Il rock e la vecchiaia, II

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Del resto, è passato quasi un decennio da quando the Zimmers incisero il My generation cantato da vecchi. Trovo sempre meraviglioso l’effetto d’inversione che ottiene il testo nella operazione Zimmers. Il fastidio della gente comune “people try to put us down … just because we get around” riferito non ai giovani, amati, invidiati, coccolati, ma invece ai vecchi, una categoria che la società contemporanea mal tollera, è significativo ed esatto.

Roger Daltrey, (cl.1944) che per primo cantò questo pezzo, è forse uno degli artisti rock più interessanti da analizzare nell’ambito di questo discorso. Per tanti anni ha incarnato, come front man degli Who, un ruolo eminentemente giovanile, che è stato portato sugli schermi da Ken Russel in Tommy, con i suoi capelloni riccioli biondi e il torso nudo.

Daltrey ebbe qualche difficoltà durante la mezza età. Problemi soprattutto di voce, a partire dagli anni 80 (si diceva avesse i polipi), e anche di immagine. Io ricordo che da addaltrey punkolescente lo percepivo come un personaggio del passato, ormai superato, eppure non aveva neanche 40 anni. E lui stesso doveva sentirsi così, fin da quando, con l’esplosione del punk, si fece ritrarre, sia pure un po’ per scherzo, con quel “look“. Too old to rock’n roll, too young to die, titolava proprio in quegli anni un lp dei Jethro Tull, e così lui doveva sentirsi.

E’ bello quindi vederlo riprendere, negli ultimi anni, la via del palco con dignità e senza forzature, con il bagaglio della vecchia gloria ma senza il ridicolo che potrebbe accompagnare simili operazioni. La migliore di queste mi pare quella che ha compiuto in compagnia di Wilko Johnson. Wilko Johnson (cl. 1947) è fantastico, forse quello che è invecchiato meglio di tutti. Nel senso che non è invecchiato, ha solo qualche anno sul groppone in più e i capelli in meno rispetto a quando calcava le scene nei Dr Feelgood con Lee Brilleaux (uno che non ce l’ha fatta ad invecchiare). Stesso modo schizzato di muoversi, stessi sguardi allucinati, solo un po’ più sorridente. Ma è sempre lui non perchè fa il verso a sè stesso, ma perchè quello è il suo modo di stare sul palco, il suo modo di vivere. Forse, favorito in questo dall’avere una non grande ma costante notorietà, presso un pubblico di nicchia e non di massa.

La scelta del bianco e nero nel video facilita la “digestione” della vecchiaia. Sa di vintage, e i colori accentuerebbero sgradevolmente gli effetti fisici della età avanzata o costringerebbero a trucchi.

In questo prossimo video le immagini della gioventù si sovrappongono a quelle attuali (del 2014). La nostalgia è temperata appunto da un senso virile di essere ancora in grado di calcare le scene con vigore e senza trucchi.

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