La città e la prosa poetica

Quel est celui de nous qui n’a pas, dans ses jours d’ambition, rêvé le miracle d’une prose poétique, musicale sans rythme et sans rime, assez souple et assez heurtée pour s’adapter aux mouvements lyriques de l’âme, aux ondulations de la rêverie, aux soubresauts de la conscience? C’est surtout de la fréquentation des villes énormes, c’est du croisement de leurs innombrables rapports que naît cet idéal obsédant. da Charles Baudelaire, Le Spleen de Paris, Préface.

(Chi di noi non ha sognato, nei suoi giorni di ambizione, il miracolo di una prosa poetica, musicale senza ritmo nè rima, abbastanza flessuosa e scolpita da adattarsi ai movimenti lirici dell’anima, alle ondulazioni del fantasticare, ai soprassalti della coscienza? È soprattutto dalla frequentazione delle città enormi, dall’incrocio dei loro innumerevoli rapporti, che nasce questo ideale ossessivo.)

(trovo geniale questo accostamento fra la “prosa poetica” e la frequentazione della grande città. Qualcosa che ho anche provato, un paio di volte, nei “miei giorni d’ambizione”;  ripubblicherò qui quelle volte, pezzi in precedenza pubblicati in precedenti blog ora scomparsi. Anche se anch’io, e a maggior ragione je m’aperçus que non seulement je restais bien loin de mon mystérieux et brillant modèle mais encore que je faisais quelque chose (si cela peut s’appeler quelque chose) de singulièrement différent …)

Il testo dello Spleen è preso da qui

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