Saturday Soul Surge

Nell’epoca della riproducibilità tecnica matura

Il pezzo del post precedente è ora su PresS/Tletter, ma con una sovrapposizione che ha implicato anche una modifica del titolo, che non mi convinceva. La sovrapposizione riguarda il pensare la questione dal punto di vista della tesi di Walter Benjamin riguardo alla “distruzione dell’aura” dell’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica.

(in realtà secondo me c’è una possibile sovrapposizione del discorso anche a riguardo della “fine della storia”, ma era questione un po’ difficile per me).

Per leggerlo clicca qui

E siccome è sabato, è anche un saturday soul surge.

Peter Gabriel , Shaking the Tree. E vale anche per l’otto marzo.

La città a Ferragosto

(saturday soul surge se vuoi clicca sul video musicale e poi leggi. Blues traveler. Bravissimi (l’armonicista in modo pazzesco) e un po’ sfighi di look, adatti al tema)

 

Non sono mai stato a ferragosto a Torino.

C’è una strana atmosfera. Città semideserta. Poche auto in circolazione, poche parcheggiate. Forse per questo le persone che restano riesci a guardarle meglio, si guardano fra loro con una specie di solidarietà. Molti sono andati in vacanza. Chi, ancor meglio, ci era già andato, è comunque via perchè in ogni caso è festa e ha dove andare.

Chi resta? Molti anziani. Fra i non anziani, forse chi ha un parente malato da assistere, chi ha avuto un contrattempo, un accidente. Chi è solo. Chi è povero. In proporzione ci sono molti più stranieri e gente di colore, a ferragosto. In certi quartieri, come a Barriera Milano, la cosa assume un aspetto notevole.

Trovo bellissima questa gente. Le donne a Torino sono mediamente più belle e desiderabili a Ferragosto che in ogni altro periodo dell’anno.

Le persone sembrano migliori, più belle. Come se fossero in certo qual modo accarezzate dal cielo. Ma forse sono sempre così, ero io che non c’ero e non me n’ero accorto.

 

 

Frammenti di un discorso internettiano

Nei social scripta volant, sono proprio parole. Nei blog volano pure, ma un po’ meno. Riporto qui un frammento, non senza mettere prima un po’ di musica come mia usanza di sabato.

Oggi, un pezzo dei Procol Harum, gruppo che conoscevo poco e sto scoprendo adesso per il loro gradevolissimo equilibrio di gusti musicali. Live di 10 anni fa che erano già vecchiotti, di un pezzo dal loro primo album del 1967

 

Donna di Torino che lavora nel campo dell’arte contemporanea (e pertanto ovviamente ingolfato di “radical chic”), Lisa P. ha postato il 15 giugno  questo sfogo :

non so voi ma io non vorrei più sentire pronunciare termini quali
innovazione, sviluppo, periferia, cultura, opportunità, bene comune, partecipazione, spazio pubblico, condivisione e anche ‘dal basso’ … se prima, il mio interlocutore non spende almeno 3 minuti del suo tempo per articolare in modo approfondito che cosa intende per… innovazione, sviluppo, periferia, cultura, opportunità, bene comune, partecipazione, spazio pubblico, condivisione… e anche ‘dal basso’.”

Naturalmente, dieci minuti di applausi e oltre 110 “mi piace” (su 1348 suoi amici, è una buonissima media; normalmente pubblica link a articoli culturali del suo campo, e/o che riguardano la sua associazione, raccogliendo da 3-4 a massimo 50-60 “mi piace”). Fra i suoi amici che conosco, vedo che hanno “mipiacciato” alcuni che mi pare facciano uso smodato di termini quali cultura, bene comune, partecipazione, condivisione dal basso ecc. ecc. ecc.

