Una nota sul curatore del Padiglione Italia alla prossima Biennale di Architettura di Venezia 2020.

Alessandro Melis è stato nominato curatore del Padiglione Italia alla prossima Biennale di Architettura di Venezia 2020.  Si tratta di un outsider, un nome credo sconosciuto a molti, se non altro perché questo architetto cagliaritano, classe 1969, formatosi alla facoltà di architettura di Firenze, ha sempre svolto la sua attività accademica all’estero (negli ultimi anni, in Nuova Zelanda ed oggi Inghilterra), mi sembra opportuno farne una presentazione per chi non lo conosce.

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Melis coniuga, nella sua ricerca e nella sua attività di architetto, il rigore della scientificità ad una visionarietà sia di scenari teorici che di immaginazione figurativa.

Per esempio, nel 2013, docente di Sustainable Design ad Aukland, diede agli studenti come tema di progettazione un insediamento urbano per uno scenario proiettato al 2050 secondo le previsioni di cambiamento climatico meno ottimistiche, cioè in presenza di un aumento di temperatura e di eventi climatici violenti e frequenti. Inoltre (e lì scatta la visionarietà) tali insediamenti avrebbero dovuto tener conto della mutazione epigenetica dovuta alle alterazioni atmosferiche di una parte della popolazione, in Zombie veloci e aggressivi. Questa esperienza didattica è stata poi documentata nel volume “Lezioni dalla fine del Mondo” (D editore, 2014, con Emmanuele Pilia).

Il cuore della ricerca di Melis è dunque la sostenibilità delle strutture urbane e architettoniche, ma non intese come un fatto statico ma in vista di un adattamento “autopoietico” ai mutamenti climatici, questi ultimi attesi in base alle effettive proiezioni degli studiosi per i prossimi decenni in assenza di efficaci politiche di contenimento. Tema questo rilanciato di recente dalla manifestazione internazionale Fridays for Future

Questo approccio segna una differenza sostanziale con l’approccio “protocollare” alla sostenibilità, che si limita a fare rispettare, in un processo di progettazione ordinario, una serie di parametri prestabiliti in base ad indici puramente quantitativi. L’approccio di Melis coinvolge il costruito visto come organismo. La differenza risulta rimarcata nei disegni a mano libera di Melis, che risultano appunto visionari, ribollenti di immaginazione figurativa organica, sulla scia di Gunther Domenig o Coop Himmelblau, Asymptote (con i quali ha peraltro collaborato), e in linea con le ricerche figurative di H.Diaz Alonso, T. Wiscombe ed altri.

Sarebbe tuttavia un errore inquadrare Melis come un personaggio tutto teorico e visionario, un architetto teorico e “distopico”. Infatti, con lo studio Hierapolis21 svolge una concreta attività professionale, in cui, dalla vittoria di numerosi concorsi di progettazione negli scorsi anni sono in corso o quasi ultimati numerosi lavori pubblici di rilievo quali fra numerose altre il Palazzetto dello Sport di Riva del Garda, l’Ospedale di Neuropsichiatria infantile Stella Maris a Pisa, il campus Ex Guidotti a Pisa.

La scelta dunque sembra innovativa, in discontinuità con quelle degli ultimi anni, spesso centrate sul mondo accademico italiano che manifesta ormai troppi segni di autoreferenzialità e staticità.

Una cosa è certa: dopo la visita al padiglione il pubblico avrà ben chiara la differenza fra il “greenwashing” e la sostenibilità. Uno scritto di Melis rubato da Facebook: “Per quelli che pensano che il problema sia nella definizione. Chiamatela architettura, chiamatela ecologia, o non chiamatela proprio. Tanto non cambia: il problema resta la crisi climatica (e l’incapacità di dare risposta al problema). Per cortesia: non mi si risponda parlando del problema del green washing. La ricerca ci ha insegnato a distinguere le due cose. Parecchio tempo fa. E chi parla di moda, dopo il superamento delle 400ppm di emissioni di CO2 (per la metà dovute alle costruzioni), non se la prenda con me, ma con la matematica, e la fisica. E si ricordi che io non c’entro: quella moda l’hanno iniziata i fighetti come Galileo, Foley e Mann.”

pubblicato anche su PressT/Letter  qui

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Un ricordo personale di Mario Marenco

Un giorno incontrai Mario Marenco. Era il dicembre 1987. Il mio gruppo rock, di cui ero il cantante, fu ingaggiato alla trasmissione DOC Musica dal vivo per tre giorni. DOC era una trasmissione concepita da Renzo Arbore e condotta da Gegé Telesforo, più un’altra di cui non ricordo il nome.

