Dell’inglese di Fassino – Fare la propria parte

Non condivido la derisione universale nei confronti di Fassino per il suo spot in inglese per promuovere investimenti dall’estero “You can bet in Torino“.

Certo, il risultato è buffo. Ma semmai vanno derisi, nell’ordine: il suo insegnante d’inglese, i suoi collaboratori che non gli hanno detto che sarebbe andato incontro al gabbo universale (o per vigliaccheria o per la cattiveria del sottoposto).

E questa smania da “ascaro”, che spinge magari l’uomo di colore a sfottere il suo simile berghè barla gosì o ha i capelli crespi. Dimentichi del fatto che chiunque parli una lingua non sua, diviene abbastanza ridicolo, in genere (vale anche per gli americani: Ollio, Friedman, Bastianich “vuoi che muoro”). (nota 1)

Non tutti hanno tempo e soldi per aver studiato a scuola negli States. E in Italia, quelli come Fassino hanno fatto il classico, in cui si facevano due ore di lingua straniera alla settimana solo nei primi due anni. Poi, zero, solo greco antico e latino. E’ colpa sua se ora non riesce a sembrare ammericano?

C’è un razzismo/classismo di fondo, in questi sfottò, che non mi piace. Per questo, benchè non sia mai stato un supporter di Pierino, nè ora lo sia, in questo caso mi fa simpatia questo sua noncuranza della pronuncia esatta; questo suo badare alla sostanza. Così poco fighetto, così anacronistico.

Però i “comunicatori” dovrebbero capirlo, e far capire al Fassino di turno che o riesce a leggere con una pronuncia impeccabile, oppure sono meglio i sottotitoli, o un’altro testimonial, magari con lui che compare solo a dire “Hey, man, you can bet in Torino. Yuuuhooo!!”

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Nuovo pezzo per Prest, a cui tengo molto perchè si racconta di Torino è la mia città? e di una prima, piccola vittoria ottenuta.

Fare la propria parte

Nota 1 – Sembra che il buffo spostamento d’accenti in Stanlio e Ollio sia stato originato da loro, dal momento che i primissimi doppiaggi li fecero loro stessi, in presa diretta, legggendo da “gobbi” con scritte nelle varie lingue adattati alla pronuncia statunitense. Tuttavia, gli autori dei “gobbi” non sempre mettevano l’accento, da cui “stupìdo” o altre cose del genere.

Stan e Oliver, fisicamente insostituibili, leggono sugli appositi “gobbi” (cartelli posizionati dietro le cineprese), recitando il copione tradotto foneticamente. Anche dei loro comprimari, come James Finlayson e Edgar Kennedy, s’improvvisano poliglotti, o altre volte si fanno “doppiare” dal vivo con voci fuori campo. La loro pronuncia si rivela inaspettatamente comica: insieme alla corroboranda alchimia di gesti e manierismi, Laurel e Hardy trovano nel sonoro un ulteriore motivo di successo. Storpiando gli accenti delle parole straniere, risultano talmente graditi e divertenti per il pubblico europeo tanto che negli anni successivi viene richiesto ai doppiatori di mantenere quest’intonazione. Così sarà infatti per Francia, Germania, Spagna e naturalmente Italia.” (voce wikipedia)

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