architettura urbanistica

Simulacri

Una rielaborazione dei pensieri scritti sulla Biblioteca di Tjianjin qui, ma moderati sul giudizio negativo dello specifico architettonico e ripensato invece in termini più generali, per “addetti ai lavori”, è pubblicata su PresS/Tletter, a questo link

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Il breve scritto è stato ripreso pure da FULMINIESAETTE a questo link

Mettendo sulla mia pagina Facebook il link allo scritto ha fatto un ricco commento  Gaetano di Gesu, tralaltro frequentatore e conoscitore della Cina, e che riporto qui:

Totalmente d’accordo. E’ un simulacro il libro e lo è anche il tema della biblioteca. A cosa serve una biblioteca cosi in un mondo dove da uno smartphone raggiungi qualsiasi testo? Serve a testimoniare la rincorsa cinese di dotare ogni città di un “foro” di attività pubbliche che sono più o meno mutuate dal mondo occidentale. Disegnati da architetti occidentali che in Cina sono sollecitati ad osare perchè i numeri e le dimensioni sono l’unico dato interessante. Questa hall non è uno spazio funzionale, e’ pura messa in scena, una rappresentazione che qui si mostra con lo straniamento di Magritte quando scrive ” Ceci n’est pas une pipe”. Non c’è più niente da conservare nelle biblioteche perchè tutto è disponibile. Allora rimane lo spazio come evento e incontro che è più che sufficiente a garantire la funzione pubblica. Infatti qui ci si incontra forse per presentare libri, fare il prossimo shooting fotografico di moda e si cade dalle scale perchè si fanno i “selfie” non per raggiungere l’ultima copia disponibile del Paradiso Perduto. Questo spazio è un frammento di un foro transitorio voluto dalla municipalità di Tianjin per animare Binhai, un’immensa area di servizio del porto più grande del paese più grande del mondo. Per fare questo hanno chiesto allo studio tedesco Von Gerkan di disegnare il masterplan che prevede oltre a questa biblioteca anche un edificio di Tschumi e altri affidati ad architetti occidentali. Potrebbero essere queste delle occasioni per la cultura occidentale di un contributo autentico ad uno dei più grandi processi di urbanizzazione dell’umanità e invece rimangono operazioni dove anche o più talentuosi cantano l’eccentrico e mettono in scena una raccolta di citazioni che esibiscono il pensiero architettonico europeo come una raccolta di simulacri, appunto. L’architettura è al servizio del marketing urbano e si mostra come una rappresentazione melodrammatica con personaggi che non esistono più. Rimane l’invenzione del marchingegno architettonico. Se non funziona come biblioteca una mano di vernice farà scomparire le immagini dei libri e lo spazio sarà pronto per un’altra rappresentazione. Nessun archeologo del futuro avrà emozione quando riscoprirà questo edificio. Le vere biblioteche cinesi di questi anni sono gli immensi depositi dei big data che si stanno costruendo nelle zone più sperdute del paese. Inaccessibili come la parte più segreta della biblioteca di Adriano .

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La distribuzione uccide la concentrazione

Per anni ho camminato lungo la Senna davanti al cantiere dove la Grande Biblioteca progettava di ammassare milioni di libri in quattro torri gigantesche; mi veniva da ridere: i decisori, gli architetti, i progettisti avevano mai sentito parlare del computer? Questi libri, li consultiamo già da casa!” (da Michel Serres, Il mancino zoppo, Bollati Boringhieri 2016, pag. 255)

BNF

Ho pensato a questo passo di Michel Serres quando ho visto nei giornali i commenti entusiastici della biblioteca di Tianjin, opera di MVDRV. Un progetto che io invece trovo quasi abominevole.

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Se questa biblioteca vuole rappresentare l’inutilità attuale delle biblioteche, data la possibilità di consultare da casa i libri, e se vuole per questo svilire l’importanza del libro come oggetto (quanti libri finti, lì dentro?) e il valore del raccoglimento della lettura, allora è un progetto azzeccato. A parte il fatto che lo trovo veramente grossolano e impoetico, oltre che poco funzionale. In una parola, pacchiano. Se Trimalcione fosse vivo si farebbe fare da questo studio olandese (secondo me il più sopravvalutato della storia) un bel villozzo con la Jacuzzi dentro la palla al centro della casa.