Doc era agli inizi, Indietro Tutta alla primissima puntata.

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Dunque, mentre Doc finiva la sua diretta pura e noi rientravamo nei camerini, la banda di Indietro Tutta usciva a registrare la sua diretta/differita.

Ora, immaginate un giovane catapultato per fortuna oltre i suoi meriti in Rai (io), che rientrando nei camerini si imbatte in decine di pezzi di gnocca vestite da galline tutte in una volta, come un sogno (la prima assoluta di di Indietro tutta sarebbe andata in onda solo la sera).

Bene, con questo senso di pura felicità mi immetto nel corridoio verso il mio camerino. E cosa vedo? Mario Marenco, vestito da bambino con grembiule a quadri e cartella! Gli sono scoppiato a ridere in faccia! Lui, già nel personaggio, mi superò con passo saltellato, dandomi un calcetto esclamando “TIN!”. Io morto dal ridere. Questo era Mario Marenco, è una storia vera ed è meraviglioso per me averla vissuta.

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Retrospettiva, 2007. La nascita del PD dalla mia postazione

lunedì 15 ottobre 2007 – Bizblog  – La nascita del PD dalla mia postazione

… non so se andrò a votare per le primarie … tutto sommato meriterebbero una sferzata“. Dico questo dopo aver letto l’articolo sui fighetti della sinistra dello spettacolo, banda Dandini et affini, che pure loro non volevano andare a votare.

… si, ma che palle la gente di sinistra … mai che vada bene qualcosa … se è bianco allora vogliono rosso, se è rosso allora  vogliono verde, se è verde bianco …

Si. mio fratello ha ragione. Che palle ‘sti fighetti tipo la Dandini. Mi ha convinto. Torno un po’ prima in città per arrivare in tempo per votare per le primarie del Partito Democratico.

Arrivo al seggio, un chiosco disadorno all’estremità di una piazza di un piccolo mercato, ore 19.45. Mi ritorna in mente che in quella piazza, la sera, tanto tempo fa ci trovavamo per attacchinare per DP e con cautela “stacchinare” i manifesti dell’MSI attaccati di fresco (“ragazzi, ho visto che ci sono fascisti che stanno attacchinando, occhio … straap“). Ci sentivamo dei Maquis in missione. Sembra un secolo fa, in effetti era durante il secolo scorso.

Una gran coda per votare. Ci metto più di mezz’ora.

Incontro in coda l’ingegner S. Non pensavo fosse di sinistra. Al massimo, democristiano. …. Ah, già …

Scatta l’ora igghisi, le 20 orario chiusura seggi.  Uno scrutatore si mette a contare le persone in coda ” chi arriva da adesso in poi non potrà avere la scheda”

L’ing. S. commenta ” ma si può? anche se ne arrivasse qualcuno dopo, chi se ne accorgerebbe? Sempre che ci diamo martellate nei coglioni … In questo paese possiamo scegliere fra babbaloni (la sinistra) e lestofanti (la destra) … se fossero di Forza Italia farebbero votare gente anche il giorno dopo …”   Sorrido. Non escludo che mi facciano storie per la patente vecchia e sgualcita come documento d’identità. Più vigilantes dei vigili. Alle primarie dell’Ulivo non mi fecero votare perché non trovavo la tessera elettorale.

Arriva la signora T., una bella ed elegante signora che potrebbe essere però mia madre, che abita nel mio stesso palazzo. Era andata in un seggio sbagliato e l’hanno mandata qui. A confermare la tesi delle martellate nei coglioni. Non potrà dunque votare. Pazzesco. Anche lei non pensavo fosse di sinistra. … Ah, già …

Gli scrutatori danno del Lei. Nessuno chiama l’altro “compagno”, o gli dà il tu. … Ah, già. Di spicci ho 2 euro. Che faccio, mi faccio dare il resto? Ma no, va. Mi dice solo grazie, ma forse pensa “grazie, compagno ” (ha il phisique du role del militante del PCI). L’ing. S. esce un pezzo da 5 euro. Però! … ah, no, si è fatto dare il resto, ma di 3 euro … si, è un PD/DC …:-)

Reazioni furiose dei forzaitalioti bastardi sul dato dei 3 milioni di votanti. Per quanto ho visto, potrebbero essere anche di più. E sono contento perciò di avere votato. Spero che ai luogotenenti forzaitalioti venga l’itterizia, l’ulcera duodenale. Che gli scoppi la fava, fetenti che non sono altro.

