Avanguardisti del secondo millennio

Ieri, su Facebook, un mio amico, il colto, agguerrito e sensibile Maurizio Cilli, ha rilanciato, con grande ammirazione, uno scritto dell’architetto Beniamino Servino. Lo riporto qui sotto, perchè un link a FB potrebbe non essere accessibile. Lo scritto è costruito come una canzone, in cui, alla enunciazione di principi perlopiù di linguaggio ambientalistico-architettese-smart-tecnicistico segue un ME NE FREGO.

Ora, senz’altro trovo che molti di questi luoghi comuni retorici siano odiosi, quindi condivido per molti aspetti il fastidio di Servino nei loro confronti. L’ho vissuto, lo vivo. Nondimeno, ho sentito di fare al mio amico due commenti: uno in cui scherzando ho espresso menefreghismo se Servino se ne frega. Un altro, in cui ho riportato la canzoncina fascista “me ne frego” dicendo che fregarsene non ha buoni antecedenti.

La realtà è che fregarsene non è sufficiente; e purtroppo, anche se è inizialmente piacevole, diviene controproducente. Avrei voluto commentare direttamente da lui, però non potevo non essendo suo amico. I commenti già inviati erano una serie di lodi e complimenti, e mi sarebbe piaciuto interrompere questo assoluto “birignao” come si dice. Tanto per non morire, per usare un altro modo di dire.  Quindi ho chiesto l’amicizia a Servino, anche perchè, oltre ai motivi cui sopra, non mi dispiace il suo modo di lavorare e mi fa anche abbastanza simpatia in genere. Credo che lui abbia, dopo avermi dato l’amicizia, letto i commenti che avevo lasciato nella bacheca del mio amico. Infatti, poco dopo non solo mi ha tolto l’amicizia, ma la possibilità di vedere qualsiasi messaggio o cosa che lo riguarda. Evidentemente, che qualcuno possa non fargli i complimenti e basta è una cosa che invece gli frega assai.

E va be’, un po’ di dispiace, ma in fondo chi se ne frega!

Beniamino Servino – MANIFESTO SUL PRIMATO DELL’ARCHITETTURA
[INTRODUZIONE AL PROSSIMO PADIGLIONE ITALIA DELLA BIENNALE DI VENEZIA, 2016].
Etichette intelligenti [smart]? ME NE FREGO!
Micro-agricoltura urbana? ME NE FREGO!
Condivisioni offerte dalle reti? ME NE FREGO!
Tavoli interattivi che ci raccontano la storia dei prodotti mentre li sfioriamo con un dito? ME NE FREGO!
Consumo più informato e consapevole? ME NE FREGO!
Dinamiche peer-to-peer [o alla pari]? ME NE FREGO!
Post scriptum
Chi sa SOLO di Architettura, non sà NULLA di architettura? ME NE FREGO!
Smart City e pianificazione dal basso? ME NE FREGO!
FAB CITY? ME NE FREGO!
Pianificazione urbana creativa intelligente e sostenibile? ME NE FREGO!
Ecosistema abilitante dell’innovazione e della creatività? ME NE FREGO!

L’architettura non deve essere la rappresentazione di chi la progetta ma deve essere la rappresentazione di chi la usa? ME NE FREGO!
Utopico e Visionario? Tecnologie innovative?Performante?Organismi osmotici? Fotosintesi catalitica? ME NE FREGO!
Il tetto degli edifici convertito in orto permanente, grazie a un sistema a pallet, e in “farmacia a cielo aperto”, con la piantumazione di piante officinali? ME NE FREGO!
Ecosistemi completi (semenzaio, zona compost, controllo acque piovane…) che favoriscono la biodiversità e riducono la filiera alimentare? ME NE FREGO!
Smart cities? ME NE FREGO!
Gruppi di acquisto solidale? ME NE FREGO!
Sharing economy? ME NE FREGO!
… … …
Ruolo sociale dell’architettura in un contesto globale? ME NE FREGO!
Fare Architettura là dove si è appena concluso un conflitto, o nella povertà più estrema, come esplorazione di quella sorta di grado zero dove tutto è ancora da re-inventare, dove la massima semplicità, economicità e sobrietà, unite a una grande attenzione ai problemi ambientali, sono l’unica strategia possibile per affrontare il progetto? ME NE FREGO!
Cohousing sostenibili, banche di legno, piazze disegnate con i cittadini? ME NE FREGO!

