Primo maggio a Torino e aggiornamenti Padiglione Italia Biennale

1) Primo maggio a Torino.  Chi c’è stato (io non c’ero) sostiene non sia vero che Fassino sia stato fischiato da “pochi facinorosi” dei centri sociali e dai “black block” come si è detto nei giornali e in televisione, ma da molta e varia gente. E mi raccontano una situazione come è descritta in quest’articolo.

L’impressione non è che si possa andare verso un “regime”, l’impressione è che di fatto già si sia in un “regime”, in cui ad ogni voce di dissenso sia messo il silenziatore, se non la museruola (la definizione “black block”). Altrimenti, si usano le cattive. Il regime soft. E vai col concertone del primo maggio, o il campionato di calcio, o tutto l’assortito circenses.

Personalmente, ritengo che bisognerebbe fare una riflessione davvero radicale sulle nostre società. Una cosa è certa: questo andamento ha tutta l’aria di una fine. E mi pare che invece si cerchi di andare avanti a testa bassa, col paraocchi, come muli, senza togliersi il loden nemmeno se si va per mari o monti; semmai, cercando ciascuno di “sfangarla” per proprio conto. Possibile non si abbia altra scelta?

2) Padiglione Italia.  La volta scorsa misi qui un video di Prestinenza Puglisi sulla mancata nomina del curatore del Padiglione Italia alla Biennale d’architettura di Venezia. Dico per lettori eventualmente “profani”, le cose si stanno sviluppando così .

In realtà, sento che tutti sperano in un buco clamoroso: qualcosa che riveli il disastro della politica culturale italiana, non solo architettonica; il disastro della politica italiana in genere. Un buco che manifesti questo disastro a tutto il mondo, nella sua mostra biennale d’architettura. Sarebbe onesto, migliore. Darebbe una nuova spinta. Invece, è chiaro che ministerialmente si farà finta di niente, finendo con l’abborracciare una mostra in tre mesi, tanto cavolate sono, si sa.

Un sasso nello stagno è stato lanciato da giovani (pare) architetti, qui, con il progetto “inedite”.  Li conosco in rete, vedo con simpatia il loro tentativo, ma devo ammettere che non capisco nulla di quello che dicono, come se parlassero un’altra lingua rispetto alla mia (anche se mi pare molto in linea con le biennali d’arte degli ultimi decenni). Va be’. Passo e chiudo.

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