bravura e la voglia di rivincita che puoi  trasformare una squadra da schifo quale la Juve 2010-11 in quello squadrone vincente di quest’anno. Per cui, amici, Pirlo va bene. Non mollate, fate come lui.

Bruno Vespa. S.V. Sempre a galla come …..

Senza voto. Come faccio a darglielo? E’ da almeno 6-7 anni che non riesco più a vedere la sua trasmissione per più di 10 secondi. Tutti passano, persino Andreotti, Berlusconi e D’Alema (anche se non ancora proprio del tutto), Bruno Vespa resta. Lui, la sua orrenda trasmissione (ma chi la vede? chi la può vedere, dopo tutti questi anni?)  con il terribile staccoo di via con vento all’ingresso degli ospiti e il “pliin” prima del servizio , e le sue orrende strenne natalizie, che vendono tanto solo perchè, verso Natale, c’è tanta gente che pensa “Questo mi sta sul cazzo. Gli regalo l’ultimo di Vespa”.

(continua)

E ancora sulla fotografia e i luoghi

Via Pietro Giuria, Torino.

Ecco di nuovo il “minareto” dell’istituto di anatomia, qui curiosamente interloquente con la Mole antonelliana, che si vede sullo sfondo. (chi sarà il muezzin che va sul balconcino, il preside che chiama in raccolta gli studenti?).

La fotografia non è sufficiente. L’occhio è sempre insuperabile. Che focalizza velocemente tanti particolari, mantenendo viva una “sottovista” di contesto; per tacer degli altri sensi che pure agiscono: odorato, soprattutto, ma anche udito e tatto. Quando, in giornate belle come ieri, passo da qui, vi assicuro che la Mole la vedo molto più grande di quel che non appare in questa foto. In inverno è ancora meglio (il massimo di Torino è nelle giornate invernali di sole, fredde e con poco smog a causa del vento del giorno prima; un po’ di odore di neve).

p.s. è forse per lo stesso motivo, di prevalenza del particolare, che Escher provò a disegnare questo (peraltro non soddisfacente, se il motivo era di rendere la vista discriminata umana)

 

Torino nizza-dante (due)

Torniamo a quell’ambito urbano di Torino, compreso fra via Nizza e il Valentino (est-ovest) e via Valperga Caluso-Corso Dante (un poco più in la di corso Dante, ma non proprio fino a Corso Bramante, che comincia ad essere un ambito diverso), di cui già abbiamo detto qui.

La zona, per nominarla, è ancora San Salvario. Basso San Salvario. Non ha esattamente i caratteri del San Salvario più vicino al centro, a Porta Nuova e corso Vittorio. Ad esempio, giù non ci sono più spazi urbani pensati come unitari (le piazze), che in qualche modo a San Salvario alto senti. E’ ibrido in questo,  già in parte come nel ‘900: gli unici spazi urbani diversi dai percorsi derivano da anomalie di tracciato che generano spazi residuali. Tipico nella sua accidentalità, lo spiazzo ad X che viene a formarsi dall’incrocio fra via Belfiore (parallela a via Nizza) e via Madama Cristina (che invece segue l’orientamento della Torino originaria, essendo la prosecuzione di via Accademia Albertina). Questa parte di città si costituì già soprattutto come fatto quantitativo, economico. Eppure, per inerzia, si continuò a “tramare” la città secondo tradizione: larghezze delle vie, allineamenti. L’allestimento del triangolino di risulta con tanto di monumento.

vista aerea dello “spazio ad x” dall’incrocio fra via Madama Cristina e via Belfiore.

vista generale dello spazio ad x intersezione via Madama Cristina via Belfiore.

Monumento massonico. Qui lo dico e qui lo nego, quasi tutta la celebrazione monumentale della Torino risorgimentale è massonica. In ogni caso, la massoneria è una chiave di lettura probabile per l’arte di quel tempo. Ecco il monumento a Felice Govean. Chi era costui? (e vai di wiki). Devo dire che il risalto percettivo di questo monumento in quello spazio casuale è assai meno forte che quello che si intuisce dalla foto sotto. I monumenti ottocenteschi sono fotogenici, e facili da fotografare. Derivano da bozzetti di disegno fatti con lo studio delle ombre, ben sbalzati. Il fatto è che, tuttavia, questi monumenti ottocenteschi sono un po’ sordi, funebri. L’oblio del celebrato (Govean) è direttamente proporzionale alla scarsa vibrazione profonda di questa arte, al suo essere come un soprammobile.

Il monumento nel lato largo dello spazio ad x (via Madama Cristina via Belfiore)

Dicevamo, città già quantitativa, moderna, e tuttavia, secondo tradizione. Si ma in modo sempre più debole. L’edificio tende ad essere, già, un individuo a sè, a presentarsi con il suo atteggiamento, il suo modo di vestire, a scalciare dietro l’allineamento, a reclamare la sua unicità. Eppure, i codici di questa transizione ci sfuggono, forse più ancora di quanto ci sfuggono quelli classici. Ad esempio, quale è stato il motivo per cui chi ha progettato l’Istituto in cui risiedeva Cesare Lombroso, e inaugurato due anni dopo la disfatta di Adua, ha sentito il bisogno di apporre una coppia di qualcosa di molto simile a minareti?

vista pomeridiana, vista d’epoca dello stesso lato (ma forse, dietro era ancora campagna) e vista aerea.

Qual è il reale significato (se c’era, se non era solo un gioco) dell’eclettismo di sapore orientalista? C’entrerà, di nuovo, la massoneria? Al di là di tutto, oggi apprezziamo molto che ancora disegnassero le cose con piacere e perizia. Oggi il disegno delle case è un lusso, a dispetto (o forse, a causa) della abnorme quantità di architetti sfornati dalle università italiane.

Un altro elemento enigmatico sono i contrasti di San Salvario, tutto. Questo contrasto è di vecchia data. Già rilevato, faccio una digressione letteraria, da Paolo Volponi nel suo Le mosche del Capitale (Einaudi, 1989), nella sua descrizione di “via dell’Orma” (ossia di via Ormea), parte prima, par.3, dopo l’iniziale notturno dalla collina torinese che parafrasa con un gioco un po’ ironico, mi pare, il famoso notturno di Alcmane. Questo mix di botteghe, negozi, uffici importanti (poco più in là c’erano gli uffici Fiat di corso Marconi, quelli dove stava la “testa”), giovani professionisti (allora si diceva yuppies, parola che Volponi rifiutò di scrivere), ma insieme gli studenti, la piccola borghesia, artigiani, prostitute (sempre stata una zona di prostituzione lungo le strade) e ancora fabbriche e operai, nonostante la delocalizzazione (poco più in fondo, c’è ancora La Microtecnica).

Pure questa “mixitè” (parola oggi molto apprezzata dagli addetti ai lavori) non era cercata, non ostentata, era solo in fondo il portato del fatto che la città moderna non era cresciuta in modo propriamente moderno, funzionalista (e pertanto, crebbe senza segregazione programmatica sociale, etnica e di attività).

dalla mia finestra, a sinistra. Nell’ingrandimento della foto, a destra, una delle prostitute che stazionano nel pomeriggio.

(continua)