Io “mipiaccio” ma non sono poi soddisfatto. Smezzo in 4 risposte:

  • Parole “mana”‘ (Levi Strauss, non quello dei jeans:)
  • Secondo me bisogna spostare l’attenzione (e l’astio), più alla costruzione del discorso che al vocabolo. Le parole “mana”, nell’ambito di un dicorso pubblico, tendono ad esserci (secondo la moda). Ma è la costruzione del discorso l’elemento che a volte occorrerebbe smontare.
  • Voglio dire che preferisco un discorso sensato che utilizzi vocaboli amuleto in modo appropriato ad uno insensato o negativo che usi parole precise e molto concrete.
  • Comunque in genere nei discorsi dell’intellettuale contemporaneo si fa ricorso eccessivo a termini astratti (che talvolta, diventano “mana”). Bisognerebbe sforzarsi di utilizzare il più possibile termini non astratti, riferiti cioè a cose vere e proprie.

E comunque, verba volant, e comunque, vanità delle vanità, tutto è vanità.

 

Sabato 16

Le scorie di cui liberarsi questo sabato sono pesanti. Metto allora una robina allegra, the Chichen. Come al solito, se vuoi leggere ascoltando quello che ascolto scrivendo clicca.

  1. La più pesante è quella dei fatti di Colonia, o meglio, quella dei presunti fatti. Non è infatti chiaro cosa sia realmente successo, ci sono dei “sentiti dire”, tante denunce di donne molestate (ma molte pervenute molti giorni dopo, e gli arresti solo per imputazione di furto, nessuno di molestie), nessun filmato comprovante (nonostante si viva nell’era del selfie e del video con lo smartphone). Però i commentatori, a partire dal “al mio via scatenate l’inferno” di Lucia Annunziata, non hanno avuto alcun dubbio nell’indicare i colpevoli, le cause sociologiche, i rimedi, in un coro tanto più netto, perentorio e asfissiante quanto poco chiari e netti erano stati i fatti. Cose tipo: il problema è che questi negher maomettani per di più sono selvaggi abituati ad ubriacarsi e poi fare bande tribali di violentatori di bianche, è uno scontro di civiltà con l’Islam ecc. ecc.  Il pezzo più terrificante, perchè apparso non su Libero, ma su la Stampa dal suo nuovo direttore, mi è parso quello di Maurizio Molinari.

In proposito, trovo meritevole e abbastanza riuscito lo sforzo dei Wu Ming di smontare tale scritto, e lo segnalo qui.

2) La morte di David Bowie. Ha avuto un notevole impatto in internet. La cosa, e il modo in cui ciò è avvenuto testimonia lo spessore di quest’uomo.

A parte i risvolti comici dei vari necrologi (il più buffo, quello dell’Eco di Bergamo che ha messo la foto di un suo imitatore, tal Capparoni, campione della trasmissione televisiva “tale e quale”) ha fatto anche un certo scalpore e/o ilarità, oltre, come al solito, l’ormai immancabile cinguettio del Cardinal Ravasi, il fatto che l’Osservatore Romano ne abbia tracciato un profilo piuttosto laudatorio, evidenziandone la non banalità, la serietà e perfino la sobrietà come cifra del suo lavoro, fatte salve le intemperanze iniziali, necessarie per sfondare. Lo trovo invece un giudizio acuto ed esatto. Però ciò non toglie che io sia turbato dal fatto che le voci cattoliche abbiano totalmente omesso, direi rimosso, il fatto che l’ultimo suo lavoro ha un sentore di satanismo di tale evidenza e pesantezza da non poter essere ignorato. E questo in un contesto complessivo dell’opera di Bowie non certo incorente con tale esito. Forse due paroline in proposito avrebbero dovuto essere dette, non alla maniera del frate che fa girare i dischi rock al contrario, però dette. E’ scritto che i cristiani debbano essere il sale del mondo, non la sua melassa a coprire tutto.

Resta il fatto che in questi giorni nessuno, mi pare, abbia fatto un bilancio di valore critico della sua opera. Dalla cecità dell’amorevole fan (non pochi), alla banalità e insipienza del commentatore d’occasione (tantissimi), al silenzio e astio del non ammiratore esplicito (pochi e denigrati) è mancata anche una sola voce competente ma con taglio critico di spessore adeguato per trattare tale opera effettivamente “mai banale”. Almeno fra quelle che ho letto.

