Mese: giugno 2016

Frammenti di un discorso internettiano

Nei social scripta volant, sono proprio parole. Nei blog volano pure, ma un po’ meno. Riporto qui un frammento, non senza mettere prima un po’ di musica come mia usanza di sabato.

Oggi, un pezzo dei Procol Harum, gruppo che conoscevo poco e sto scoprendo adesso per il loro gradevolissimo equilibrio di gusti musicali. Live di 10 anni fa che erano già vecchiotti, di un pezzo dal loro primo album del 1967

 

Donna di Torino che lavora nel campo dell’arte contemporanea (e pertanto ovviamente ingolfato di “radical chic”), Lisa P. ha postato il 15 giugno  questo sfogo :

non so voi ma io non vorrei più sentire pronunciare termini quali
innovazione, sviluppo, periferia, cultura, opportunità, bene comune, partecipazione, spazio pubblico, condivisione e anche ‘dal basso’ … se prima, il mio interlocutore non spende almeno 3 minuti del suo tempo per articolare in modo approfondito che cosa intende per… innovazione, sviluppo, periferia, cultura, opportunità, bene comune, partecipazione, spazio pubblico, condivisione… e anche ‘dal basso’.”

Naturalmente, dieci minuti di applausi e oltre 110 “mi piace” (su 1348 suoi amici, è una buonissima media; normalmente pubblica link a articoli culturali del suo campo, e/o che riguardano la sua associazione, raccogliendo da 3-4 a massimo 50-60 “mi piace”). Fra i suoi amici che conosco, vedo che hanno “mipiacciato” alcuni che mi pare facciano uso smodato di termini quali cultura, bene comune, partecipazione, condivisione dal basso ecc. ecc. ecc.

Io “mipiaccio” ma non sono poi soddisfatto. Smezzo in 4 risposte:

  • Parole “mana”‘ (Levi Strauss, non quello dei jeans:)
  • Secondo me bisogna spostare l’attenzione (e l’astio), più alla costruzione del discorso che al vocabolo. Le parole “mana”, nell’ambito di un dicorso pubblico, tendono ad esserci (secondo la moda). Ma è la costruzione del discorso l’elemento che a volte occorrerebbe smontare.
  • Voglio dire che preferisco un discorso sensato che utilizzi vocaboli amuleto in modo appropriato ad uno insensato o negativo che usi parole precise e molto concrete.
  • Comunque in genere nei discorsi dell’intellettuale contemporaneo si fa ricorso eccessivo a termini astratti (che talvolta, diventano “mana”). Bisognerebbe sforzarsi di utilizzare il più possibile termini non astratti, riferiti cioè a cose vere e proprie.

E comunque, verba volant, e comunque, vanità delle vanità, tutto è vanità.