Nuovo Barnum

Nota su Baricco saggista – il nuovo Barnum

Baricco è per me un estraneo familiare. E’ un preciso ossimoro.

Mi è estraneo perchè non lo conosco personalmente (diversi miei amici si) e non l’ho nemmeno mai incontrato, pur vivendo nella stessa città; perchè non sono un suo lettore abituale (ho letto pochissime cose sue, anche se non mi sono mai dispiaciute; in genere non leggo La Repubblica dove lui scrive).

Mi è familiare perchè, anche se ha qualche anno in più di me, in fin dei conti siamo della stessa “generazione”, stessi miti, stesse cose, più o meno; infatti potrebbe essere mio fratello maggiore, ha l’età di alcuni miei cugini; abitiamo nella stessa città, respiriamo quindi la stessa aria (inquinata), da 50 anni.

Mi è estraneo e familiare perchè riconosco certi modi di dire, un certo non so che nel modo di fare, di atteggiarsi anche quando scrive, che mi è familiare perchè sono modi che ho notato fin da piccolo in miei amici nati in una certa Torino fine, benestante, di tradizione, torinese da generazioni; ma appunto per questo, a me estranea essendo torinese di origine relativamente recente.

Sperando che non sia già partito un coro di “non ce ne frega un cazzo” vengo al dunque: una specifica osservazione su di lui in margine alla lettura di “Il nuovo Barnum”, una antologia di scritti apparsi su Repubblica, Vanity Fair o Wired dal 1999 al 2016. Uno l’avevphpThumb_generated_thumbnailjpg.jpgo già letto e mi era piaciuto, quello in cui il buon B. reagisce alla scorrettezza di Citati e Ferroni, che l’avevano denigrato con una battuta parlando d’altro (modo di fare estremamente scorretto e lui spiega bene perchè, bravo Baricco. L’articolo è leggibile qui)

La raccolta è gobile, mi è piaciuta. La leggo in ordine sparso (diverso dall’ordine sparso in cui è impaginata.

Ma ecco, in questi suoi minisaggi, spesso reportages di eventi o luoghi famosi, sebbene non ancora “sputtanati” e su cui si può comunque scrivere un bel pezzo (Ba)ricco, se da un lato rivela una acutezza e una vivacità notevoli, dall’altro è tradito dalla sua voglia di scrivere bene, di piacere ed essere brillante. E così giustappone, ad una lettura precisa della realtà, una serie di metafore o di similitudini con cui tende a  ricondurre il reale ad un recinto – un circo Barnum, appunto –  di miti comuni, (“miti d’oggi”, quindi forse anche luoghi comuni), a scapito della precisione. A scapito, forse, di un livello maggiore, che probabilmente sarebbe persino eccessivo sui giornali e le riviste, e che però me lo renderebbero forse più estraneo, ma migliore.

Questo accade soprattutto nei pezzi di colore, appunto sui “miti d’oggi”. Che non sono ovviamente quelli di Barthes della Francia anni ’50 e d’altronde l’intento e lo sguardo di Baricco è più benevolo e, in quei frangenti, più di narratore, cosa che costituisce per me il “difetto” che sopra ho rilevato.

La raccolta però contiene anche pezzi politici con analisi dure e senza fronzoli. Vorrei qui segnalare ad esempio quelli scritti nel 2009 a proposito dell’uso del denaro pubblico per attività culturali, che avrebbero meritato maggiore attenzione presso i partiti e l’opinione pubblica, e, mi pare, ancora attuali.

Ecco, forse la grande sopresa che ho avuto nel leggere questa raccolta è scoprire che Baricco è politicamente molto lucido, esatto, e senza retoriche. Una cosa davvero rara nel giornalismo italiano. E veloce: il pezzo scritto il 14 settembre 2001 rivela ad esempio una sua attitudine a leggere con fredda lucidità e rapidità le situazioni ancora a caldo, andando al cuore del problema. E Il doppio pezzo del 2000 su una Convention democratica in California lo farei leggere a Giovanna Botteri tutti i giorni, finchè non lo ripeta a memoria. Almeno il secondo.

Insomma, questo estraneo ho scoperto che mi è familiare davvero.

*********

(link ai pezzi citati: convention democratica I e ,  II 

quello 3 giorni dopo l’ 11/09

  • quelli sui finanziamenti pubblici alla cultura, I e II
  • quello che ha fatto scattare in me l’osservazione negativa. sui wiener

 

 

Annunci