renzo piano

La dolce Educhessina è la giusta medicina

educhessina-copiaIl fuoco amico oggi si rivolge contro Marco Ermentini. Non contro il suo ultimo pezzo sulla scomparsa dell’architetto alla stregua delle lucciole, peraltro viziato da eccessivo ottimismo, ma alla sua più famosa e persistente invenzione teorica: la Timidina C, ripreso come concetto persino da Renzo Piano.

 

(il seguito, nel mio spazio “fuoco amico su PresS/Tletter,  qui 

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Periferie, bubboni e passato

Ritorna complice l’inverno la rubrica Saturday Soul Surge che per l’occasione torna anche musicalmente alle origini con un pezzo di Nat Adderley di stampo soul-gospel “Sermonette”.

Questo per via anche di uno dei temi che affronto. Se vuoi ascoltare oltre che leggere …

 

PARTE 1 – PERIFERIA FISICA E PERIFERIA ESISTENZIALE – Nei giorni successivi alla strage del Bataclan, i giornali sono tornati a parlare delle periferie, queste banlieues disfunzionali originate da idee lecorbusieriane che forniscono, pare, materiale umano per il terrorismo di matrice islamica. Questo modello di città assurdo e solo giustificato da impetuose crescite urbane novecentesche nelle città industriali, che la Città di Torino ha avuto l’idea geniale d’importare, con tanto di architetto francese, ormai nel nuovo secolo, a Spina 3 e 4.

E come da dieci anni a questa parte (la rivolta nelle banlieues, i meno giovani forse ricorderanno), i giornali chiedono “il parere dell’architetto”. E chi meglio di Renzo Piano, con tutto il suo innegabile charme e la sua nuova iniziativa G124?  Mentre, su questo tema, cercavo del materiale per arricchire qualche riflessione da postare in PresS/Tletter del buon Prestinenza (articolo uscito qui), mi sono imbattuto in una riflessione sul concetto di “periferia” che mi ha molto colpito, di Papa Bergoglio.

Ne riporto alcuni pezzi : “Quando parlo di periferia parlo di confini. Normalmente noi ci muoviamo in spazi che in un modo o nell’altro controlliamo. Questo è il centro. Nella misura in cui usciamo dal centro e ci allontaniamo da esso scopriamo più cose, e quando guardiamo al centro da queste nuove cose che abbiamo scoperto, da nuovi posti, da queste periferie, vediamo che la realtà è diversa. …. La realtà si vede meglio dalla periferia che dal centro. Compresa la realtà di una persona, la periferia esistenziale, o la realtà del suo pensiero.”

Questo mi sta dando da pensare. Perchè da un lato, relativizzando il concetto di “periferia” fa sì che tutto possa essere periferia di qualcos’altro; e dall’altro, legando il concetto di periferia unicamente al concetto di limite, afferma che è da quella posizione liminare, agli stati limite, che la realtà si vede meglio. Il pensiero dominante che non mi piace invece tende semplicemente ad espandere il proprio centro eliminando tutto il resto o rendendolo residuale, periferico.

(l’intervista completa di Papa Francesco è qui 

PARTE 2 -IL GRANDE BUBBONE

Abbastanza divertente la questione del bubbone Sony Uefa a Piazza Vittorio a Torino. (per chi non ne sa nulla, metto un link ad un articolo generale, un po’ “filogovernativo” , qui)

Personalmente non mi scandalizzo. Se una installazione è provvisoria e reversibile, entro certi limiti e  paga abbastanza, perchè no? Ecco però in questo caso i limiti si sono passati. A parte il fatto che voci di corridoio (che non ho verificato) mi dicono che si è fatta una delibera IN DEROGA e che quindi il discorso della falla nel regolamento non è vera, l’altezza è davvero esagerata. Cambia la figura della piazza. Non è più la grande piazza Vittorio a contenere uno stand. E’ lo stand, il grande bubbone, che diventa il protagonista. E comunque, meno di 5000 euri per una settimana di orrendo bubbone ai ricconi sony e uefa mi pare un po’ pochino, se a me levano la pelle quando casco nelle trappole di ztl a macchia leopardo o autovelox impossibili; o anche solo per campare, con tasse esiziali. Il solito atteggiamento di debolezza coi forti e inflessibile durezza e cattiveria nei confronti dei deboli. Insomma, “è il capitalismo, bellezza”.

Non mi stupisce nemmeno l’atteggiamento di chi fa il moderno “embè? e a me piace, e che, sei bacchettone? è come una installazione d’arte contemporanea!” Ecco, appunto.

epperfinire:

PARTE 3 – LA FRASE DELLA SETTIMANA

Stamattina, il mio amico Massimo Camasso su facebuk :

“Il passato è roba per ricchi”.