Casini dice a Veltroni “si schieri”. Sembra quasi come quando uno ti chiama al telefono e ti spara un  “pronto, chi parla?” Fossi in Veltroni risponderei letteralmente “Casini … ‘zzo vuoi, zzo sei?” tipo tamarro.

Dato quasi bulgaro. Troppo per Uolter. Più giù del previsto la Bindi, più su del previsto Letta, ma non tanto. Adinolfi mi pare abbia fatto fiasco, mi spiace, poraccio, lui e il suo popolo di internet e generazione U. “Il popolo di internet”. Bisogna proprio essere dei giornalisti per coniare definizioni così stupide. Comunque, cerco il suo nome sulla scheda e non c’è. A Torino, non c’era.

I candidati, in fondo, erano piuttosto simili. Molto medi. Medietas. Mediocritas, si spera almeno aurea mediocritas. Se non sarà anche aurea, saranno dolori. Medietas. Questo sembra l’impronta del neonato PD. Che oggi nasce.

Tanti auguri al neonato. Noi, comunque, c’eravamo.

 

postfazione

Le primarie vennero stravinte da Walter Veltroni. Curiosità: fra i candidati, c’era pure un giovane Mario Adinolfi prima della sua svolta a destra, con lo slogan “si può fare” (prima di yes we can… dopo Victor Frankensteen Jr).

Il pezzo, che descrive la mia votazione alle primarie, è scritto in “stile gonzo”, come usavo allora e adatto ai blog, ultraveloce, scrittura di getto, con elementi non convenzionali e anche errori voluti (es uso di “uscire” transitivo, ma la Crusca di recente ha detto che nel parlato e gonzo si può fare).

Retrospettiva : i Grillini nel 2007

Mi sono ricordato che in un vecchio blog oggi scomparso perché su piattaforma morta (Splinder) scrissi un pezzo violentissimo contro Grillo e i grillini che commentavano nel suo blog. Il Movimento 5 stelle non esisteva ancora, c’era il blog di Grillo che coagulava un primo nucleo. E si era all’indomani del grande successo del primo “VAFFA DAY”.  Lo scritto era corredato di una illustrazione fatta velocemente da me “Beppe Grullo no grazie”.

Lo ripropongo per due motivi:

a) tengo a precisare che io a questi li avevo individuati subito.

b) alcuni dicono che il “movimento” agli inizi fosse qualcosa di meraviglioso, ma poi è degenerato. Io invece sostengo che la “panza” del movimento è sempre stato un ribollire schiumoso di rabbia e frustrazione piccolo borghese, con spesso un sottofondo ideologico fascistoide e comunque alieno a modi di pensare democratici.

Grullo da record + antologia dei grullini

mercoledì 19 settembre 2007 

beppegrullonograzieGrillo ha battuto ogni record.

In poco più di una settimana, dal vaffa day ad oggi, è riuscito ad essere di gran lunga il più presuntuoso, dispotico, volgare, stupido e arrogante uomo politico italiano di tutti i tempi.

Questa cosa è veramente notevole, considerando i grandissimi campioni di queste doti che la politica italiana ha offerto in più di 60 anni. E dire che il nostro grullo, non ha ancora cominciato a “scendere” in politica. Non ha ancora preso un voto in vita sua, e già si sente il portavoce di tutti gli italiani.

 Ascoltami bene: non sei il mio portavoce, GRULLO.

Ieri sera mi sono fatto un giro nel blog di Grullo. Volevo davvero capire chi fossero “questi ragazzi meravigliosi” che fa proposte politiche fantastiche “dal basso”, vedere se Prodi era nel giusto nel dire che “i cittadini non sono migliori dei politici”.

Commenti al post “Proposte dei cittadini”. Naturalmente, ho scelto alcuni fra i peggiori (sono tantissimi, in maggioranza assai beceri). Moltissimi messaggi sono ripetuti, gli altri esprimono all’incirca lo stesso concetto. I grassetti sono miei. Buon divertimento (si fa per dire) :

“politici ormai,senza vergogna si attaccano a tutto,speriamo che non si attaccano pure al cazzo, perchè oltre al virus mentale, ci possono attaccare anche quello fisico.”

“ALZEHIMER PRODI!! AHAHAH…. GRILLO, prima di tutto, un grande comico”

“un sentito vaffancu:lo al presidente del consiglio per l’intervento a “porta a porta” che non ho visto”

“Carissimo Beppe Grillo questa è la mia idea:  dei politici si può fare a meno. – la proposta di legge viene letta su internet e votata, quella che raggiunge il 50% più uno degli aventi diritto al voto, viene approvata o bocciata secondo i SI o i NO, hanno precedenza di attuazione le leggi con più consenso dei SI.”

