Mese: febbraio 2012

Fat girl, fat girl!

Jazz di oggi: Fat Navarro, fat girl. (fat girl era il suo nomignolo, essendo Fat Navarro gay)

Forse la cosa più necessaria, oggi, è lottare per mantenere il livello minimo di ragione nelle cose, nei comportamenti fra le persone, negli atti. Una strenua difesa di questa linea del Piave.

Due esempi, dal più noto e recente:

a) Lucia Annunziata attaccata dall’arcigay per le sue dichiarazioni riguardo Celentano. Frase incriminata a “… Celentano ha il diritto di dire quello che vuole …. Lo avrei difeso  anche se avesse detto che i gay devono andare al campo di sterminio” . (link alla notizia presa da L’Unità)

Ora, una persona di normale intelligenza, pensa: è un paradosso con iperbole (pur non avendo studiato le figure retoriche) . Quindi, che abbia menzionato quello è indice del fatto che lo considera la cosa più abietta che Celentano avrebbe potuto dire. No? E invece no. Dalla dichiarazione ufficiale dell’arcigay:  “le parole di Lucia Annunziata a difesa di Celentano finiscono per essere un corner alle parole di Ciarrapico che proprio ieri, su Radio 24, ha dichiarato ‘Due gay che si baciano mi fanno schifo. Il fascismo li mandava a Carbonia, scavavano e stavano benissimo

A parte il fatto che, innanzi tutto, prima di scrivere un comunicato dovrebbero andare a scuola (UN CORNER? Ma che cosa volevano dire? Va bè che entrano “a gamba tesa”, ma ..), vorrei dire che chi ha scritto questo favorisce gli stereotipi per cui i gay tendono alla isteria. Questa gente deve capire che non possono rompere i coglioni in continuazione: in questo mondo tutti danno più o meno addosso a qualcun’altro. Non c’è una categoria che da qualcun altro non venga talvolta offesa. Loro non possono pretendere di essere gli unici intoccabili. E comunque, si può intervenire quando ci sono motivi per farlo, non quando i motivi, logicamente, non ci sono! Non è che possono dire impunemente sciocchezze e anatemi tappando bocche solo perchè sono gay e dunque intoccabili per diritto Unione Europea.

Onestamente, va anche detto che l’espressione di Lucia Annunziata è stata stonata, per il motivo sottilmente esaminato qui E tuttavia, il contesto del discorso è importante. Era un discorso in un talk show, accidenti! Il rischio che ogni intervento debba passare al vaglio del comitato della correttezza Arcigay (severissimo fino alla stupidità, come in questo caso) è davvero agghiacciante.

b) Robert Maddalena – già autore anch’egli di un blog defunto di Splinder ed ora di questo –  ha segnalato in un gruppo facebook di architetti blogger una intervista del Manifesto a Mirko Zardini.    Tra le frasi che Robert  ha evidenziato come meritevoli, c’è questa : “Quando sento parlare di bellezza mi preoccupo sempre. È fondamentale impostare il discorso del territorio e dell’urbano su altri presupposti: il consumo di suolo, la mobilità, le infrastrutture, i servizi sociali, l’accesso ai servizi, il diritto all’abitare. Nessuno è ovviamente a favore dei brutti progetti, ma il discorso estetico sull’architettura è deviante e dannoso.

Sono intervenuto perchè sono rimasto indignato dal fatto che Zardini, che pure in altri punti fa discorsi condivisibili, intendesse quasi bandire il tema della bellezza dalla architettura e dall’urbanistica. Va anche detto che questo non solo non è affatto originale, ma è quanto l’establishment produttivo e accademico ha voluto fare da più di 100 anni a questa parte con risultati non di rado quantomeno discutibili (ma lor signori vivono nei centri storici o in ville in campagna; e criticano di volgarità quei buzzurri che dicono che i casermoni sono brutti e non vogliono viverci).

Mi pare davvero scontato che la architettura e l’urbanistica non possano fare a meno di considerare la bellezza dei propri risultati come qualcosa di essenziale. Non certo l’unica cosa, ma anche una condizione che dovrebbe essere considerata necessaria, almeno alla stregua della “mobilità, dei servizi sociali” ecc.. ecc. Anche perchè uno non esclude l’altro.

Ma il problema è che esiste una inibizione FILOSOFICA  che non consente più l’uso della parola “bello” e “bellezza”, in un consesso culturale. Si può dire, e lo si dice moltissimo, peraltro, in privato, di nascosto, mentre si disegnano le cose. Mentre si pensano.

