torino

La città a Ferragosto

(saturday soul surge se vuoi clicca sul video musicale e poi leggi. Blues traveler. Bravissimi (l’armonicista in modo pazzesco) e un po’ sfighi di look, adatti al tema)

 

Non sono mai stato a ferragosto a Torino.

C’è una strana atmosfera. Città semideserta. Poche auto in circolazione, poche parcheggiate. Forse per questo le persone che restano riesci a guardarle meglio, si guardano fra loro con una specie di solidarietà. Molti sono andati in vacanza. Chi, ancor meglio, ci era già andato, è comunque via perchè in ogni caso è festa e ha dove andare.

Chi resta? Molti anziani. Fra i non anziani, forse chi ha un parente malato da assistere, chi ha avuto un contrattempo, un accidente. Chi è solo. Chi è povero. In proporzione ci sono molti più stranieri e gente di colore, a ferragosto. In certi quartieri, come a Barriera Milano, la cosa assume un aspetto notevole.

Trovo bellissima questa gente. Le donne a Torino sono mediamente più belle e desiderabili a Ferragosto che in ogni altro periodo dell’anno.

Le persone sembrano migliori, più belle. Come se fossero in certo qual modo accarezzate dal cielo. Ma forse sono sempre così, ero io che non c’ero e non me n’ero accorto.

 

 

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Toponomastiche, 1. Torino, via Nietzsche

via nietsche-ridTorino, via Nietzsche.

Trovo molto giusto che a Torino si sia scelto di dedicare a Nietzsche questa strana via in mezzo ad un parco al bordo di una città (un tempo) industriale.

Strada non dritta, che sfocia sfumando nell’indeterminato di confluenze fluviali,  in realtà ad anello, generato da un sentiero a bordo fiume (un eterno ritorno dell’identico) .

Una strada dove trovi cascine abbandonate e no, laboratori abbandonati o rioccupati da artisti e designer, e anche una zona militare e un cimitero. E poi ancora qualcosa di bucolico come le mucche. Potrebbe persino annidarsi quale dio pan nei dintorni a zufolare e a competere con Apollo.

Una via normale, di quelle ortogonali, standard di Torino non sarebbe andata bene, nè tampoco un grande corso trafficato, una piazza con movida ecc. Scelta azzeccatissima, forse non casuale (mi piacerebbe saperlo).

 

 

 

Torino è davvero la mia città?

Con alcuni amici abbiamo redatto una lettera aperta al sindaco Fassino e alla assessore all’Urbanistica Ilda Curti, una petizione per rendere più aperta e trasparente la discussione sulle trasformazioni urbanistiche della città. Se firmate anche voi ci fate un piacere

“Torino ha bisogno di discutere dei suoi progetti, pensare ad una propria idea di città, ad una visione del suo futuro. Per questo occorre ripensare i luoghi istituzionali in cui esercitare delle procedure nuove ed aperte alla partecipazione.

Chiediamo il tuo appoggio per aprire questo dibattito e provare a cambiare la politica di sviluppo urbano della città.”

Qui.

E ancora sulla fotografia e i luoghi

Via Pietro Giuria, Torino.

Ecco di nuovo il “minareto” dell’istituto di anatomia, qui curiosamente interloquente con la Mole antonelliana, che si vede sullo sfondo. (chi sarà il muezzin che va sul balconcino, il preside che chiama in raccolta gli studenti?).

La fotografia non è sufficiente. L’occhio è sempre insuperabile. Che focalizza velocemente tanti particolari, mantenendo viva una “sottovista” di contesto; per tacer degli altri sensi che pure agiscono: odorato, soprattutto, ma anche udito e tatto. Quando, in giornate belle come ieri, passo da qui, vi assicuro che la Mole la vedo molto più grande di quel che non appare in questa foto. In inverno è ancora meglio (il massimo di Torino è nelle giornate invernali di sole, fredde e con poco smog a causa del vento del giorno prima; un po’ di odore di neve).

p.s. è forse per lo stesso motivo, di prevalenza del particolare, che Escher provò a disegnare questo (peraltro non soddisfacente, se il motivo era di rendere la vista discriminata umana)

 

Primo maggio a Torino e aggiornamenti Padiglione Italia Biennale

1) Primo maggio a Torino.  Chi c’è stato (io non c’ero) sostiene non sia vero che Fassino sia stato fischiato da “pochi facinorosi” dei centri sociali e dai “black block” come si è detto nei giornali e in televisione, ma da molta e varia gente. E mi raccontano una situazione come è descritta in quest’articolo.

L’impressione non è che si possa andare verso un “regime”, l’impressione è che di fatto già si sia in un “regime”, in cui ad ogni voce di dissenso sia messo il silenziatore, se non la museruola (la definizione “black block”). Altrimenti, si usano le cattive. Il regime soft. E vai col concertone del primo maggio, o il campionato di calcio, o tutto l’assortito circenses.

Personalmente, ritengo che bisognerebbe fare una riflessione davvero radicale sulle nostre società. Una cosa è certa: questo andamento ha tutta l’aria di una fine. E mi pare che invece si cerchi di andare avanti a testa bassa, col paraocchi, come muli, senza togliersi il loden nemmeno se si va per mari o monti; semmai, cercando ciascuno di “sfangarla” per proprio conto. Possibile non si abbia altra scelta?

2) Padiglione Italia.  La volta scorsa misi qui un video di Prestinenza Puglisi sulla mancata nomina del curatore del Padiglione Italia alla Biennale d’architettura di Venezia. Dico per lettori eventualmente “profani”, le cose si stanno sviluppando così .

In realtà, sento che tutti sperano in un buco clamoroso: qualcosa che riveli il disastro della politica culturale italiana, non solo architettonica; il disastro della politica italiana in genere. Un buco che manifesti questo disastro a tutto il mondo, nella sua mostra biennale d’architettura. Sarebbe onesto, migliore. Darebbe una nuova spinta. Invece, è chiaro che ministerialmente si farà finta di niente, finendo con l’abborracciare una mostra in tre mesi, tanto cavolate sono, si sa.

Un sasso nello stagno è stato lanciato da giovani (pare) architetti, qui, con il progetto “inedite”.  Li conosco in rete, vedo con simpatia il loro tentativo, ma devo ammettere che non capisco nulla di quello che dicono, come se parlassero un’altra lingua rispetto alla mia (anche se mi pare molto in linea con le biennali d’arte degli ultimi decenni). Va be’. Passo e chiudo.