Mese: marzo 2014

Elogio dei fake

Essendo questo un post della serie “saturday soul surge” è accompagnato da musichetta. La musichetta la ascolto mentre scrivo, se qualcuno legge la può ascoltare durante. Oggi un “Maybe i’m amazed”, un pezzo di P.Mc Cartney dedicato alla sua donna, qui fatto (meglio) dai Faces con Rod Stewart (il miglior truzzo della storia del rock) , il titolo si addice al tema

Dunque, nei giorni scorsi, ma da un po’ di tempo si parla spesso dei fake (d’ora in poi “falso” eccheddiamine parliamo italiano) che pullulano in rete, tipo quello della foto della Boschi alla firma con perizoma, rilanciato anche dai giornali esteri.

La questione meriterebbe anche analisi approfondite, interi trattati. Naturalmente qui sparo un paio di considerazioni generali.

I Fake fanno bene e io qui li elogio perchè:

1) abituano le persone a non fidarsi di quanto un mass media dichiara, presenta, proclama. Abituano le persone a “fare inchiesta”, verificare, incrociare fonti. Pena fare la figura dell’imbecille credulone. E così, le persone si affinano e si educano alla valutazione della fonte, fino forse ad arrivare non solo ad una valutazione binaria (vero/falso) ma addirittura sul piano retorico (una cosa non dice ma suggerisce, evidenzia un aspetto, ecc.), e se vogliamo dunque, arrivare ad un grado di verità secondo una logica fuzzy.

Visto che la scuola non lo fa, come sempre la strada, e qui si tratta di strade informatiche, è maestra di vita

2) Rivelano un aspetto di verità possibile. Se un falso è credibile, allora per certi versi rivela una estensione del reale che pure è reale, sia pure come immaginario.Queste estensioni immaginarie stanno sul piano del desiderio o sul piano del carattere effettivo nascosto del soggetto falsificato.

Non l’ho scritto benissimo. Riproviamo con un esempio, quello della Boschi, anche se atipico. Il falso non è molto credibile concettualmente, è solo un fotomontaggio fatto bene. E’ stato spesso rilanciato non tanto perchè qualcuno ci sia cascato, quanto perchè la Boschi, come oggetto del desiderio maschile, la si desiderebbe così. Tanto più che questo falso evoca un carattere effettivo potenziale di un altro soggetto falsificato: le Istituzioni dell’Italia. Se vedessimo una Boschi col perizoma per la strada, non significherebbe nulla. Ma vedendola alla firma della nascita del Governo, il perizoma significa perdita di autorevolezza, di forma, di serietà. Sfascio insomma. Ma è un significato estensivo che il reale aveva suggerito: i pantaloni blu elettrico, i tacchi, la mise insieme alla postura insomma della Boschi che esaltava il suo sedere, unite ad una scarsa credibilità accordabile alla politica italiana da anni, in un certo senso contenevano già la realtà del falso col perizoma.

3) di conseguenza, il falso, quando è ben fatto, ci aiuta a comprendere la  verità.

E d’altro canto, è proprio la famosa frase attribuita a Picasso (io di giorno mi scasso) , citato nel finale da Orson Welles nel suo ultimo film, forse il suo testamento artistico, F for Fake : L’arte è una menzogna che ci fa capire la verità

(vedi il finale del film da minuto 1.22.20 o anche tutto, anche con la musichetta di prima in sottofondo, che stride un po’ ma è proprio della stessa epoca, 1973, 40 anni fa)

 

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Noterelle su una intervista a W.Siti

duchamp_etant-donnes-ridA volte ci capita di leggere qualcosa che entra in risonanza ed amplia ciò che stiamo pensando. A me è capitato con una recente intervista allo scrittore Walter Siti, pubblicato nella rivista di cinema “Fata Morgana” e recentemente riportata in parte nella rivista culturale on line il lavoro culturale”.

E’ un’intervista che riguarda il “realismo”. Tutta mi è sembrata interessante, ma due soprattutto sono i suoi concetti lì esposti che intendo qui rimarcare, riverberabili su riflessioni sull’architettura; li espongo in ordine invertito rispetto a quello della intervista.

Il primo : “… quando, per la letteratura italiana, si è cominciato a parlare di neo-neorealismo (…) ci si riferiva per esempio ai noir, ai thriller, o a certe fiction televisive, che parlavano di mafia e camorra; in relazione cioè, a qualcosa che a me sembrava, al contrario, la negazione del realismo, perché per me la realtà, e di conseguenza il realismo, hanno a che fare con qualcosa verso cui la rappresentazione va a scontrarsi e che costituisce sempre qualcosa di imprevisto, una specie di sorpresa si potrebbe dire: qualcosa che rompe i codici precedenti, gli stereotipi. Al contrario, quelle forme di narrazione (…) lavorano con gli stereotipi e grazie a essi funzionano.”

E’ anche in questo senso che nel mio scritto precedentemente pubblicato qui mi appellavo al diritto d’essere inattuali. L’attualità, in un mondo dominato dai mezzi di comunicazione di massa, diviene matrice di stereotipi, una sorta di paraocchi che non ci consente di vedere il reale nella sua interezza.

…. Il seguito dello scritto, qui

il diritto all’inattualità + lo stronzaggine non è una questione di mezzo

Ormai scrivo quasi più soltato per PresS/Tletter. Non ho molto tempo e già una cadenza quattordicinale-settimanale può essere pesante per un sito comunque specializzato.

Il nuovo pezzo, che parla dell’opportunità, più che del diritto, di essere svincolati dalla attualità, e con tanto d’illustrazione – abbastanza impressionante – di Cronos tratta da Rubens è qui

Rubens_Crono divora Poseidone part

Mi piace però anche fare commentini finesettimanali di cronaca locale.

Questo fatto mi ha incuriosito.

Che dire, al di là di notare la fastidiosa definizione “ragazzo di 30 anni”? Certo la signora in Suv è la classica stronza. Però, non so perchè, ma mi immagino che il vicepresidente del BIKE PRIDE sia stato altrettanto stronzo, non consentendo dispettosamente alla sua simile in Suv di passare. Me lo immagino proprio, questo “ragazzo” di 30 anni attivista del bike pride, che, presumendo di essere il sale della terra, un benefattore, dato il suo spostarsi a pedali, pensare “io a questa stronza inquinatrice non la faccio passare … criminale … ahah, ficcatelo di dietro il tuo claxon, stronza … io sono qui in mezzo e non ti faccio passare … anzi, visto che ci sono, ed è una bella giornata, rallento … eheheh … io sono del bike pride, ecco …
Per evitare queste cose basta l’educazione e un po’ di buon senso. Mettersi nel panni del ciclista quando di va in auto e viceversa.

Controproducenti invece i classici rimedi del tecnoburocrate, sempre proposti (la mamma del tecnoburocrate è sempre incinta, la troia), quali più barriere, piste, leggi e divieti, che non fanno altro che aumentare il tasso di isteria e cattiveria delle persone, spesso alimentato dai vincoli e da una concezione totalmente normata – dai suddetti tecnoburocrati – dell’esistenza.