“Scusate l’intrusione, ma penso che dobbiate assolutamente leggere (anche ascoltare) questa cosa che mi hanno segnalato e che prende in giro Beppe. Ma non si può fare qualcosa?”

“PER LE PROSSIME ELEZIONI FACCIAMO LA SAGRA DEL MAIALE, COSI’ QUANDO CE LI LEVIAMO DAI CO….NI HANNO IL POSTO ASSICURATO!!!”

“Questo dipendente del c….o ha dichiarato dal verme vespa che noi non siamo meglio di LORO!!!!??????  MA CI RENDIAMO CONTO DELLA ENORME CAZ::::TA CHE HA DETTO?????   ER Mortadella non è capace di intendere e volere!!!!”

TUTTI A ROMA!!!!!!!!! FACCIAMO UN GRAN FALO’!!!!!BRUCIARE LE SCHEDE ELETTORALI DAVANTI A MONTECITORIO!!!!!BRUCIARE LE SCHEDE ELETTORALI DAVANTI A MONTECITORIO!!!!!BRUCIARE LE SCHEDE ELETTORALI DAVANTI A MONTECITORIO!!!!!BRUCIARE LE SCHEDE ELETTORALI DAVANTI A MONTECITORIO!!!!!BRUCIARE LE SCHEDE ELETTORALI DAVANTI A MONTECITORIO!!!!!BRUCIARE LE SCHEDE ELETTORALI DAVANTIA MONTECITORIO!!!!!BRUCIARE LE SCHEDE ELETTORALI DAVANTI A MONTECITORIO!!!!! FORZA FACCIAMO QUALCOSA CHE DIA VERAMENTE NOIA!FORZA RAGAZZI E’ IL MOMENTO DI SPINGERE!”

“NON LI VOGLIO + VEDEREEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEE”

“EEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEE GRAZIE A TUTTI E CONTINUIAMO COSI’BRUCIARE LE SCHEDE ELETTORALI DAVANTI A MONTECITORIO!!!!!”

“Scusate l’intrusione, ma penso che dobbiate assolutamente leggere e ascoltare questa cosa che mi hanno segnalato. Sfottono Beppe e mi chiedo: possiamo fare qualcosa?”

(commento mio: di nuovo, è la quinta volta che posta ‘sto messaggio … ma che vuol fare, prenderlo a manganellate?) 

“Tra CENTRO DESTRA e CENTRO SINISTRA ci sono io e quelli come me che non C’ENTRO NIENTE, o meglio non vogliamo centrare niente con quella accozzaglia di meschinetti. Caro Beppe, sono d’accordo con te e con quelli che sono stufi di sopportare l’arroganza e l’assoluta mancanza di vergogna di questi parassiti, che fanno i ricchi con i soldi nostri.”

“I partiti sono: io sono il capo del partito e decido, voi pensatela come volete, basta che la pensiate come me!”

“Voglio contribuire anch’io. A destra e a sinistra vi dico: VAFFANCULO!!!!!”

“Per l’ennesima volta sono costretto a denunciare il blog per censura dei miei commenti.Alle 9.45 del 18|9|07 non è stato riportato il commento inerente alla precedente inserzione.”

 (commento mio: ahi ahi ahi, Grullo. Se censuri in un blog, che farai quando avrai il potere?… e non è l’unico, a quanto pare a subire censura nel tuo blog ne conosco altri, intelligenti ed educatissimi, e per questo ti danno fastidio … bravo, bravo)

“Napolitano, 62 anni di carriera politica, ma dove lavorava prima di entrare al parlamento nel 1946……62 anni di parlamento????? Altro che FIDEL…..Secondo te mio caro CITTADINO BEPPE GRILLO quando cominceremo a montare una o due ghigliottine per piazza, in ogni città, paese, frazione,…..ecc.ecc.”

“Codesti signori onorevoli, NOSTRI dipendenti, i quali in misura almeno dell’80% dovrebbero essere SBATTUTI fuori dalla finestra e non dalla porta perchè non sono degni, a pedate dove se lo meritano meglio, cioè sul culo, ma con SOLO dopo aver calzato un bel paio di scarponi da ALPINO tipo VIBRAM, VAFFANCULO QUANTO MI CI VORREI TROVARE SOLO A SOLO, UNO ALLA VOLTA, IN UNA STANZA CHIUSA DAL DI FUORI CO’ STI SIGNORI, GLIELA FAREI CAPIRE IO LA RAGIONE DOVE STA’……….GRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRR”

“Come si sta Grillo ad essere chiamato fascista proprio da quelli che hai aiutato a piazzarsi al governo????  Benvenuto nel club!!

