giorgio muratore

Oscar Niemeyer divide ancora

Stante il fatto che gran parte delle persone che scrivono d’architettura avevano già praticamente il coccodrillo per Niemeyer fatto da almeno una decina d’anni (io persino, avevo nel blog di Splinder oggi scomparso un post di auguri per i cento anni, che sarebbero bastate due aggiustatine e avrebbe funzionato), sono rimasto però un po’ stupito da alcune reazioni molto aspre.

C’è chi l’ha definito ieri il “Pol Pot della architettura”, mentre il prof. Muratore addirittura “architetto mai nato” in un aneddoticamente gustoso e per molti aspetti condivisibile “post”.

Si, Niemeyer non è certo esemplare nel modo d’operare come architetto. Eccesso di semplificazione, gestualità spesso autoreferenziale, e per di più ben poco “costruttiva” ma invece spesso di tipo decorativo tridimensionale posticcio (per dirla alla Bob Venturi, faceva quasi sempre  Paperi, ma di forme astratte).

Ma io dico “e allora?” Forse che qualcuno ha sofferto per questo? Il fatto è che aveva una mano felice, straordinariamente più felice della gran parte delle persone e dei suoi colleghi. Che le sue linee, comunque, erano piacevoli, dolci ma accattivanti. Che era simpatico, e ben invecchiato (trovo che le cose che diceva da vecchio fossero migliori). E quindi, per quanto mi riguarda, onore e grazie a Oscar Niemeyer!

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paesaggio fiction (intermezzo 2 metafisica della fotografia)

Dov’ero rimasto? Ah, si, a rodere su due temi: il rapporto fra arte figurativa e fotografia (e si partirà da concetti di C. Baudelaire), e il rapporto fra fotografia e tempo, e morte (e faremo cenno a R. Barthes).

Ma ho bisogno di metabolizzare queste cose. E i miei sempre più anziani e pigri neuroni danno priorità al lavoro.

Allora, faccio ancora un intermezzo rimandando ad un post del prof. Muratore su una foto rappresentativa del paesaggio italiano. Finta.

(lo svolazzo sulla fotografia continua qui)