Febbraio, grigio, vagone di Levi, docce al colonnato

1) Ho capito perché il carnevale è a febbraio. E’ un mese talmente grigio che richiede un sovvertimento carnascialesco, che stimoli colore. Logicamente: fine inverno, anche le più ostinate sopravvivenze della precedente fioritura sono ormai morte, e non si vede la nuova.

Essendo un post “saturday soul surge” dovrei mettere qualcosa di musicale, e sono tentato di mettere dunque “fade to gray” dei Visage, dato che in questi giorni, mi dicono i commemoratori scelti dei social network, è morto il suo cantante. Un successo new wave del 1982. Ma mi deprimeva allora, ed anche oggi.

A me piace la “musica di negri”, e ne approfitto allora per onorare la morte di Clark Terry (St. Louis 14 dicembre 1920 – 21 febbraio 2015).  Il suo più famoso “hit”, basato su borborigmi ideato molto prima di prisencolinencinanciusol, ed eseguito ad 81 anni in compagnia di una grandissima Aretha Franklin, con un gruppo grandioso di contorno. Clicca e se vuoi continua a leggere.

2) Forse esiste un nesso fra la questione del “vagone ferroviario di Primo Levi” e quello delle docce installate, per volere di Papa Francesco, sotto il Colonnato di San Pietro. Il nesso è la volontà di utilizzare pienamente i bellissimi spazi spazi realizzati nell’età aristocratica europea, anche in modo dissonante, includendo in essi elementi miseri, della realtà concreta umile, brutta, di tutti i giorni.

2a) Il senso dell’operazione vaticana è in prima battuta diretto, pratico. Molti hanno criticato la cosa, chiedendosi se fosse proprio necessario soddisfare esigenze pratiche proprio lì, contaminando la bellezza e la maestà del colonnato. Ma il confinare tali servizi in altri luoghi significherebbe un allontanamento, una deportazione, sia pure temporanea, del povero, di chi ne ha bisogno, il che è in contrasto pure con la forma simbolica di accoglienza del colonnato di S.Pietro. Certo, il grandioso porticato triplo berniniano nasce consapevolmente come “fabbrica non necessaria“, esclusivamente “pompa e ornato“.  E proprio per questo possiamo intuire il grande valore di questa scelta che va in contrasto con una concezione grettamente borghese per cui al povero – cui competerebbero solo ambiti segregati alla vista dei benestanti benpensanti  – debba essere negato il contatto con il bello, e con il bello inutile. Questa dotazione voluta da Francesco, in realtà discreta e poco clamorosa (da quanto posso capire dalle foto, non ci sono ancora stato) consente una piena accoglienza, in dignità e pulizia, anche dei meno abbienti. Consentire loro non solo il necessario. E questo lo trovo oltre che giusto, bello.

2b) La questione del “vagone di Primo Levi”, in Piazza Castello a Torino, presenta elementi peculiari che la rendono, imprevedibilmente, un caso interessante più per i risvolti della vicenda che per l’opera in sè, che in fondo è un semplice posizionamento, all’angolo della piazza principale di Torino, di un vagone merci d’epoca del tipo di quelli utilizzati per deportare gli ebrei ai campi di concentramento durante la guerra, con funzione di segnalazione di una mostra su Primo Levi nel contiguo Palazzo Madama (con inaugurazione in concomitanza con la “giornata della memoria”, a cui Primo Levi com’è noto viene spesso associato.) Il soprintendente Luca Rinaldi in un primo tempo acconsentì l’installazione per 15 giorni, ma dando diniego alla sua installazione fino ad aprile, per tutta la durata della mostra. Le motivazioni del diniego sono esposte in questa intervista. Il diniego ha provocato la reazione di numerosi politici ed infine del Ministro Francheschini, che è intervenuto personalmente e ha fatto fare marcia indietro a Rinaldi, il quale ha in seguito dato l’approvazione. Se devo dirla tutta, nonostante nel merito non condivida le motivazioni di Rinaldi, dopo le levate di scudi dei politici, tronfie nei toni e stupide nelle motivazioni, ha cominciato ad essermi simpatico, come tutti quelli che finiscono all’angolo. E ho cominciato a comprenderne le ragioni. Parlando con gli amici, dissi: “si è messo contro la sacralizzazione della Shoah. Non vorrei dirlo, ma credo abbia le ore contate.” Infatti è dell’altro ieri la notizia del suo trasferimento, evidentemente punitivo essendo specificato, nel comunicato «in un luogo diverso dalle destinazioni da lui richieste». Ma i bene informati dicono, contrariamente a quanto suggerito dall’articolo che ho “linkato”, che in realtà il trasferimento non sia dovuto a questo fatto, che questo sia soltanto un pretesto. Rinaldi infatti è sempre stato un personaggio scomodo. Vicino al mondo ambientalista, ha già subito trasferimenti discussi.  Ed ha preso, in due anni, parecchi provvedimenti “disturbanti”. Ad esempio ha fatto penare per l’installazione della ruota panoramica al Valentino, ottenendone la riduzione di dimensioni, e non ha concesso l’autorizzazione a realizzare un ascensore panoramico e un ristorante sulla Torre Littoria,  sempre a Piazza Castello. Bè, sono stufo e confuso. Non faccio la chiusa di commento. Vi lascio una immagine che avevo scansionato ad hoc dal libro di Borsi su Bernini architetto, di un disegno di Carlo Fontana con sezioni e particolari del colonnato di S. Pietro. Alla prossima. Image

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