“Anche l’estrema sinistra islamica parla contro di noi. Si vede che abbiamo ragione!!!! http://www.verbavalent.com/index.php?q=node/171     Molti nemici….”

(…molto onore? mi ricorda qualcosa …)

“Fanculo Prodi e chi lo ha votato…”

“FINALMENTE SONO ORGOGLIOSO DI ESSERE ITALIANO…QUALCOSA STA NASCENDO..QUALCOSA STA CAMBIANDO…UN POPOLO SEMPRE PIU NUMEROSO SI STA FORMANDO UNA NUOVA RIVOLUZIONE POLITICA SPAZZERA TUTTO IL MARCIO CHE C’E’…CHI HA SBAGLIATO HA LE ORE CONTATE.. BEPPE CI HA SVEGLIATO DALL’INCANTESIMO”

“Non è possibile che c’è gente che merita la galera invece è libera di rapinare e uccidere la gente, queste cose si vedono solo in Italia,con Berlusconi non dico che stavamo messi benissimo ma almeno sembrava che non fossimo caduti così in basso,questo governo è un insulto al buon senso e alla politica vera,io di democrazia nel nostro paese non ne vedo per niente”

“Ma perché non la smettete di rompere i c0 gli 0ni e rimettete quelle famose magliette e state un pò zitti? Ora siete tutti qui a lamentarvi dimenticandovi che ce lo avete messo voi prrroddiii li.”

“Siamo in DITTATURA. Per ricordarci che SIAMO NOI A DIPENDERE DA LORO sguinzagliano la CRIMINALITà ORGANIZZATA o il TERRORISMO LATENTE, IL DISORDINE (da promuovere anche con leggi simili all’indulto, o ai condoni). La sovranità spetta al popolo, che tuttavia NON SA COME ESERCITARLA, perchè il popolo ignora che VENUTI MENO I PRINCIPI SALDI DELLA DEMOCRAZIA è SUO DOVERE CONFRONTARSI CON I DESPOTI esautorandoli.”

“…o adesso o mai più… firmato: Un “cittadino qualunque”

“ultima cosa BENNI ha parlato con la sua aria da intellettuale poi ascoltando quello che diceva si capiva che è vecchio e noioso parla di Molier per parlare ai giovani, quelli del liceo? Benni sei il contestatore comodo per tutti.”

“Sono.. anzi ero di destra. Grazie anke a te grillo e al tuo blog ho aperto gli okki. Continua cosi!”

“Tu sei un leader e non sentirti in colpa:un leader ci vuole”

“BEPPE FACCIAMOGLI IL CU…..O A QUESTI MENTECATTI SENZA ANIMA E SENZA PUDORE!!”

“Ciao per chi volesse venirmi a trovare digitare “Jessica Moh”

“Beh, ben venga il populista, il demagogo il qualunquista se l’alternativa é l’interesse oligarchico che fino ad oggi i camerieri seduti in parlamento hanno favorito. Beppe é solo uno famoso che finalmente sembra sincero e senza i compromessi.La gente é stanca e grazie a Beppe ha modo di fare politica in modo sano e intelligente.”

“Rete 4 ha diritto di esistere perchè non è di sinistra, e quindi rappresenta la maggioranza del paese!…soprattutto adesso!”

Ho visto finalmente la luce dopo anni e anni bui che ci hanno portato solo delusione, frustrazione rabbia. (…)Quel qualcosa e’ successo e sei te Beppe che hai sempre cercato la verita’ nelle cose e l’hai detta a gran voce a tutti quelli che volevano ascoltarti ma anche a quelli che non volevano girando la testa da un’altra parte e che adesso hanno paura.La stessa paura che io avevo prima di addormentarmi ogni sera pensando a loro e che adesso non ho piu’ perche’ ho visto la luce.Siamo tutti con te…non mollare MAI!”

Conclusione. Prodi ha sbagliato: sono molto peggio dei politici.

 

Oltre il TAV

Ho scritto alcuni giorni scorsi un breve articolo per IN/Arch Piemonte, sul tema TAV Torino Lione. Questo il link 

Ecco invece il testo che riporto qui

Parlare oggi della linea TAV Torino Lione è intervenire in un terreno su cui, da vent’anni circa, si sono scontrate, non solo a parole, diverse visioni della società e del futuro. È un terreno difficile non soltanto per questa sua caratteristica politica sedimentatasi negli anni, ma anche per la sua effettiva complessità tecnica non solo riguardo al tema dei trasporti, ma anche ambientale nel suo complesso. Su di essa si sono scritti decine di libri, pubblicazioni, studi, forse migliaia di articoli su giornali e riviste, spesso anche di cronaca in ordine a scontri e processi.