Infatti: la mia difesa della necessità di parlare di bellezza (e, en passant, di dire che la questione della bellezza non può essere limitata alla sfera della dimensione cosiddetta “estetica”) è stata criticata dai più.

Certo: è passata nella opinione comune l’idea che il bello è soggettivo (a me piace all’arancia e a te al limone). Questo, unita alla inibizione dell’uso del termine “bello” di cui sopra si è detto, determina una INAMMISSIBILITA’ sociale della mia obiezione a Zardini.  (*) E non è facile sovvertire tutto questo. Provate a dimostrare che il sole esiste realmente e non è soltanto una percezione soggettiva, di fronte a persone che non vogliono in alcun modo cambiare opinione. Non sarebbe mica facile.  Sarebbe un discorso lungo, come tutte le cose semplici che la filosofia contemporanea inutilmente complica e scinde.

alla prossima

(*) Ricordo solo Aimaro Isola, fra i professori che ho conosciuto, aver ammesso pubblicamente che alle revisioni con gli studenti la gran parte delle modifiche ai progetti degli studenti venivano fuori perchè erano progetti brutti, ma non si poteva dire così. Bisognava trovare altre giustificazioni: tecniche, funzionali, ecc. (per uno come lui non era poi difficile inventarsele). Potevi dire tutto. Ma non dire che la modifica era dovuta al fatto che il progetto era brutto e si cercava di renderlo bello!

Una settimana di lavoro

Settimana dedicata molto al lavoro, mi pare anche per gli altri. Colonna sonora obbligata Work song di Nat Addeley col gruppo di suo fratello Cannonball (Joe Zawinul al piano)

1) Mi pare che anche le solite discussioni su Sanremo siano state meno vive del solito, nonostante i finti scandali degli sproloqui di Celentano e della farfallina della Belen (“buca” meno “l’omofobia” dei soliti idioti). In proposito, hanno tenuto il campo dei commenti quelli che lo fanno di mestiere, come ad esempio Lia Celi (vedi i suoi pezzi giornalieri su Danni Morandi, ad es. questo.  Carino anche il pezzo più generale, qui) Non usciamo dunque dal mood della settimana, Work Song.

Il fatto è che Sanremo comunque rappresenta qualcosa in Italia. E’ forse ancora un momento di spettacolo che riesce a coagulare interesse concentrato, una rappresentazione, in qualche modo, dell’Italia. Per questo gli italiani sparano a zero, immancabilmente tutti gli anni, su questo festival, e per questo comunque in qualche modo finiscono in gran parte per dargli una occhiata.

Nota su Lia Celi. Non abbastanza conosciuta in rapporto alla sua bravura. E’ proprio una che sforna battute a ripetizione (chiedete la sua amicizia su Facebook e vedrete). Tutto il circo dei media viene frullato nella sua testa e restituito alla giusta comicità. Riporto alcune  battute fra le tante messe nelle ultime ore: a) Il ministro della Difesa: «Dovremo tagliare 30mila militari». I talebani afghani: «Serve aiuto?»   b) Cicciano, donna bloccata sul wc per 10 ore, salvata dai carabinieri. Farà causa ad Activia. c) Ricerca, i bebè capiscono precocemente i discorsi degli adulti. Ecco perché gli cagano addosso così spesso.

2)  Echi sulla fine di Splinder, due link.  a) Salvatore D’Agostino segnala nella seconda parte di questo scritto i blog che parlavano d’architettura in Splinder (e anche del mio vecchio blog, qui ).  b) Prishilla ci guida su un link del suo “traslocatore” di blog, un ragazzo in gamba del 1995 che è stato capace di inventarsi un lavoro) qui

ciao

Saturday Soul Surge

Buongiorno. Ecco le mie bofonchiature di sabato sulla settimana. Metto anche un brano musicale, se volete leggete quanto scrivo con la musica che scelgo io. Se no, potete o leggere e basta oppure andare via. Tertium non datur (non è vero, potete ascoltare il brano e non leggere … a parte il fatto che al terzo eravamo già arrivati). Io comunque scriverò con questo brano, che allora darà il titolo alla nuova rubrica settimanale: Saturday Soul Surge! uau!

a) Dunque, altra settimana di convulsioni giornalistiche. Diciamolo pure, il solito pollaio. Stavolta, a proposito della neve nelle città (e specie Roma), dove, devo essere sincero, non capisco il motivo del contendere e dell’offendere, e, altro dibbbattito, riguardo alla figlia del Ministro Fornero (ma parlando “gender” bisogna dire la Ministra Fornero? è una vecchi storia, che io tronco sempre pensando che ministra mi ricorda minestra e non va bene). La cosa potrebbe riverberarsi, non a torto, sulla questione delle università italiane e sulla loro gestione. Ma farlo bene vorrebbe dire essere ritornati ad essere un paese serio.