In ogni caso RIP mr. Jones, e alla prossima

 

Inizio 2016

E’ un po’ un lungo sabato questo inizio d’anno, e rientra a buon diritto nei saturday soul surge, supersurge.

Oggi la musica proposta è suonata da un musicista che ho scoperto da poco, Nigel Hall di Portland trasferitosi a New Orleans. Non molto noto al grande pubblico, ma  ma secondo me molto bravo e che di recente ha fatto uscire il suo secondo album

Sento questo nuovo anno come necessariamente attivo, quasi violento, ricco di conflitti ma anche di amore.

dado-peintre-irene1) Mi è piaciuto moltissimo il primo episodio di Suite Francese di Irene Nemirowsky, una autrice di cui non avevo letto nulla e che trovo bravissima. Forse esagero, ma direi che mi ha riconciliato con la lettura e forse anche un po’ con la vita, con cui negli ultimi tempi ho un po’ fatto a pugni.

Vado a leggere il secondo episodio, e poi magari anche qualcos’altro di questa scrittrice, altra vittima dei nazisti ad Auschwitz.

 

logo2) Anno di guerra. L’ho deciso ieri, lanciando una piccola polemica riguardo ad una cosa che non mi è andata giù. Ho scritto su Facebook: “ Il nuovo logo dell’ordine degli architetti della provincia di Torino non mi piace affatto. E trovo molto fastidioso, per non dire inaccettabile, che si sia cambiato senza consultare minimamente gli iscritti, senza chiarezza sui costi dell’operazione, peraltro.

In un commento in calce ho citato, per farli accorrere, due consiglieri dell’ordine e l’autore del logo, miei amici di Facebook e con cui sono sempre stato in buoni rapporti. Non è ancora venuto nessuno di loro. Forse faranno come usa fare il “sistema Torino”:  ignorare le voci di dissenso; il dissenso non deve esistere; e se esiste bisogna far finta che non esista, mettere un bel nastro isolante attorno. Ma spero non lo facciano, perchè non glielo perdonerei.

Pietro Pagliardini mi ha scritto “Come inizio di guerra è un colpo col….fucile a tappi . Alza il tiro ad altezza d’uomo. Auguri di Buon Anno!

E va bè. E’ solo un inizio, mi devo sgranchire!

 

 

Periferie, bubboni e passato

Ritorna complice l’inverno la rubrica Saturday Soul Surge che per l’occasione torna anche musicalmente alle origini con un pezzo di Nat Adderley di stampo soul-gospel “Sermonette”.

Questo per via anche di uno dei temi che affronto. Se vuoi ascoltare oltre che leggere …

 

PARTE 1 – PERIFERIA FISICA E PERIFERIA ESISTENZIALE – Nei giorni successivi alla strage del Bataclan, i giornali sono tornati a parlare delle periferie, queste banlieues disfunzionali originate da idee lecorbusieriane che forniscono, pare, materiale umano per il terrorismo di matrice islamica. Questo modello di città assurdo e solo giustificato da impetuose crescite urbane novecentesche nelle città industriali, che la Città di Torino ha avuto l’idea geniale d’importare, con tanto di architetto francese, ormai nel nuovo secolo, a Spina 3 e 4.

E come da dieci anni a questa parte (la rivolta nelle banlieues, i meno giovani forse ricorderanno), i giornali chiedono “il parere dell’architetto”. E chi meglio di Renzo Piano, con tutto il suo innegabile charme e la sua nuova iniziativa G124?  Mentre, su questo tema, cercavo del materiale per arricchire qualche riflessione da postare in PresS/Tletter del buon Prestinenza (articolo uscito qui), mi sono imbattuto in una riflessione sul concetto di “periferia” che mi ha molto colpito, di Papa Bergoglio.

Ne riporto alcuni pezzi : “Quando parlo di periferia parlo di confini. Normalmente noi ci muoviamo in spazi che in un modo o nell’altro controlliamo. Questo è il centro. Nella misura in cui usciamo dal centro e ci allontaniamo da esso scopriamo più cose, e quando guardiamo al centro da queste nuove cose che abbiamo scoperto, da nuovi posti, da queste periferie, vediamo che la realtà è diversa. …. La realtà si vede meglio dalla periferia che dal centro. Compresa la realtà di una persona, la periferia esistenziale, o la realtà del suo pensiero.”

