Futurama

Futuro remoto (II. Fiat voluntas Fiat)

IMG_20170527_085839Non avrei certamente ripescato il “Futurama” del post precedente, a cura della General Motors per il suo Padiglione al New York World’s Fair del 1964 (il cui “plot”si può vedere qui), se i plastici mostrati in quel video non fossero la struttura portante dell’apparato iconografico del libro di divulgazione The World of Tomorrow scritto da Kenneth K. Goldstein nel 1969 per Mc Graw Hill e lestamente pubblicato in Italia da Rizzoli nello stesso anno nella collana International Library (1) col titolo “Il mondo del futuro”.

Credo che questo libro – che sfogliai centinaia di volte da bambino, e che ho in questo momento in mano – abbia avuto ampia diffusione, a giudicare dal basso prezzo di offerta su internet (dai 2 a 10 euro circa). Ho sentito Cino Zucchi affermare che anch’egli lo lesse molto da ragazzino. Sono cose che ti segnano. Ogni generazione ha le sue: chi la guerra, chi il mondo del futuro di K.K. Goldstein.

Un immaginario molto opulento, privo di incertezze (le città del futuro saranno…), in cui si dava per scontato che la meccanizzazione avrebbe dominato totalmente ogni settore della vita.
Una idolatria per la scienza e la tecnica che si accompagnava ad una assenza totale di atteggiamento critico scientifico. Non si cita mai, ad esempio, la fonte prevalente delle immagini: appunto, il Futurama della General Motors. Non doveva mai balenare l’idea che il futuro derivasse da scelte alternative, talora conflittuali, non univoche nè scontate. Dietro questa concezione unidimensionale, deterministica, neutralistica della scienza e della tecnica, si nasconde certamente una sorta di idolatria tecnologica, che, nel mostrare la Terra promessa della tecnica, segna il passaggio dalla tecnica come fine alla tecnica come finalità in sè (per cui, sia fatta la volontà della Tecnica) (2)

Per le città, che cosa poteva pensare la General Motors? Enormi piste tipo automobiline Mattel, sopraelevate su inquietanti terre ed alberi marron cacca, omini minuscoli che si aggirano per edifici di forma banale e insignificante. Pensare che qualcuno, vedendolo, abbia potuto esclamare “che meraviglia” mi fa ricordare quel documentario inserito in “Atomic Cafe” in cui i soldati che assistono ad un test nucleare sono estasiati dalla bellezza del fungo atomico.

(ecco una immagine della seconda di copertina)

Vista generale stazione Tav a Susa, progetto vincitore di Kengo Kuma. (3)

Per inciso, la pista era quella che da bambino mi angosciava di più: l’idea di non poter andare dove avrei voluto, ma solo lungo un solco preordinato, superava ogni altro pensiero, e mi rendeva facile la certezza – inconsapevole, ma certezza – che quel mondo del futuro fosse in realtà una autentica puttanata. Che non sarebbe mai stato così, davvero.
E tuttavia, non bisogna pensare che tutto questo sia ingenuo. Che sia superato. Niente affatto. In realtà, ogni giorno, bisogna lottare per difendersi da questa irrazionale e sostanzialmente immotivata – anche sul piano economico e pratico – spinta alla meccanizzazione che ovunque deve dominare e distruggere l’altro da sè.

Nella prossima puntata vorrei accennare al fatto che anche nell’ottocento era tutto definito e chiaro, sotto questo aspetto. E che persino il maggiore cantore ottocentesco della tecnica, Jules Verne, inizialmente approcciò il tema in senso “distopico”, in un racconto che non venne pubblicato se non di recente.

Note

1) nel retro di copertina International Library veniva definita pomposamente “iniziativa senza precedenti che segna un’importantissima tappa nella storia dell’editoria. Per la prima volta cinque grandi editori di cinque grandi paesi, Italia, Stati Uniti, Francia, Inghilterra e Germania, hanno unito i loro mezzi, la loro esperienza, la loro organizzazione, per realizzare una comune iniziativa internazionale. Solo con questi presupposti si è potuto dar vita a un progetto così ambizioso: (…) opere per i giovani nelle quali l’ampio spazio riservato alla parte illustrativa sta a certificare la minuziosità della documentazione che si intende affiancare ai testi“.

2) Pur senza seguire fino in fondo i ragionamenti di Emanuele Severino in merito, ne citiamo qui un passo “Anche alla Tecnica l’uomo del nostro tempo dice “Salvami”, cioè “Sii il mezzo con cui è fatta la mia volontà”. (…) Ma anche nel rapporto con la Tecnica è inevitabile che l’uomo si renda conto che, nelle sue mani – nelle mani di un essere che ha bisogno di salvezza e che dunque è debole -, la Salvatrice stessa è debole, e che dunque la progettazione e la volontà umana non debbono intralciare l’azione e la progettazione salvifica della Tecnica. Anche qui è dunque inevitabile che dopo aver invocato la salvezza dalla Tecnica – dopo averle detto “Fa la mia volontà” l’uomo le si rivolga dicendo “Sia fatta la tua volontà”; sì che la volontà della Tecnica diviene lo scopo dell’uomo e l’uomo diventa il mezzo con cui è fatta la volontà della tecnica” In Emanuele Severino- Tecnica e Architettura, Raffaello Cortina, Milano 2003.

3) Susa: 6546 abitanti al 2010. Stazione internazionale TAV (!!!) Spesa prevista per la sola stazione 48,5 milioni di euro. Solo farci un progetto di massima è un’idiozia (se è alta velocità, che senso ha prevedere una fermata a Susa?) Ma guai a dirlo; se lo dici sei un terrorista.

Annunci

Futuro remoto (I)

Vorrei le prossime volte parlare un po’ – in modo limitato, circoscritto, non esaustivo ecc. – di come si pensava il futuro, in un passato non lontano ma appartenente ormai ad un altro secolo (direi forse un’altra era; in ogni caso dalla mentalità a noi remota).

Per ora, comuncio a mettere questo video, chiedendo agli eventuali lettori se queste immagini ricordano loro qualche pubblicazione.