C’è una questione di fondo, che è quella di cui parla la citazione di Serres. Nel momento in cui tu puoi, ad esempio, disporre della biblioteca di Francia on line, cosa diventa la biblioteca come edificio, come fatto fisico? Chiaramente la lettura diretta del libro cartaceo diventa un’attività direi quasi secondaria, forse è un retaggio. Quindi, è più un fatto di pura rappresentazione, che di utilità; è una cosa più che altro simbolica, al di là della conservazione pura. Se c’è una effettiva utilità legata al libro in quanto cartaceo, è nella visione/consultazione – riservata, delicata – di originali. A me pare che questo tema sia stato sviluppato quasi all’opposto di quel che si sarebbe dovuto, in questa biblioteca. Questa biblioteca nasce già morta, è un retaggio del passato. Altro che “la più futuristica del mondo”, come dice un ridicolo video su Repubblica. Secondo me è un esempio di come non andrebbe fatta, di come non andrebbe rappresentata oggi una biblioteca. E di come non saranno più le biblioteche.

Giornalisti più competenti e meno lecchini rilevano intanto la questione dei libri finti e i primi feriti fra i visitatori, leggi qui https://archpaper.com/2017/11/mvrdv-library-fake-bookshelves/#gallery-0-slide-0

 

 

 

Lettera aperta a G.Montanari (parte I)

Lettera aperta a Guido Montanari sulla Delibera di Revisione del PRG di Torino (parte I)

Premessa per non torinesi. Guido Montanari è assessore all’Urbanistica e Vicesindaco della Città di Torino, di giunta pentastellata. Professore associato di Storia dell’architettura contemporanea alla facoltà di Architettura del Politecnico di Torino. Con una delibera ha avviato il processo di revisione del PRG vigente.

(scritta per PresS/Tletter qui )

 

Le conchiglie di Ceppi (II)

A questo punto, per capirci qualcosa, bisogna fare un po’ di iconologia sulla conchiglia come elemento architettonico decorativo. Quando parlo di iconologia mi riferisco precisamente al senso dato a questa parola da Erwin Panofsky. (la prima parte, qui)

Naturalmente studiare esattamente e con un minimo di completezza l’iconologia della conchiglia architettonica sarebbe un lungo approfondimento, a livello almeno di tesi di laurea. Io qui più modestamente metto insieme alcune cose che mi vengono in mente dai miei studi e dalla riconsultazione rapida di libri o cose in rete. Quindi queste osservazioni non vanno prese come oro colato ma come una base, eventualmente integrabile e modificabile. Come diceva il buon Chesterton, se una cosa val la pena di farla, tanto vale farla male. (diceva così perchè evidentemente per farla bene ci vuole molto tempo, e quindi c’è il rischio di non farla: e io ad es. non posso farla meglio di così, al momento).

Bene, andiamo al dunque. Non mi risulta che la conchiglia fosse un elemento presente nella architettura classica. L’elemento naturalistico principe della decorazione architettonica classica è il fogliame. Mi risulta dunque che sia a partire dal Rinascimento che la conchiglia appare in apparati architettonici. Al momento, non avrei figura più antica di questa, celeberrima

pieri solo absideche tutti voi avrete riconosciuto come la parte superiore della cosiddetta “Pala di Brera; o Montefeltro”  di Piero della Francesca, originariamente realizzata per l’altare della chiesa di San Bernardino da Siena ad Urbino (olio e tempera su tavola, con datazione 1472-74). Per ora non dico niente (rimandando alla sterminata letteratura sull’argomento per chi volesse saperne di più), e continuo con una carrellata di esempi fra i più illustri.

Procedendo in ordine cronologico, altro esempio molto conosciuto – e non pittorico ma effettivamente architettonico, è la Loggia di Villa Madama, opera di Raffaello con i contributi, specificamente in quella parte, di Giulio Romano e Giovanni da Udine. Due immagini, trovate su internet, la seconda d’epoca, Alinari:

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Ricordo che gli anni di realizzazione di Villa Madama, incompiuto di Raffaello completato da Giulio Romano, è datato comunemente 1518-1526.

Tutto questo dà l’avvio, in epoca Barocca, all’uso del conchigliame, soprattutto in ambito costruzioni nei giardini, fontane, ecc. La cosa prende piede soprattutto in Francia nel suo “grand siecle” e il termine per definire tutto ciò è “Rocaille”, termine che con sineddoche finirà col definire tutto il gusto decorativo tardo Barocco (rococò).

