spleen urbano

La città a Ferragosto

(saturday soul surge se vuoi clicca sul video musicale e poi leggi. Blues traveler. Bravissimi (l’armonicista in modo pazzesco) e un po’ sfighi di look, adatti al tema)

 

Non sono mai stato a ferragosto a Torino.

C’è una strana atmosfera. Città semideserta. Poche auto in circolazione, poche parcheggiate. Forse per questo le persone che restano riesci a guardarle meglio, si guardano fra loro con una specie di solidarietà. Molti sono andati in vacanza. Chi, ancor meglio, ci era già andato, è comunque via perchè in ogni caso è festa e ha dove andare.

Chi resta? Molti anziani. Fra i non anziani, forse chi ha un parente malato da assistere, chi ha avuto un contrattempo, un accidente. Chi è solo. Chi è povero. In proporzione ci sono molti più stranieri e gente di colore, a ferragosto. In certi quartieri, come a Barriera Milano, la cosa assume un aspetto notevole.

Trovo bellissima questa gente. Le donne a Torino sono mediamente più belle e desiderabili a Ferragosto che in ogni altro periodo dell’anno.

Le persone sembrano migliori, più belle. Come se fossero in certo qual modo accarezzate dal cielo. Ma forse sono sempre così, ero io che non c’ero e non me n’ero accorto.

 

 

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Pasolini ecc. V. Intermezzo, le pasolineidi

Come dice Fabio Benincasa “Da oggi cominciano ufficialmente le Pasolineidi, le olimpiadi della rimembranza pasoliniana che raggiungeranno il culmine nel quarantesimo della morte, l’anno prossimo. Niente di male se l’anniversario diventa un’occasione per riflettere sul suo pensiero, non l’ennesima gara a costruire un santino agiografico buono per tutte le stagioni.

Ecco io ho cercato di partire in anticipo, cercando d’eliminare il santino in questo post (avendolo pure definito “la rovina degli intellettuali italiani” non per colpa sua ovvio ma di questi ultimi).

Ma per oggi, visto che 39 anni fa venne assassinato verso il giorno dei morti, metto qui un ricordo e un’altra cosa.

Il ricordo è che per un po’, dopo la sua morte, alcuni miei compagni “truzzi” si ingiuriavano chiamandosi a vicenda “Pasolini” come a dire sinonimo di ricchione. Lo raccontai a mio padre. Il quale, anche se oggi con i parametri della inquisizione LGBT verrebbe senz’altro giudicato un “omofobo” (poco tempo dopo il suo giudizio su Lou Reed fu semplicemente “ricchione drogato”), commentò dicendo che questi ragazzini erano imbecilli, che avrebbero dovuto baciare in terra per essere, anche lontanamente, come Pasolini.

L’altra cosa è il finale del primo episodio di Caro Diario di Nanni Moretti. In genere si snobba Nanni Moretti come radical chic, ecc. ecc. Sono critiche che non capisco. E dico senza vergogna che Caro Diario, e soprattutto il primo episodio, ed in particolare di esso il finale che qui riporto, mi sono stati sempre cari.

Toponomastiche, 1. Torino, via Nietzsche

via nietsche-ridTorino, via Nietzsche.

Trovo molto giusto che a Torino si sia scelto di dedicare a Nietzsche questa strana via in mezzo ad un parco al bordo di una città (un tempo) industriale.

Strada non dritta, che sfocia sfumando nell’indeterminato di confluenze fluviali,  in realtà ad anello, generato da un sentiero a bordo fiume (un eterno ritorno dell’identico) .

Una strada dove trovi cascine abbandonate e no, laboratori abbandonati o rioccupati da artisti e designer, e anche una zona militare e un cimitero. E poi ancora qualcosa di bucolico come le mucche. Potrebbe persino annidarsi quale dio pan nei dintorni a zufolare e a competere con Apollo.

Una via normale, di quelle ortogonali, standard di Torino non sarebbe andata bene, nè tampoco un grande corso trafficato, una piazza con movida ecc. Scelta azzeccatissima, forse non casuale (mi piacerebbe saperlo).

 

 

 

Ode a Via Zino Zini

E’ una via di Torino poco conosciuta, risistemata in occasione delle olimpiadi invernali Torino 2006.

Ci ho scritto un pezzettino, con un tentativo di “prosa poetica”  

je m’aperçus que non seulement je restais bien loin de mon mystérieux et brillant modèle mais encore que je faisais quelque chose (si cela peut s’appeler quelque chose) de singulièrement différent …

su presS/Tletter

http://presstletter.com/2014/04/ode-via-zino-zini-guido-aragona/

zinoz

La città e la prosa poetica

Quel est celui de nous qui n’a pas, dans ses jours d’ambition, rêvé le miracle d’une prose poétique, musicale sans rythme et sans rime, assez souple et assez heurtée pour s’adapter aux mouvements lyriques de l’âme, aux ondulations de la rêverie, aux soubresauts de la conscience? C’est surtout de la fréquentation des villes énormes, c’est du croisement de leurs innombrables rapports que naît cet idéal obsédant. da Charles Baudelaire, Le Spleen de Paris, Préface.

(Chi di noi non ha sognato, nei suoi giorni di ambizione, il miracolo di una prosa poetica, musicale senza ritmo nè rima, abbastanza flessuosa e scolpita da adattarsi ai movimenti lirici dell’anima, alle ondulazioni del fantasticare, ai soprassalti della coscienza? È soprattutto dalla frequentazione delle città enormi, dall’incrocio dei loro innumerevoli rapporti, che nasce questo ideale ossessivo.)

(trovo geniale questo accostamento fra la “prosa poetica” e la frequentazione della grande città. Qualcosa che ho anche provato, un paio di volte, nei “miei giorni d’ambizione”;  ripubblicherò qui quelle volte, pezzi in precedenza pubblicati in precedenti blog ora scomparsi. Anche se anch’io, e a maggior ragione je m’aperçus que non seulement je restais bien loin de mon mystérieux et brillant modèle mais encore que je faisais quelque chose (si cela peut s’appeler quelque chose) de singulièrement différent …)

Il testo dello Spleen è preso da qui