Elogio dei fake

Essendo questo un post della serie “saturday soul surge” è accompagnato da musichetta. La musichetta la ascolto mentre scrivo, se qualcuno legge la può ascoltare durante. Oggi un “Maybe i’m amazed”, un pezzo di P.Mc Cartney dedicato alla sua donna, qui fatto (meglio) dai Faces con Rod Stewart (il miglior truzzo della storia del rock) , il titolo si addice al tema

Dunque, nei giorni scorsi, ma da un po’ di tempo si parla spesso dei fake (d’ora in poi “falso” eccheddiamine parliamo italiano) che pullulano in rete, tipo quello della foto della Boschi alla firma con perizoma, rilanciato anche dai giornali esteri.

La questione meriterebbe anche analisi approfondite, interi trattati. Naturalmente qui sparo un paio di considerazioni generali.

I Fake fanno bene e io qui li elogio perchè:

1) abituano le persone a non fidarsi di quanto un mass media dichiara, presenta, proclama. Abituano le persone a “fare inchiesta”, verificare, incrociare fonti. Pena fare la figura dell’imbecille credulone. E così, le persone si affinano e si educano alla valutazione della fonte, fino forse ad arrivare non solo ad una valutazione binaria (vero/falso) ma addirittura sul piano retorico (una cosa non dice ma suggerisce, evidenzia un aspetto, ecc.), e se vogliamo dunque, arrivare ad un grado di verità secondo una logica fuzzy.

Visto che la scuola non lo fa, come sempre la strada, e qui si tratta di strade informatiche, è maestra di vita

2) Rivelano un aspetto di verità possibile. Se un falso è credibile, allora per certi versi rivela una estensione del reale che pure è reale, sia pure come immaginario.Queste estensioni immaginarie stanno sul piano del desiderio o sul piano del carattere effettivo nascosto del soggetto falsificato.

Non l’ho scritto benissimo. Riproviamo con un esempio, quello della Boschi, anche se atipico. Il falso non è molto credibile concettualmente, è solo un fotomontaggio fatto bene. E’ stato spesso rilanciato non tanto perchè qualcuno ci sia cascato, quanto perchè la Boschi, come oggetto del desiderio maschile, la si desiderebbe così. Tanto più che questo falso evoca un carattere effettivo potenziale di un altro soggetto falsificato: le Istituzioni dell’Italia. Se vedessimo una Boschi col perizoma per la strada, non significherebbe nulla. Ma vedendola alla firma della nascita del Governo, il perizoma significa perdita di autorevolezza, di forma, di serietà. Sfascio insomma. Ma è un significato estensivo che il reale aveva suggerito: i pantaloni blu elettrico, i tacchi, la mise insieme alla postura insomma della Boschi che esaltava il suo sedere, unite ad una scarsa credibilità accordabile alla politica italiana da anni, in un certo senso contenevano già la realtà del falso col perizoma.

3) di conseguenza, il falso, quando è ben fatto, ci aiuta a comprendere la  verità.

E d’altro canto, è proprio la famosa frase attribuita a Picasso (io di giorno mi scasso) , citato nel finale da Orson Welles nel suo ultimo film, forse il suo testamento artistico, F for Fake : L’arte è una menzogna che ci fa capire la verità

(vedi il finale del film da minuto 1.22.20 o anche tutto, anche con la musichetta di prima in sottofondo, che stride un po’ ma è proprio della stessa epoca, 1973, 40 anni fa)

 

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