Non voglio naturalmente entrare in questo ginepraio. Dico solo un paio di cose che ho pensato e non mi pare siano state dette: 1) è triste e brutto un Paese in cui se uno diventa professore universitario da giovane, e con tante pubblicazioni, allora si dà per scontato che sia raccomandato. Cioè, è quasi peggio (rivela maggiore disonestà) accusare in modo indiscriminato di nepotismo che non fare alcuna obiezione. E comunque, che ci volete fà? Mi pare sia meglio che un Ministro abbia per figlio una come Silvia Deaglio piuttosto che uno come il Trota. Sono fatto all’antica, yeah. 2) In realtà questa questione nasconde, fuori di polemica, un fatto che forse nessun ’68 potrà mai eliminare: la cultura, il sapere, la sua trasmissione è un fatto profondo, che implica uno spessore, che implica fattori familiari e tradizioni. Salvo le eccezioni, che ci sono sempre state e continueranno sempre ad esserci, un giovane uomo o donna che cresce in un certo contesto di intellettualità sarà sempre più favorito, negli studi, di un altro cresciuto in un altro contesto di lavoro pratico. E’ così. Non vorrei con questo essere “classista”, ma meno sarà così, più ci sarà un rischio di riduzione culturale di fatto all’interno di una società.

b) tangente all’argomento precedente, vorrei esprimere qui il mio ODIO per le comunicazioni internet stile TWITTER. Tweteeer è oggi spinto dai giornali on line poco meno solo di Lady Gaga (la cantante che vanta il maggior pompaggio giornali della storia) , Tutti che parlano di tuitter, o com’è bello cinguettar, tutti oggi cinguettano questo o quell’altro. Io un po’ feisbucco, lo ammetto. Ed è con grande dolore che ho visto lì un Onorevole della Repubblica Italiana esprimersi nel giro di breve tempo con queste due cose che non sono più allocuzioni ma orribile linguaggio macchina :  #ff for Freedom in #Syria @SooriMadsoos @FreeSoria @DamascusTweets @RevolutionSyria @su oppure:  #FF russi @zafesova @McFau

Mi fa schifo. Mi fa schifo questa pseudo culturaccia di onorevoli e giornalisti cinguettanti il verbo dell’imperialismo americano della peggiore specie. Ohhhh!

c) tre link d’uscita, tangenti o no i discorsi di questi giorni.

Il primo riguarda il decreto liberalizzazioni in rapporto alla gestione del territorio, di Eddyburg (l’urbanista Edoardo Salzano), qui  Un riassunto per tutti qui

Il secondo, che ha avuto già un certo successo in rete, dal blog di Luca Sofri che non amo particolarmente ma l’articolo è carino e pertinente agli argomenti trattati. Qui

Il terzo, dulcis in fundo,  è un dialogo fra Luigi Codemo e Carlo Susa, in cui viene esaminata con accuratezza e acume  la questione dello spettacolo di Castellucci “Sul concetto di volto nel figlio di Dio”, da una prospettiva cattolica di notevole spessore culturale. Potete leggerlo o nel blog di Codemo, o in quello di Susa  Il tutto è nato da uno scambio di e-mail fra i due (che credo si siano conosciuti in rete, oltretutto). E’ la rete, bellezza! (è il bello della rete… altro che twitter!)

Nota di Renato Nicolini sulla cosiddetta “liberalizzazione delle professioni” nel campo delle costruzioni

“cartolina” di Renato Nicolini nel bollettino (chiamasi ora newsletter) di Luigi Prestinenza Puglisi, PresS/Tletter febbraio 2012.

