Appunti per il PD – 1

Immodestamente, deposito qui un piccolo contributo personale per la ricostruzione del PD (perché è chiaro, va ricostruito o muore). Sarò veloce, volutamente un po’ incosciente, senza approfondire termini; ad esempio userò in maniera disinvolta il termine “capitalismo” ben sapendo che occorrerebbe approfondire molto la cosa, complessa. Ma la complessità in certi momenti inganna e depista, e, come diceva un inglese amante dei paradossi “se una cosa vale davvero la pena di farla, tanto vale farla male”.

APPUNTO 1 – Il ruolo generale del PD nella società.

A partire dalla metà degli anni 90 – già prima dell’origine del PD – l’idea dominante di fondo è stata che il bene del capitalismo, il suo sviluppo incontrastato, coincidesse sostanzialmente col benessere della società, con la sua evoluzione. Per far questo, occorreva un “programma di riforme” che facilitasse sostanzialmente lo sviluppo dei gruppi capitalistici nella società italiana. Il “pacchetto di riforme” era in fondo dettato dalle Banche, dalla Confindustria e dalla “Europa che lo chiedeva”; il capitale è transnazionale.

Perché il fenomeno non è affatto solo italiano. La classe dirigente dei partiti ex PCI, DC, PSI ecc. allora in in trasformazione urgente, si è adeguata ad un processo internazionale, visto come necessario, in concorrenza con i raggruppamenti “di destra”, anch’essi sostanzialmente votati a questa missione. Se ci si astrae dalle particolarità nazionali (in Italia rappresentate principalmente di sedimenti vivi del più grande partito comunista dell’occidente, da una pur sempre rilevante incidenza della Chiesa cattolica, e infine dalla presenza di un soggetto anomalo quale Silvio Berlusconi), risulta più chiaro come questo processo sia avvenuto anche in altre nazioni, non solo europee. E che lo stesso processo di costruzione Europea nasce nel medesimo segno, per facilitare l’esecuzione di questo obiettivo.

Questo paradigma è talmente forte da essere poco visibile. Permea così a tal punto la classe politica, i mezzi di informazione,  ecc. da costituire il clima generale e pertanto non essere percepibile con chiarezza.

Ora: questo paradigma è un paradigma DI DESTRA. Non è un problema. Si può benissimo pensare che sia proprio vero che il bene del Capitalismo coincida col bene della società nel suo complesso. Ma pensarlo comunque è di destra. Destra liberale magari, ma destra.(1)

Ora, si dà il caso che i fatti dimostrano che non sia così. Non è vero che le società migliorino in virtù del semplice imperio del capitalismo. I vari problemi a cui assistiamo, da quelli ecologici a quelli legati ad esempio al brutale sfruttamento di risorse di paesi poveri, con conseguenti fenomeni migratori, alla micidiale crescita del precariato dei lavoratori anche nei paesi più ricchi (inutile fare qui una disamina o un elenco esaustivo), dimostrano che la politica sia chiamata non solo a gestire tecnicamente tali fenomeni di grande impatto, ma anche a dover quantomeno correggere storture che l’assunzione semplice del “pacchetto di riforme” arreca. Tale assunzione semplice e incondizionata chiamerò qui “pan capitalismo”.

L’emersione di movimenti cosiddetti “populistici”, o “sovranisti” è la spia di un disagio, di un bisogno che la sinistra non riesce a soddisfare, avendo rinnegato sé stessa nello sposare una politica di destra pan capitalista.  Il disprezzo verso “il popolo”, che traspare da molti discorsi, conferma in modo inequivocabile la collocazione a destra, e persino antidemocratica in modo preoccupante, di ampi strati del PD.

Un partito di sinistra DEVE difendere gli interessi dei più deboli, delle classi più disagiate. DEVE essere per la giustizia sociale. Se un partito sedicente di sinistra fa una politica totalmente prona agli interessi del grande capitale, disinteressandosi delle conseguenze negative che determina nel tessuto sociale, presso le persone, nell’ambiente fisico, esso non svolge più la sua funzione. Diventa come, per usare una “metafora” evangelica, come il sale che non dà sapore, che quindi non serve a nulla e viene perciò buttato via.

I partiti di sinistra in Europa non scompaiono perché sono di sinistra, o perché la sinistra sia finita. Al contrario! Perdono e stanno scomparendo perché i partiti di sinistra non sono affatto di sinistra. Perché la sinistra non svolge più il ruolo che dovrebbe svolgere, diventa inutile, e per di più ipocrita nel definirsi tale.

Tutto questo è così chiaro e banale che mi vergogno quasi a scriverlo.

La messa in discussione profonda e concreta del paradigma “pan capitalista” è l’unica possibilità per il PD, in genere per i raggruppamenti politici di sinistra. Tale messa in discussione però non può essere fatta guardando indietro, recuperando logiche, pratiche, retoriche e strumenti costituiti dalla sinistra nel corso del 900. Lo sguardo deve essere diretto, fresco, spregiudicato.

(continua … maybe)

note:

(1) possiamo anche fregarcene di destra e sinistra: ma tutto sommato sono categorie che servono ancora, visto che continuiamo ad utilizzarle)

 

 

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