In questi anni i principali media hanno trattato l’opposizione alla linea TAV senza mai evidenziarne le ragioni, relegando con sufficienza tale opposizione ad un carattere “nimby” (not in mybackyard) da un lato, e di mero ordine pubblico dall’altro, magnificando invece in modo acritico e propagandistico la necessità dell’opera.

In realtà, il “popolo no tav” (perché popolo può definirsi, socialmente e culturalmente trasversale e composito) ha, nel corso di lunghi anni, affinato le sue conoscenze diffuse. Contrariamente a quanto i giornali più importanti diano ad intendere, è preparatissimo in materia. Ed è riuscito a fuggire da una logica meramente localistica collegandosi con realtà esterne che hanno compreso e condiviso la sua battaglia, ponendo la questione anche su piani più generali riguardanti i modelli di sviluppo auspicabili, che forse è il tema più importante che questa vicenda ha fatto emergere.

Limitandoci qui all’aspetto tecnico, le argomentazioni dei NO TAV sono confluite nel corso degli anni in un agile compendio, che viene periodicamente aggiornato con le ultime novità, le “150 Ragioni contro la Torino Lione“,reperibile in rete a questo link. Documento di parte, ma che consiglio di leggere a chi non l’ha ancora fatto, se non altro per capire a che livello di accuratezza dei temi si pone la questione da parte degli oppositori all’opera, e dunque il livello minimo su cui impostare la discussione.

Quindi è del tutto falso liquidare tutto ciò riducendo l’opposizione al TAV ad una questione di ignoranza e ordine pubblico, atteggiamento iniziale sbagliato delle Istituzioni, pagato molto caro e di cui ancor oggi si scontano le conseguenze.

Anche se a questo punto sarà molto difficile, sarebbe bello che, per la prima volta in tutti questi anni, la questione venisse esaminata davvero in senso ampio e spregiudicato, sia a livello istituzionale, ad esempio confrontandosi, anche a livello europeo, sulle politiche territoriali più opportune che la Comunità Europea debba perseguire, di cui la mobilità è solo uno degli aspetti, che può seguire logiche di sviluppo differenti, nella alternativa se privilegiare pochi canali con conseguente polarizzazione su pochi centri, o se arricchire la capillarità delle reti favorendo multipolarità urbane.  Sia a livello tecnico, esaminando, ad esempio, se realmente sia necessario e opportuno che i trasporti debbano essere effettuati con modalità che rendono tecnicamente obsoleti gran parte dei tratti ferroviari esistenti, fra cui quello attuale del Frejus, in un contesto di risorse generali scarse, contese anche da altre esigenze impellenti (ad esempio, la manutenzione delle infrastrutture esistenti, messa in sicurezza sismica e geologica di strutture e territorio, per limitarci solo  a quelle di tipo infrastrutturale e di servizi primari).

Siamo infatti in una situazione ben diversa da quella dei secoli scorsi, in cui l’infrastrutturazione era tutta da realizzare. Oggi si pone invece la questione della sua manutenzione e miglioramento, nel quadro di una società che cambia e che ha esigenze anche differenti dal semplice efficientamento ottimale del fattore trasporto, specie se esso deve drenare notevoli risorse pubbliche a sfavore di altre fondamentali talvolta trascurate o dove il pubblico ha la tendenza a ridurre gli investimenti (si pensi alla istruzione o alla sanità). Gli ordini di grandezza sono impressionanti: si pensi ad esempio quanti “Parchi della Salute” si potrebbero realizzare al costo del TAV Torino Lione, laddove si fa invece fatica a reperire risorse pubbliche per realizzare solo in parte quello di Torino, ricorrendo ad investimenti privati data la scarsità di denaro pubblico. Si direbbe che la tendenza attuale sia di risparmiare col cucchiaino se si tratta di sanità o pubblica istruzione, e di buttare via con la pala per realizzare ad esempio questa linea TAV che, pur migliorando ovviamente l’efficienza dei trasporti, appare nient’affatto essenziale in termini di miglioramento effettivo che realizza, pure in buona parte ottenibile con il miglioramento della linea esistente. È chiaro che la questione non è soltanto tecnica, ma anche politica: come e a favore di cosa e chi utilizzare le risorse pubbliche.