(mi permetto di notare che in “Chi sa SOLO di Architettura, non sà NULLA di architettura? ME NE FREGO!” forse in “sa” non va l’accento, anche se sono pronto a scommettere che Servino comunque se ne frega).

Ed ecco la canzoncina degli avanguardisti del secolo precedente. Tanti auguri per il tuo menefreghismo Benjamin.

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4 comments

  1. Ciao Guido, immaginavo che rilanciare i “me ne frego” di Beniamino Servino avrebbe reso inquieto qualcuno fra i miei amici. Provo a spiegarti cosa penso: molte delle pratiche citate nel manifesto “cattivo” di Beniamino sono diventate nella realtà dei progetti che incontro, di cui discuto e che sento raccontare, tiritere di parole consumate e ripetute così spesso da aver perso completamente ogni relazione di forma e sostanza. Davvero penso sia urgente riconsiderare il nostro linguaggio, sperimentare le pratiche richiamate dal manifesto significa in concreto operare nella strada con processi lunghissimi, nei quali il ruolo dell’architetto non sempre è centrale, sono percorsi di interpretazione e mediazione che geografi, antropologi, filosofi, e curatori svolgono con perizia e scienza e che non sostituiscono il progetto. Gli architetti è bene che capiscano che il loro ruolo è quello di raccogliere e dare forma e sintesi delle istanze ma giocarsi il loro ruolo decisivo nell’affermare il valore primo della loro disciplina, l’Architettura. potrei farti molti esempi che mi hanno coinvolto direttamente, uno su tutti il ruolo determinante che la Supernova dei Raumlaborberlin ha avuto nella riuscita di molte delle fasi di Cantiere Barca. Una presenza fortissima, dopo la quale quello spazio, quel giardino, il chiosco, il portico e tutto il resto non erano più la stessa cosa, quella architettura, bislacca, che sembra provenire da una seduta Merzbau con Kurt Shwitters dirompe e genera un nuovo contesto. Aggiungo un altro esempio più autorevole che potrà piacere o non piacere ma che eleggo paradigma di questo mio ragionamento: la sede del Parlamento del Bangladesh a Dacca (1962) di Louis Kahn, opera di straordinaria forza espressiva, controversa, difficilissima, realizzata in un paese poverissimo, bene quell’Architettura, l’esperienza di vivere, entrare in quello spazio a detta di molti fu la chiave culturale intorno alla quale il Bangladesh costruì le fondamenta della democrazia. A questo mi hanno fatto pensare i pensieri ruvidi e scomodi di Beniamino Servino, al primato dell’Architettura, che è urgente difendere. un abbraccio m.

  2. Grazie Maurizio. Naturalmente sono d’accordo con quanto dici, solo che diversamente da te penso che quello scritto di Servino – per quanto per certi versi “liberatorio” e divertente – vada proprio in direzione differente. Ciao!

  3. Provo antipatia per tutto quello che sa di fascismo.
    Nella poesia sproloquio mi dà fastidio la commistione di problemi seri e luoghi comuni trattati con lo stesso disprezzo.
    L’unica nota positiva è il fatto che evoca l’ipocrisia di quelli che fingono di affrontare un problema serio e fanno delle basse operazioni d’immagine, con tanto spreco, come il bosco verde.

    1. Si è proprio così. Ciao Pio, grazie.
      (sul fascismo, per me è un fatto viscerale; non lo sopporto proprio, mi viene un blocco proprio allo stomaco, davvero! 🙂

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