Pasolini rovina degli intellettuali italiani (I)

E’ da qualche mese che mi frulla in testa questo concetto: Pasolini – pur nella sua statura di intellettuale poliedrico, anzi, proprio a causa della sua statura – è stato controproducente per la cultura italiana successiva.

Cioè ha avuto un effetto generale di chiusura, di pessimismo della volontà (per citar Gramsci), che ha favorito, indirettamente, pure atteggiamenti peggiori di opportunismo, di scarso aggiornamento, di scarso rigore (tipico il caso di questi narratori-saggisti, che coprono le loro carenze narrative o poetiche dietro la necessità di essere attuali e realisti, e viceversa coprono le loro carenze scientifiche e analitiche dietro la licenza poetica o narrativa), di radical-schicchismo facile ecc. ecc.

Ragion per cui oggi, dato che Pasolini è ormai divenuto un santino intoccabile, un profeta, quale lui purtroppo nei momenti di tentazione mi pare volesse pur essere, è necessario smontare un po’ alcuni suoi aspetti che hanno determinato gli effetti negativi successivi.

Vorrei cominciare dal fatto che le lucciole non erano affatto scomparse. E oggi ci sono ancora. (alla prossima puntata, qui)

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