Questo mi sta dando da pensare. Perchè da un lato, relativizzando il concetto di “periferia” fa sì che tutto possa essere periferia di qualcos’altro; e dall’altro, legando il concetto di periferia unicamente al concetto di limite, afferma che è da quella posizione liminare, agli stati limite, che la realtà si vede meglio. Il pensiero dominante che non mi piace invece tende semplicemente ad espandere il proprio centro eliminando tutto il resto o rendendolo residuale, periferico.

(l’intervista completa di Papa Francesco è qui 

PARTE 2 -IL GRANDE BUBBONE

Abbastanza divertente la questione del bubbone Sony Uefa a Piazza Vittorio a Torino. (per chi non ne sa nulla, metto un link ad un articolo generale, un po’ “filogovernativo” , qui)

Personalmente non mi scandalizzo. Se una installazione è provvisoria e reversibile, entro certi limiti e  paga abbastanza, perchè no? Ecco però in questo caso i limiti si sono passati. A parte il fatto che voci di corridoio (che non ho verificato) mi dicono che si è fatta una delibera IN DEROGA e che quindi il discorso della falla nel regolamento non è vera, l’altezza è davvero esagerata. Cambia la figura della piazza. Non è più la grande piazza Vittorio a contenere uno stand. E’ lo stand, il grande bubbone, che diventa il protagonista. E comunque, meno di 5000 euri per una settimana di orrendo bubbone ai ricconi sony e uefa mi pare un po’ pochino, se a me levano la pelle quando casco nelle trappole di ztl a macchia leopardo o autovelox impossibili; o anche solo per campare, con tasse esiziali. Il solito atteggiamento di debolezza coi forti e inflessibile durezza e cattiveria nei confronti dei deboli. Insomma, “è il capitalismo, bellezza”.

Non mi stupisce nemmeno l’atteggiamento di chi fa il moderno “embè? e a me piace, e che, sei bacchettone? è come una installazione d’arte contemporanea!” Ecco, appunto.

epperfinire:

PARTE 3 – LA FRASE DELLA SETTIMANA

Stamattina, il mio amico Massimo Camasso su facebuk :

“Il passato è roba per ricchi”.

(in fondo vale non solo per le persone, ma anche per le città)

E mi pare che, casualmente ma non in modo insignificante, le tre parti siano collegate.

ciao

 

 

Febbraio, grigio, vagone di Levi, docce al colonnato

1) Ho capito perché il carnevale è a febbraio. E’ un mese talmente grigio che richiede un sovvertimento carnascialesco, che stimoli colore. Logicamente: fine inverno, anche le più ostinate sopravvivenze della precedente fioritura sono ormai morte, e non si vede la nuova.

Essendo un post “saturday soul surge” dovrei mettere qualcosa di musicale, e sono tentato di mettere dunque “fade to gray” dei Visage, dato che in questi giorni, mi dicono i commemoratori scelti dei social network, è morto il suo cantante. Un successo new wave del 1982. Ma mi deprimeva allora, ed anche oggi.

A me piace la “musica di negri”, e ne approfitto allora per onorare la morte di Clark Terry (St. Louis 14 dicembre 1920 – 21 febbraio 2015).  Il suo più famoso “hit”, basato su borborigmi ideato molto prima di prisencolinencinanciusol, ed eseguito ad 81 anni in compagnia di una grandissima Aretha Franklin, con un gruppo grandioso di contorno. Clicca e se vuoi continua a leggere.

2) Forse esiste un nesso fra la questione del “vagone ferroviario di Primo Levi” e quello delle docce installate, per volere di Papa Francesco, sotto il Colonnato di San Pietro. Il nesso è la volontà di utilizzare pienamente i bellissimi spazi spazi realizzati nell’età aristocratica europea, anche in modo dissonante, includendo in essi elementi miseri, della realtà concreta umile, brutta, di tutti i giorni.

