Aristotele

Arte e Azione (Fundamentals)

Il Leone d’oro per l’architettura a Phyllis Lambert e la nota scritta da Prestinenza Puglisi in proposito sul Sole Ediliza e Territorio, mi hanno dato lo spunto di rieditare, riveduta, una mia vecchia nota a proposito del fatto che l’arte presuppone non una azione pragmatica, quanto un fare “poietico” che è di tutt’altro tipo; e l’importanza di riprendere questa distinzione, che solo dopo scoprii che fu già indicata da Aristotele. (insomma, un Ipse Dixit a posteriori, non a priori).

L’articoletto, intitolato Arte e Azione. Fundamentals,  è qui

Beuys 7000

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Le fallacie logiche, Ciribini e la riduzione bancaria del sapere

051…. mi è riapparso alla mente l’ing. Ciribini, esclamare, col tono perentorio e infastidito dell’anziano “LA SCUOLA  DOVREBBE SOLO INSEGNARE A RAGIONARE. RAGAZZI, DOVETE RAGIONARE! RAGIONARE!”

http://presstletter.com/2014/01/le-fallacie-logiche-ciribini-e-la-riduzione-bancaria-del-sapere-di-guido-aragona/

Prassi e poiesi (tre)

Questa faccenda di nominare diversamente il fare (e fare arte è solo il fare poietico, non quello pragmatico) può sembrare, come suol dirsi volgarmente, una pippa mentale.  Ma non è così. Svariati filoni dell’arte novecentesca hanno proposto operazioni pragmatiche, anzichè opere poietiche. La discussione sul cosa sia l’arte era oziosa e male impostata, perchè sembrava un fatto qualitativo. Un pittore è bravo ed è arte, uno è un cane e allora non è arte. Nasceva tutto dalla vanità (o dal tentativo di ascesa sociale) dell’artista che voleva distinguersi dall’artigiano … lui faceva arte e l’artigiano no. In realtà, la vera distinzione concettuale è fra prassi (non arte, ma azione) e poiesi (arte). Poi ci saranno azioni belle e buone e brutte e cattive, arte bella e buona e brutta e cattiva. In quel senso, la discussione se una cosa sia arte o no non è oziosa o “superata”, è essenziale.

Cominciare a dire che le 7000 querce di Beuys, come tante altre sue “actionen” (se non sai vedi qui) non sono – per definizione, per costituzione – arte, non vuol dire arroccarsi tristemente in una difesa conservatrice del passato, significa solo difendere una legittima volontà di interpretare correttamente il mondo. Piantare alberi è bello, ci piace, magari è qualcosa di per sè più meritevole che dipingere un quadro ecc. ecc. ma non è arte, non è una “disposizione accompagnata da ragionamento vero che dirige il produrre (poiesis) ” (1)  E’ una prassi, una azione.

Forse, ad esempio, anche certi meccanismi compositivi proposti da Rodari – mi viene in mente perchè l’altro giorno Luigi Codemo ne ha scritto qui  – sono pragmatici più che poietici.

Mi pare invece che da questo punto di vista sia invece da esaminare concettualmente come si pone la produzione a macchina rispetto alla produzione a mano. La produzione a macchina è ancora una poiesi in senso stretto?

(1) Definizione di arte (teckne) contenuta in Aristotele Etica Nicomachea VI, 4 , in cui si parla della distinzione praxis poiesis da cui eravamo partiti.  Vedo in rete che ne parlò pure Guido Nardi, vedi qui. Stramente però Nardi non dice che Aristotele, laddove è da noi tradotto “architettura”, usa il termine Oikodomikè (comunemente tradotto nei vocabolari appunto con “architettura”) Sotto questo profilo, sarebbe anche utile una pulitina concettuale anche sull’uso del termine stesso “architettura” (il mio insegnante e amico Pio Brusasco lo fece per gli studenti in questo libro)