(in fondo vale non solo per le persone, ma anche per le città)

E mi pare che, casualmente ma non in modo insignificante, le tre parti siano collegate.

ciao

 

 

Le fallacie logiche, Ciribini e la riduzione bancaria del sapere

051…. mi è riapparso alla mente l’ing. Ciribini, esclamare, col tono perentorio e infastidito dell’anziano “LA SCUOLA  DOVREBBE SOLO INSEGNARE A RAGIONARE. RAGAZZI, DOVETE RAGIONARE! RAGIONARE!”

http://presstletter.com/2014/01/le-fallacie-logiche-ciribini-e-la-riduzione-bancaria-del-sapere-di-guido-aragona/

Nota di Renato Nicolini sulla cosiddetta “liberalizzazione delle professioni” nel campo delle costruzioni

“cartolina” di Renato Nicolini nel bollettino (chiamasi ora newsletter) di Luigi Prestinenza Puglisi, PresS/Tletter febbraio 2012.

Non basta la parola, ci vuole un progetto. C’è l’esempio della professione dell’architetto. Da un bel pezzo, tutto è in mano alle Società d’Ingegneria… L’architetto più famoso d’Italia, Renzo Piano, come professionista (se non sbaglio) è fallito, e opera come stipendiato della Renzo Piano Workshop Building… La trasformazione della professione dell’architetto in quella di lavoratore dipendente non ha portato ad un aumento della concorrenza e della capacità, al contrario… Ha favorito in modo evidente la finanziarizzazione del settore delle costruzioni, dove le capacità tecniche contano ormai molto meno della capacità di trovare credito e muoversi sul mercato… Per quanto riguarda lo sviluppo d’Italia, questa trasformazione ha piuttosto frenato che accelerato lo sviluppo… Ha favorito, infatti, la propensione alle Grandi Opere, dalla TAV in Val di Susa al Ponte di Messina. Le Grandi Opere, in astratto, veicolano come nessun altra cosa la circolazione del Capitale. A condizione, però, che siano opere fattibili. Dopo due decenni di provvedimenti tipo Leggi Obiettivo, equamente diffuse tanto presso Prodi che presso Berlusconi, anche i più testardi si stanno convincendo che le opposizioni di carattere ecologico o sociale non si cancellano per decreto legge. Mentre è evidente a tutti il carattere (basta un confronto superficiale con gli elaborati del concorso per il Ponte di Messina degli Anni Settanta, esposti recentemente al MAXXI) perlomeno approssimativo, a tirar via, dell’”esecutivo” per il Ponte di Messina… La deriva dei continenti, che allontana Calabria e Sicilia, non si sconfigge con le pecionate. Ma c’è di peggio. In Italia, non è la prima volta che lo scrivo, si avrebbe bisogno di una cultura delle Piccole Opere. Progetti di messa in sicurezza del patrimonio pubblico, cominciando dalle scuole; progetti di recupero urbano, ricostituendo una rete di spazi e percorsi pubblici nelle città; progetti di trasformazione dell’hinterland da terra di nessuno, della metropoli diffusa, in spazi dove si possa abitare; progetti di messa in sicurezza del territorio dissestato, minacciato da frane, smottamenti, allagamenti e fiumi di fango; progetti di restauro paesaggistico. Tutte cose per le quali una rete in concorrenza di studi professionali garantirebbe qualità molto più delle società d’ingegneria… E allora, professor Monti?

POSTCOMMENTO MIO

Mi è piaciuta la “cartolina” di Renato Nicolini. Perchè mi pare che sia uno dei pochi scritti che ho letto in questi giorni che non considera la parola “liberalizzazione” come una sorta di parola “mana”, un amuleto, una parola jolly, ma osserva chiaramente come, dietro a questo termine opaco, si nasconde null’altro che le ultime battute dello smantellamento della libera professione nel campo delle costruzioni, per lasciar posto alle società di capitali che organizzano la forza lavoro tecnica (ex professionisti) alla stregua di nuovi proletari (questo lo dico io). E, più in generale, una politica economica volta ad eliminare i lavoratori autonomi, e incrementare per quanto possibile i lavoratori dipendenti ma precari. Un salto indietro di 150 anni. Controriforme!

Trovo anche interessante il connettere queste dinamiche di struttura professionale alle opere. Le riforme volte a lasciare sul campo le grandi società di progettazione ed eliminare gli studi professionali, si lega alla scelta della “grande opera” contro le piccole opere diffuse. Ma questo va chiaramente in contraddizione con le REALI NECESSITA’ che si pongono nella gestione del territorio nel XXI secolo! Le grandi opere erano una cosa sensata nell’800 e nel ‘900, oggi le cose cambiano. Per cui, non solo questo schema mentale delle “liberalizzazioni” e delle “grandi opere” non è affatto ineluttabile, ma anche retrogrado e anacronistico, oltre ad essere socialmente deleterio.