Il vecchio rocker come un eroe di cartone

La moria di eroi della musica rock-pop, sul principio del 2016 è stata particolarmente intensa. Ma, a ben pensarci, non è così, e ci si dovrà far ben l’abitudine. Infatti il rock è fenomeno musicale giunto a maturazione quasi 50 anni fa, quindi gli eroi del rock anni 60-70 vanno inevitabilmente ad avere dai 70 agli 80 anni. E non erano pochi, dato che molti – quasi tutti direi – erano sopravvalutati, e nel periodo di massimo fulgore ci fu una copiosa produzione.

Il fatto è che quelli della mia generazione, che sono cresciuti negli anni 70, hanno vissuto i personaggi del grande rock (troppo grandi per essere fratelli maggiori, troppo giovani, o giovanilisti, per essere padri) come qualcosa di simile agli eroi dei fumetti: personaggi indissolubilmente legati alle loro maschere di successo, alle loro gesta filmate. E invece, non è così, ovviamente. Gente che invecchia e muore, come tutti. Perchè stupirsi?

4526449_6_2938_bryan-ferry-admire-une-certaine-fragilite-chez_3bd61610f26e22959e936a6d67bb1350In realtà possiamo vedere diverse tecniche delle rock star di superare la vecchiaia. Ricordo di aver letto una intervista di Brian Ferry, uno che invecchia molto bene, affermare che semplicemente, verso il 35 anni, decise che non sarebbe più invecchiato. Lui era favorito dal fatto che il suo look era già da gentleman quasi classico da lungo tempo, ma importante è anche utilizzare musicisti giovani sul palco, non i vecchi compagni d’arme, che poi sembra la banda dell’ospizio.

Non tutti purtroppo riescono nell’intento, e trucchi e chirurghi funzionano fino ad un certo punto: è triste ad esempio vedere un Joe Jackson assomigliare stranamente a Bugs Bunny o Lilly Gruber. Lemmy Kilmister, recentemente scomparso, llemmy-kilmister-dead-at-70-due-to-cancera pensava come Ferry, però sembrava invecchiato ben di più. Ma è lì che interviene il cartone animato, la maschera. Alla fine, ciò che lo caratterizzava era il personaggio: i favoriti, i cappelli, le uniformi, la birra, la moto, il “look” dell’eroe di cartone. Tale è di fatto la strategia delle altre rock star ancora sulla breccia, primi fra tutti gli Stones, rugosissimi ma fedeli, come sempre, alla loro linea, ai loro abiti, le loro mosse.

paul-kantnerMa comunque, prima o poi, arriva la morte, a dirci che non sono eroi di cartone. Ieri è stata la volta di Paul Kantner, che ai più non dirà nulla, ma fu invece il leader di un gruppo importante per il rock americano del periodo “vietnam”, i Jefferson Airplane. Leader sui generis: non protagonista. Non era cantante solista; non era un grande chitarrista. Il look non era molto caratterizzato, un po’ nerd, sembrava il protagonista di Fragole e Sangue, il film sulla contestazione degli universitari statunitensi. La sua attività poco rilevante direi da 30 anni a questa parte lo relegava ai suoi anni di gloria, per i quali era conosciuto: gli anni lisergici attorno al ’68 della west coast. Forse si era bruciato un po’ troppi neuroni, al tempo.

Mi piace mettere qui un documento abbastanza drammatico di quel periodo: i Jefferson al concerto di Altamont (ove morirono quattro persone, fra cui uno accoltellato dal servizio d’ordine degli Hell Angels, durante il set dei Rolling Stones). Tanta gente fusissima, probabilmente droga a fiumi e anche molta violenza. Un concerto organizzato malissimo, un disastro: si pensi solo al palco, da festa parrocchiale, in un concertone gratuito da mezzo milione di persone, pare.  Kantner, in canottiera rossa, dimostra la sua attitudine da leader dopo l’interruzione della musica, in cui prende la parola contro il servizio d’ordine, poi seguito dalla bella Grace Slick, la sua donna.

Riposa in pace Paul Kantner

 

 

 

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