Prassi e poiesi (due)

Mi pare che, bassamente, sia già idonea la definizione di Wikipedia (Federico? mi cerci “poiesis” su wikipidia?) . Distinzione del “fare”, aristotelica ma direi intrinseca alla lingua greca antica (Guido? Mi controlli stasera in Etica Nicomachea libro VI?).

Dunque, allora: premiando l’occupazione della Torre David di Caracas si premia una prassi, non una poiesi. Non viene dato il premio perché il prodotto del fare degli occupanti di Caracas è esemplare in quanto prodotto ottenuto.  Ma viene premiata la azione di ricavare direttamente, da un colosso edilizio abbandonato, abitazioni e servizi di cui si aveva carenza e bisogno. Una prassi, appunto.  Ma l’architettura in quanto arte di ben costruire è nel campo della poiesi, non della prassi.
Poniamo che un architetto progetti, con l’intento principale di diventare famoso, di essere pubblicato su una rivista, o di guadagnare più soldi possibile, ecc. Si può dire che il suo fare è una prassi, che ci riesca o no. Se invece come intento primario ha quello di progettare e far realizzare l’oggetto migliore date le sue possibilità, allora il suo agire è una poiesi, indipendentemente dal fatto che ci riesca o no. Se ci riesce merita il Leone d’oro, se no sta nel mucchio.

A la prochaine

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