Sotto questo profilo, la proposta dell’IN/Arch di costituire un centro di documentazione sul TAV è senz’altro auspicabile, specialmente se appunto possa essere l’occasione di una riflessione non solo accurata e specifica sugli aspetti particolari, ma anche aperta all’attenzione riguardo alle strategie territoriali più generali su un piano nazionale ed europeo, in ampio contesto pluridisciplinare, e il più possibile scevro da inquinamenti di ragionamento dettati da logiche partitiche.  Che questa sia l’occasione di andare oltre il TAV.

Stan Lee – Marvel

Stan Lee è morto, RIP. Mi sono ricordato che avevo scritto in un precedente blog qualcosa sulla Marvel, lo “riposto”. Risale a 10 anni fa, aprile 2008 e quindi prima del grande successo dei film Marvel (con Nick Fury di colore, e altri aggiornamenti senz’altro azzeccati per i tempi)

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devilPer un po’ di tempo, diciamo intorno all’età di  9-10 anni sono stato un super-appassionato degli albi Marvel. A ripensarci, erano un prodotto molto ben fatto, equilibrato, con uno standard assai efficace.

Ritengo che l’approccio di Stan Lee, anima della Marvel, fosse essenzialmente realista, non fantastico.

Fatti salvi alcuni personaggi, che in effetti rimasero marginali nella produzione, quali ad es. Silver Surfer (1), l’ambiente entro cui si muovevano i “supereroi” o i “supercriminali” erano le grandi città statunitensi, con i loro grattacieli, le loro figure sociali e le storie di tutti i giorni.

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Matt Murdock (Devil) nel suo studio di avvocato col socio Foggy e la amata segretaria Karen Page

Questo consentiva l’aggancio con il lettore. I supereroi di maggior successo avevano una identità sociale precisa (più spesso piccolo borghese come Peter Parker, o borghese come Matt Murdoch, raramente di estrazione più elevata), e comunque con sfortune e difficoltà, specie amorose, varie. Insomma, dei “perdenti”, come tutti noi. Finché non si trasformavano nella loro identità segreta, con i loro alter ego, in realtà mai “soprannaturali”. Quasi un rispecchiamento del tempo parcellizzato del lettore, cui sopra accennato. (2)

Il contrasto fra buoni e cattivi era certo presente (specie nelle produzioni più smaccatamente di propaganda, come Iron Man), ma meno marcato che in altre produzioni d’avventura statunitense. L’approfondimento psicologico dei personaggi, pieni di dubbi, e dunque meno tagliati con l’accetta, è una delle caratteristiche del mondo Marvel generato da Stan Lee.

Dialoghi briosi, avvincenti, e con un po’ di umorismo. Su questa base, più elaborata che quella dei primi supereroi quali Superman o Batman, si snodava il disegno dinamico, preciso, lineare e fluido, con inchiostratura forte e colori compatti e sgargianti, di Jack Kirby, Gene Colan, John Buscema e altri magnifici artisti della Marvel.

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Resa del movimento, della azione. Jack Kirby antesignano dei disegnatori Marvel

Anche propaganda.

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Nick Fury

La mia impressione, oggi, è che avessero una qualche sovvenzione da istituzioni a scopo di propaganda. Se Captain America era un personaggio, quasi romantico, della seconda guerra mondiale, Nick Fury (uno 007 ruvido yankee con la toppa su un occhio come Moshe Dayan), e soprattutto Iron Man, segreta identità del produttore d’armi Starck, erano creature della guerra fredda.

Iron Man non aveva superpoteri naturali, la sua potenza derivava unicamente dalla tecnica della sua sofisticata ed evolutiva armatura E del resto, Starck, a differenza dei supereroi naturali come Spiderman, nella vita reale, era un grande industriale e un inventore e – dunque – un figo, sebbene anche lui non privo di debolezze (il cuore malato, l’amore non sempre facile)

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Crimson Dynamo col presidente sovietico

Si contrapponeva, in genere, a nemici esteri, quali “il Mandarino” in Cina, e soprattutto, il suo alter-ego sovietico, Crimson Dynano. Crimson Dynamo era il prodotto di una tecnica industriale statale, con tanto di dimostrazioni di fronte al capo supremo (che poi, scoprii, essere identico a Krushev), regolare fallimento della missione, con ira del capo, e li a seguire per un altro tentativo. Del resto, la sua armatura era decisamente più goffa, un po’ da fantascienza anni ’30. Se non ricordo male, Crimson Dynamo, pago di prendersi sempre mazzate, decise, durante una missione, di diventare dissidente e passare oltrecortina, come Nureyev. I russi trovarono di certo una nuova persona per indossare l’armatura di Dynamo.  Lo scienziato dissidente, creatore dell’armatura, poi si sacrificherà per il Paese che l’aveva accolto con tanta bontà (3)

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Lo scienziato dissidente Vanko, creatore di Crimson Dynamo, si sacrifica. Tony Stark vignetta in basso a destra.

