arte

Una nota sull’origine del museo

Pubblicata su PresS/Tletter una rielaborazione di una nota precedentemente scritta qui, riguardante l’origine del Museo.

Una nota sull’origine del museo – di Guido Aragona

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The Responsive Eye

neutron-by-guido-crepax2Nel precedente post i personaggi della vignetta di Crepax, del 1965 e pubblicata nel primo numero in assoluto di Linus, parlano della mostra newyorkese della novità d’allora, la OP art, dal titolo The Responsive Eye.

Di questa mostra esiste un documentario realizzato con la regia di Brian De Palma, che poi divenne, come è noto, un importante regista (tra i suoi film ricordo “Il fantasma del palcoscenico”, “Carrie” “Vestito per Uccidere” “Gli intoccabili”)

Ecccolo (tra l’altro, con ampi commenti di Rudolf Arnheim e una breve apparizione di David Hockney. Il vecchio Albers, già insegnante al Bauhaus, contento di essere capito a 50 anni di distanza.

Breton, grand con

Passando davanti ad una bancarella di libri oggi sono rimasto attratto da un libro di Abscondita di André Breton, Il surrealismo e la pittura. I libri di Abscondita su bancarella hanno su di me un potere d’attrazione forte. Sono belle edizioni, sicuro. André Breton invece non lo sfioro da anni e anni. Da ragazzo, per un certo periodo, l’ho letto parecchio. E ho concluso che fosse un enorme cialtrone, vanesio, pieno di sè,  intrigante (in senso italiano, negativo), pettegolo, settario. In una sola parola, uno scrittore da evitare. Velenoso, peraltro. Ci impiegai un po’ prima di liberarmi del suo veleno.

Eppure oggi sono rimasto attratto da quel libro, sebbene il testo lo avessi già certamente (in una edizione di opere scelte Oscar Mondadori). Non ne ricordavo il contenuto. Certamente l’avevo letto, al tempo. E così, complice il modesto prezzo (3 euri), l’ho comprato. Mi fido sempre del mio istinto bibliofilo. Tanto più che dovevo andare ad una visita medica. Me lo leggiucchierò in sala d’attesa, ho pure pensato pregustando la lettura.

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Breton solarizzato da Man Ray, 1930

Apro, con la migliore disposizione d’animo di rivalutarlo, e già poco dopo l’incipit leggo: “A questi livelli di sensazione corrispondono realizzazioni spirituali abbastanza precise e distinte da autorizzarmi ad attribuire all’espressione plastica un valore che insisterò invece nel rifiutare all’espressione musicale, la più profondamente confusionaria di tutte. Le immagini auditive sono infatti inferiori a quelle visive non soltanto per nitore, ma anche per rigore, e, checché ne dicano i melomani, non servono a rafforzare l’idea della grandezza umana“. (grassetti miei).

Non sono andato oltre, se non sfogliando alla rinfusa il resto cogliendo ad ogni passo di lettura veloci enormi cretinerie ricche solo di prosopea. Alla mia età, posso leggere qualcosa di un enorme stronzo quale pensavo che fosse, ma non di un enorme idiota quale Breton era. Breton, un grand con, fa pure rima. Non perdete tempo a leggerlo, mai.

 

 

Azioni mutanti di Sergio Barboni

Vorrei sottoporre all’attenzione dei lettori di PresS/Tletter il lavoro di un artista di Torino: Sergio Barboni, un artefice di complessa definizione. Lo definirei uno scultore artigiano designer, ove queste componenti non risultano mai giustapposte ma costantemente fuse nelle sue realizzazioni. Non è un artigiano che cerca di nobilitarsi come scultore o come designer, né tantomeno un artista “borghese” che gioca a fare l’artigiano sporco di grasso. E’ solo il suo approccio nel realizzare oggetti, che è di tale natura ibrida.

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