jihadismo

Appunto su ghettizzazione urbana

… in rapporto alle strutture urbane preesistenti

Nell’ultimo numero di Limes, dedicato interamente al tema delle “periferie” e delle città nel mondo, Michele Groppi, dottorando al King’s College di Londra, esamina la situazione delle città europee, comparate con quelle italiane, in relazione a situazioni di grandi ghettizzazioni di immigrati musulmani, che possono, come a Molenbeek (ormai popolare nei giornali nostrani) costituire humus fertile per giovani reclute di organizzazioni jihiadiste. (ecco l’incipit)

Ne viene fuori, tra le altre cose, che, nelle città italiane, mai si verificano fenomeni di concentrazione simili a quelli che si verificano in Inghilterra, Francia o Belgio.  Alcuni dati sulla percentuale di musulmani di immigrazione abitanti in quartieri periferici : London Tower Hamlets 35%, Blackburn Bastwell 85,3%, Paris Aubervilliers 70%, Bruxelles Molenbeek circa 80%. In Italia non si riscontrerebbero percentuali superiori al 15% all’interno di un quartiere.

tower hamlets aerea copy

Vista aerea zona di Tower Hamlets. Nel quartiere è presente anche l’intervento di edilizia residenziale “Robin Hood Gardens”. (ultime notizie che ho visto sul suo destino, qui )

Tower hamlets street view copy

Ambiente urbano di Tower Hamlets (google street view)

Mi viene in mente questo, ma magari sbaglio: “al netto” del maggiore impatto dell’immigrazione nei paesi ex colonialisti nell’8-900, l’Italia, grazie alla sua strutturazione urbana in tante piccole città e non con poche grandi capitali, ha di fatto diluito la concentrazione e la ghettizzazione degli immigrati. Esiste inoltre una relazione, che forse non è sufficientemente considerata, fra struttura urbana storicamente consolidata e strutturazione sociale e culturale autoctona, che è tale da favorire l’integrazione di soggetti diversi e sfavorire la ghettizzazione. Viceversa, le “forme” urbane meramente utilitarie dei quartieri costruiti dopo la seconda guerra mondiale favoriscono fenomeni di ghettizzazione. Ghettizzazione che è comunque fattore negativo indipendentemente dai soggetti ghettizzati: i quartieri di villette per soggetti benestanti generano ugualmente ghettizzazione e sradicamento sociale, anche se non riguarda  “classi pericolose”.Vedasi il fenomeno delle “gated community”, oggetto di studio del mio collega astigiano Fabrizio Aimar (un articolo qui).

In quartieri fra i più poveri e con altissimi tassi di disoccupazione questo diviene dirompente. E lo sarebbe per qualsiasi tipo di soggetto o classe. E dirompente è, a maggior ragione, date le particolari caratteristiche dei musulmani immigrati, che possono pensare di trovare riscatto in una organizzazione nichilista sotto le mentite spoglie di quella islamica.

Non bisogna comunque pensare ad una sorta di determinismo della forma urbana. Come sopra si è detto, la relazione è comunque collegata ad altri fattori, in particolare alla ricchezza e coesione dell’organizzazione sociale ecc. Ma è indubbio, e ormai provato anche da studi, oltre che da evidenze concrete, che i modelli urbanistici derivati dalla Carta d’Atene, spesso ancor oggi proposti (con enormi “quartieri edificio” immersi in spazi genericamente “verdi” ma in realtà terre di nessuno non manutenibili, il cui unico centro sociale è il mega centro commerciale raggiungibile in auto), favoriscano disgregazione sociale.

 

p14307-robin-hood-gardens-1972-300dpi

Una vista del Robin Hood nuovo di pacca (1972) Foto Sandra Lousada- Foto tratta da questo articolo che contiene una breve storia del complesso.

Annunci