Dovrei avere ancora un pacco di albi in soffitta. Quasi quasi li recupero

 

Note di 10 anni dopo

  1. In realtà anche Thor e i personaggi di Asgard, e Namor Submariner erano personaggi fantasy. Ma anche lì il trattamento tendeva al realistico, mai veramente fantasy, tant’è che si sentiva sempre, nella sceneggiatura, la necessità di uscire dal mondo fantastico, facendo interagire i personaggi con “la realtà”, cioè la città USA
  2. Queste note facevano parte di uno scritto più ampio che riguardava i fumetti in genere, in cui preliminarmente associavo il fumetto ad altre forme artistiche nate nel ‘900. Il “cui sopra” si riferiva a questa nota sul “tempo parcellizzato” dell’uomo contemporaneo:  “… qual è una ulteriore costante che lega queste nuove forme artistiche (la fantascienza, il jazz, i fumetti?). A mio parere, l’evasione, o può anche dirsi, il divertimento. (divertimento in dizionario etimologico, qui). Nell’arte tradizionale, il concetto di “arte d’evasione” credo che non esista. Questo concetto presuppone sia l’uomo come individuo a sé stante, sia che il suo tempo, le sue occupazioni, la sua mente, siano parcellizzate, in una dimensione taylorista. Un tempo lavoro – prigione, e un tempo libero-evasione.”
  3. Interessante vedere l’aggiornamento di Iron Man nei riuscitissimi film usciti dopo questo scritto. Stark è stato “virato” in versione più sbarazzina, anticonvenzionale, genio e sregolatezza, mentre in origine era un po’ ingessato, giacca e cravatta, troppo serio. I nemici diventano i talebani, terroristi e i soliti scienziati pazzi e frustrati (non c’è più la guerra fredda, e i cinesi è meglio comunque tenerseli buoni)

Una domanda sulla città contemporanea, fatta su Facebook

Qui a Torino, sono passato di nuovo davanti a Largo Piero della Francesca, nella zona ex industriale dove sono stati realizzati la Chiesa del Santo Volto su progetto di Mario Botta, il Parco Dora (concepito da Peter Latz & partners, parco che utilizza come elementi compositivi ruderi delle vecchie fabbriche preesistenti) e numerosi edifici alti di abitazione, oltre centri commerciali, secondo un Masterplan di Jean Pierre Buffi e Andreas Kipar, il tutto realizzato circa a partire dall’anno 1999 fino al 2012.

spina 3

Era un sabato, la giornata di fine ottobre, grigia. E mi è sorta spontanea una domanda Tolto il grigiore, perché l’urbanistica (la “urbatettura”) moderna non fa, davvero, città? 

Tutto sommato, è una domanda che non smetto di farmi da tantissimi anni, e a cui non so dare esattamente una risposta decisiva. E così, ho provato a formularla su facebook, in cui molti miei contatti sono architetti. Fra le risposte, mi è sembrata particolarmente azzeccata quella di Gaetano di Gesu: “perchè ogni edificio moderno è un centro mentre la qualità della città è la forma del vuoto. 

Allorché la mia risposta è stata “E quindi le persone non hanno davvero uno spazio in cui vivere, ma solo posti dove andare.

Altre risposte sono andate nella stessa direzione ma con diversi accenti. Ad esempio Pietro Pagliardini “Perché sono oggetti sparsi nel vuoto senza relazione tra loro” a cui fa da contrappunto il successivo commento di Emmanuele J. Pilia: “Rotto il rapporto tra strada ed edificio, ciò che rimane è quello che dice Pietro”.

È stato contestato il termine “urbatettura” come orribile e inutilizzabile. Io penso che una parola per definire “l’arte di costruire le città” è utile, e “urbatettura” per quanto brutta e desueta è però adatta.

Stranamente nessuno ha contestato l’affermazione implicita nella domanda, affermando che no, che l’urbanistica contemporanea fa davvero città, eccome.

E però, se “le parole sono pietre”, anche le pietre, in qualche modo, restano a dire cose inequivocabili. 

Voi che ne pensate?

(già pubblicato su PresS/Tletter qui