2a) Il senso dell’operazione vaticana è in prima battuta diretto, pratico. Molti hanno criticato la cosa, chiedendosi se fosse proprio necessario soddisfare esigenze pratiche proprio lì, contaminando la bellezza e la maestà del colonnato. Ma il confinare tali servizi in altri luoghi significherebbe un allontanamento, una deportazione, sia pure temporanea, del povero, di chi ne ha bisogno, il che è in contrasto pure con la forma simbolica di accoglienza del colonnato di S.Pietro. Certo, il grandioso porticato triplo berniniano nasce consapevolmente come “fabbrica non necessaria“, esclusivamente “pompa e ornato“.  E proprio per questo possiamo intuire il grande valore di questa scelta che va in contrasto con una concezione grettamente borghese per cui al povero – cui competerebbero solo ambiti segregati alla vista dei benestanti benpensanti  – debba essere negato il contatto con il bello, e con il bello inutile. Questa dotazione voluta da Francesco, in realtà discreta e poco clamorosa (da quanto posso capire dalle foto, non ci sono ancora stato) consente una piena accoglienza, in dignità e pulizia, anche dei meno abbienti. Consentire loro non solo il necessario. E questo lo trovo oltre che giusto, bello.

2b) La questione del “vagone di Primo Levi”, in Piazza Castello a Torino, presenta elementi peculiari che la rendono, imprevedibilmente, un caso interessante più per i risvolti della vicenda che per l’opera in sè, che in fondo è un semplice posizionamento, all’angolo della piazza principale di Torino, di un vagone merci d’epoca del tipo di quelli utilizzati per deportare gli ebrei ai campi di concentramento durante la guerra, con funzione di segnalazione di una mostra su Primo Levi nel contiguo Palazzo Madama (con inaugurazione in concomitanza con la “giornata della memoria”, a cui Primo Levi com’è noto viene spesso associato.) Il soprintendente Luca Rinaldi in un primo tempo acconsentì l’installazione per 15 giorni, ma dando diniego alla sua installazione fino ad aprile, per tutta la durata della mostra. Le motivazioni del diniego sono esposte in questa intervista. Il diniego ha provocato la reazione di numerosi politici ed infine del Ministro Francheschini, che è intervenuto personalmente e ha fatto fare marcia indietro a Rinaldi, il quale ha in seguito dato l’approvazione. Se devo dirla tutta, nonostante nel merito non condivida le motivazioni di Rinaldi, dopo le levate di scudi dei politici, tronfie nei toni e stupide nelle motivazioni, ha cominciato ad essermi simpatico, come tutti quelli che finiscono all’angolo. E ho cominciato a comprenderne le ragioni. Parlando con gli amici, dissi: “si è messo contro la sacralizzazione della Shoah. Non vorrei dirlo, ma credo abbia le ore contate.” Infatti è dell’altro ieri la notizia del suo trasferimento, evidentemente punitivo essendo specificato, nel comunicato «in un luogo diverso dalle destinazioni da lui richieste». Ma i bene informati dicono, contrariamente a quanto suggerito dall’articolo che ho “linkato”, che in realtà il trasferimento non sia dovuto a questo fatto, che questo sia soltanto un pretesto. Rinaldi infatti è sempre stato un personaggio scomodo. Vicino al mondo ambientalista, ha già subito trasferimenti discussi.  Ed ha preso, in due anni, parecchi provvedimenti “disturbanti”. Ad esempio ha fatto penare per l’installazione della ruota panoramica al Valentino, ottenendone la riduzione di dimensioni, e non ha concesso l’autorizzazione a realizzare un ascensore panoramico e un ristorante sulla Torre Littoria,  sempre a Piazza Castello. Bè, sono stufo e confuso. Non faccio la chiusa di commento. Vi lascio una immagine che avevo scansionato ad hoc dal libro di Borsi su Bernini architetto, di un disegno di Carlo Fontana con sezioni e particolari del colonnato di S. Pietro. Alla prossima. Image