Torino Nizza Dante (uno)

Nei prossimi mesi sposterò nuovamente l’ufficio. In questi ultimi anni sono stato in una zona vicino alla mia casa, ma che fa parte di un’altra zona, un altro mondo quasi. Si trattava di attraversare la ferrovia. Non sembra, o forse sembra pure, ma la ferrovia taglia le città in un modo durissimo. Sei vicino, ma in un altro mondo, più che una zona più distante ma non tagliata dalla ferrovia.

Devo dire che è una zona che mi è piaciuta, comunque. Interessante sul piano urbanistico architettonico: è una parte di città fine ‘800 ma soprattutto ‘900, in cui si è mantenuto strutturalmente il modo di fare le città del centro di Torino. Ecco una vista dall’alto:

“sotto” c’è il fiume Po e la fine del parco del Valentino (e “Torino esposizioni”, per intenderci) . E’ una zona piuttosto universitaria, peraltro: vicine le facoltà scientifiche. La primissima Fiat. E, dato che l’architettura in essa non è vincolata, ha presenze più recenti dovute a ricostruzioni di tasselli, o sopraelevazioni ecc, anche recenti.

In questo periodo in cui dovrò spostarmi, vorrei fare qualche omaggio più che altro visuale agli edifici della zona, in particolare a quelli eclettici, liberty e “deco”. La categoria dell’architettura “deco” è una categoria un po’ spuria, un po’ bastarda, un po’ disprezzata. A me invece il deco  piace tantissimo. Mi “incista” e penso sia stata sottovalutata. Secondo me, bisogna ripartire dal deco. Non voglio però fare discorsi o cose del genere, se non al minimo. Vorrei essere “visual” e basta: tenendo conto che si, ci sono anche cose irrazionali e quanto meno discutibili. Ma va bè, guarda.

mensole di bow window via Monti angolo corso D’Azeglio

da villa Iavelli, Raimondo D’Aronco 1904

altro dettaglio villa Iavelli

é una casa difficile da fotografare, multiforme (magari metto poi una foto d’insieme). A me non piace molto, però ha molti dettagli fini e originali. Giacchè nessun saputello possa dire “ma d’Aronco non è art deco!”, lo dico io “stronzetto, lo so … ma qui metterò tante altre cose, e poi l’ho già detto, deco è una definizione debole, pertanto …). Ma beccati la prossima, saputello.

Via Marenco. Uffici SAI (A. Albertini 1963-65) vs quella che io chiamo la Casa di Baba Jaga (in costruzione, L. Pia)

Il pino non c’entra nulla nemmeno sul piano forestale. Giustificazione, siamo già in un pezzo di città alterato dalla presenza del fiume (Po). E’ da notare l’abbandono della trama urbana dell’isolato, o quantomento l’insofferenza ad essa. Ogni edificio pretende di essere solo se stesso, pretende di essere considerato come a se stante.

davanzale fabbrica Fiat corso Dante (1907, A.Premoli)

Mi piace. E’ già una linea automobilistica, due anni prima del manifesto del futurismo. Mi ricorda i paraurti. Ma occorre tener conto che le auto che uscivano da li in quel periodo erano più o meno così

(continua, non solo sulle case)

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