Non basta la parola, ci vuole un progetto. C’è l’esempio della professione dell’architetto. Da un bel pezzo, tutto è in mano alle Società d’Ingegneria… L’architetto più famoso d’Italia, Renzo Piano, come professionista (se non sbaglio) è fallito, e opera come stipendiato della Renzo Piano Workshop Building… La trasformazione della professione dell’architetto in quella di lavoratore dipendente non ha portato ad un aumento della concorrenza e della capacità, al contrario… Ha favorito in modo evidente la finanziarizzazione del settore delle costruzioni, dove le capacità tecniche contano ormai molto meno della capacità di trovare credito e muoversi sul mercato… Per quanto riguarda lo sviluppo d’Italia, questa trasformazione ha piuttosto frenato che accelerato lo sviluppo… Ha favorito, infatti, la propensione alle Grandi Opere, dalla TAV in Val di Susa al Ponte di Messina. Le Grandi Opere, in astratto, veicolano come nessun altra cosa la circolazione del Capitale. A condizione, però, che siano opere fattibili. Dopo due decenni di provvedimenti tipo Leggi Obiettivo, equamente diffuse tanto presso Prodi che presso Berlusconi, anche i più testardi si stanno convincendo che le opposizioni di carattere ecologico o sociale non si cancellano per decreto legge. Mentre è evidente a tutti il carattere (basta un confronto superficiale con gli elaborati del concorso per il Ponte di Messina degli Anni Settanta, esposti recentemente al MAXXI) perlomeno approssimativo, a tirar via, dell’”esecutivo” per il Ponte di Messina… La deriva dei continenti, che allontana Calabria e Sicilia, non si sconfigge con le pecionate. Ma c’è di peggio. In Italia, non è la prima volta che lo scrivo, si avrebbe bisogno di una cultura delle Piccole Opere. Progetti di messa in sicurezza del patrimonio pubblico, cominciando dalle scuole; progetti di recupero urbano, ricostituendo una rete di spazi e percorsi pubblici nelle città; progetti di trasformazione dell’hinterland da terra di nessuno, della metropoli diffusa, in spazi dove si possa abitare; progetti di messa in sicurezza del territorio dissestato, minacciato da frane, smottamenti, allagamenti e fiumi di fango; progetti di restauro paesaggistico. Tutte cose per le quali una rete in concorrenza di studi professionali garantirebbe qualità molto più delle società d’ingegneria… E allora, professor Monti?

POSTCOMMENTO MIO

Mi è piaciuta la “cartolina” di Renato Nicolini. Perchè mi pare che sia uno dei pochi scritti che ho letto in questi giorni che non considera la parola “liberalizzazione” come una sorta di parola “mana”, un amuleto, una parola jolly, ma osserva chiaramente come, dietro a questo termine opaco, si nasconde null’altro che le ultime battute dello smantellamento della libera professione nel campo delle costruzioni, per lasciar posto alle società di capitali che organizzano la forza lavoro tecnica (ex professionisti) alla stregua di nuovi proletari (questo lo dico io). E, più in generale, una politica economica volta ad eliminare i lavoratori autonomi, e incrementare per quanto possibile i lavoratori dipendenti ma precari. Un salto indietro di 150 anni. Controriforme!

Trovo anche interessante il connettere queste dinamiche di struttura professionale alle opere. Le riforme volte a lasciare sul campo le grandi società di progettazione ed eliminare gli studi professionali, si lega alla scelta della “grande opera” contro le piccole opere diffuse. Ma questo va chiaramente in contraddizione con le REALI NECESSITA’ che si pongono nella gestione del territorio nel XXI secolo! Le grandi opere erano una cosa sensata nell’800 e nel ‘900, oggi le cose cambiano. Per cui, non solo questo schema mentale delle “liberalizzazioni” e delle “grandi opere” non è affatto ineluttabile, ma anche retrogrado e anacronistico, oltre ad essere socialmente deleterio.

Link

Un blog è molto i link di altri blog. Un blog è appunto una stazione, ma una stazione ha senso non in sè, ma in una rete che si collega ad altre stazioni.
Inserisco allora a fianco i link dei blog affini e amici. Questo blog, senza i link, è come una stazione senza ferrovia!
Dopo questo, inserirò un articolo di Renato Nicolini scritto come cartolina sulla newsletter di L.Prestinenza Puglisi (un critico d’architettura) che non è direttamente linkabile al momento. Lo faccio per connettere maggiormente gli elementi: per poterlo rendere direttamente leggibile da Facebook con un link.

La lista è provvisoria, non esaustiva. Via via andò ad integrarla