Un altro precedente preclaro, e non “grottesco” è nello scalone d’onore della Reggia di Caserta, opera di Vanvitelli e realizzata circa dal 1750 al 1770. In particolare evidenza la conchiglia sopra la Statua della Maestà Regia (qui in un dettaglio di foto di Vincenzo Lerro presa da instagram; ma metto prima l’insieme della facciata sul primo “pianerottolo” per così dire). Ma altri elementi a conchiglia sono presenti nell’apparato decorativo.

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parte caserta

Il sogno di un blogger è a questo punto fermarsi, e ricevere una serie di commenti che integrano o mettono in discussione il tutto. E quindi fermo qui la seconda puntata.

Gradite le osservazioni circa il riferimento naturalistico sui tipi di conchiglie.

 

 

Le conchiglie di Ceppi (I)

è noto che gli esperti di arte possono trarre utili indizi di autenticità delle opere di un autore non da elementi primari (che sono sempre imitati molto bene dai falsari), ma da particolari marginali, in cui maggiormente sono addensati tic involontari o modi peculiari di un qualche autore.

Ora, per varie ragioni mi è capitato negli ultimi mesi di frequentare spesso alcune opere di Carlo Ceppi, architetto torinese attivo particolarmente nella seconda metà dell’800. (Note biografiche su Ceppi, qui)

Un architetto tipicamente eclettico, tendenzialmente conservatore, forse un po’ sopravvalutato a livello locale.

La faccio breve, tanto non è un “post” particolarmente serio. In tre di queste opere, nell’apparato decorativo sono poste ampie conchiglie in pietra tenera, in posizioni importanti. Le metto qui a confronto in ordine cronologico, per ora con poco commento e ragionamenti.

La prima è tratta dalla facciata principale della Stazione ferroviaria di Torino Porta Nuova (1861-67). Il progettista dell’opera è Alessandro Mazzucchetti, ma tutti gli autori assegnano a Ceppi la partecipazione al progetto, in particolare al disegno di quella facciata. Cosa che peraltro non ha riscontro in alcun documento d’archivio, però si dice “Mazzucchetti e Ceppi”.

Ecco una visione ravvicinata, in uno scatto eseguito dal ponteggio prima dei recenti lavori di restauro :

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All’interno della facciata ci sono due conchiglie per lato, poste simmetricamente rispetto all’asse centrale, di grandi dimensioni, ma per ora non teniamo conto dell’aspetto sintattico, grammaticale, compositivo ecc. per concentrarci sulla forma in sè della conchiglia.

Passiamo ora alla conchiglia nella facciata di Palazzo Ceriana Mayneri, sempre a Torino, corso Stati Uniti 27, del 1884. Sopra l’apertura dell’androne al centro della facciata.

conchiglia ceriana

Questa invece fa parte di una fontana monumentale, la Fontana dei 12 mesi presso il parco del Valentino, realizzata nel 1898. La foto è brutta, fatta col telefonino, ma per ora non ci si può avvicinare tanto perchè i restauri non sono ancora terminati e ci sono ancora barriere. Gli elementi sono 10, disposti simmetricamente nel muro ellittico, nel campi compresi fra le 12 statue dei mesi.

conchiglia fontana

Una cosa è chiara: queste tre conchiglie non hanno nulla in comune fra di loro.

Prossimamente vedremo di scoprire perchè. Come si dice “state tonnati” “stay tuned”. Ciau.

(continuazione, qui)

 

 

 

Una Madonna nera

Durante un giro in bicicletta nelle campagne fra Centallo e Cuneo, in una zona di frutteto, mi sono imbattuto in questa cappella di una Madonna nera, parte di un grande cascinale

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La scritta cita – come la Madonna nera di Tindari, in Sicilia – il Cantico dei Cantici

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Nigra sum sed formosa

In zona vedo molte persone di colore che vanno in bicicletta, sono lì per la raccolta della frutta o per varia manovalanza. Credo di origine africana. Non so se loro sanno delle Madonne nere, e quale effetto possa dare loro vedere, se non lo sanno, una Madonna con relativo Gesù bambino nero. La cosa mi incuriosisce.

(quel giorno ho visto anche – incredibile – un vecchietto arzillo che camminava sorridente con una falce sulla spalla, un allegro mietitore. Una immagine ottocentesca, praticamente).

Ho poi sognato che fosse bello riportare qui una preghiera a questa Madonna nigra et formosa a favore del nostro paese e nostro

Ave, Maria, grátia plena,
Dóminus tecum.
Benedícta tu in muliéribus,
et benedíctus fructus ventris tui, Iesus.
Sancta María, Mater Dei,
ora pro nobis peccatóribus, nunc et in hora mortis nostræ. Amen.