Per terminare il discorso sulla fotografia, freeeweeling. Parte 6

Dove eravamo rimasti nella parte 5? Dai Biz, ci stai smarronando con sta metafisica della fotografia. Ma chi ti credi di essere, Corrado Augias? E’ da mesi. E poi, si sa, tutto è stato detto. E ci sono cose più importanti da fare e anche da dire.

Sull’ultima frase sono d’accordo. La prima probabilmente è vera, non so. Quanto a Corrado Augias, capisco la battuta. Allora approfitto di un sabato mattina sveglio presto per completare queste note. Sarebbe stato meglio fare 7 puntate, suona meglio. Ma forse ne faccio un’altra, cosi. Sei è un numero che non chiude, in genere. Ma forse deve essere così, perchè la mia “chiusura” non è in realtà tale.

Allora, dove eravamo rimasti? Mi pare che la faccenda chiave del mio discorso stesse nella questione della differenza della immagine fotografica prima, rispetto alla pittura. Ossia: la pittura, è sempre rappresentazione, essendo un manufatto. La fotografia non subito (questo è il peculiare). La fotografia è inizialmente una cattura di aspetti di una manifestazione fisica.

Cattura di aspetti di una manifestazione fisica. Non ancora rappresentazione. Diviene rappresentazione attraverso almeno processi di selezione (numerosi, prima di divenire immagine pubblica) e di trattamento successivo. La manifestazione, è manifestazione di un esserci, in un momento dato, degli oggetti ritratti. La fotografia cattura direttamente (e con un processo meccanico e pertanto oggettivamente immediato) alcuni aspetti un “esserci stato“.  Divenendo poi rappresentazione, perde il connotato di pura cattura di manifestazione “congelata”, e questo genera una forma di ambiguità (perchè comunque essa, quand’anche sia un fotomontaggio, pretende questa origine; questa presunzione, di verità oggettiva, che infine non ha, se non nella stessa misura di qualsiasi altra rappresentazione pittorica. Anzi, probabilmente in misura minore, in quanto la rappresentazione pittorica è per definizione, umana e legata al soggetto che rappresenta, e, non essendo limitata alla cattura di alcuni aspetti delle manifestazioni, ma anche potendo rappresentarne caratteri immateriali, connessioni immaginarie e simboliche, risulta una rappresentazione potenzialmente pià ricca e piena, più vera sebbene meno oggettiva. Ma certo resta l’ambiguità: è possibile, anzi, spesso è in parte certo, che la fotografia che vediamo derivi da una cattura di ciò che c’e stato oggettivamente).

L’età moderna si è contraddistinta per aver utilizzato metodi razionali e scientifici per lo studio analitico delle cose del mondo. La fotografia va vista in questo più generale processo. La fotografia non è nient’altro che una conseguenza inevitabile di un processo che comincia dalla rappresentazione prospettica, e di essa come particolare elemento di geometria descrittiva.

Studi geometrici e prospettici di testa umana di Piero della Francesca

Incisione da Durer

E’ noto che, a partire dal ‘600, gli artisti, specie nell’ambito della pittura del paesaggio o della natura morta, utilizzassero camere ottiche per realizzare i loro dipinti. Di recente,  David Hockney, in Secret Knowledge: Rediscovering the Lost Techniques of the Old Masters, sostiene che l’uso di proiezioni ottiche per la realizzazione dei dipinti fosse in uso a partire dal ‘400 (dapprima con proiezioni, di specchi, poi con l’uso di lenti nella camera obscura). Il libro non l’ho ancora letto. Ma la BBC e You Tube con un magnifico documentario ci mostrano Hockney in persona che ce lo spiega. Con sottotitoli qui.  Ora, forse è mia ignoranza, ma mi pare che questo interessante sasso nello stagno di Hockney, eventualmente da confutare almeno in parte, abbia avuto troppo poca risonanza in Italia.

Va detto che,  pur sempre, il risultato era subito filtrato, digerito dall’artista, fin dal primo momento. Quel che in una fotografia viene semmai fatto in “post produzione”, il pittore faceva subito.

Per il mio e il vostro bene, non voglio qui nemmeno accennare alla questione del naturalismo e del realismo nei rapporti fra pittura e fotografia. Anche perchè è  il tema che più è stato trattato. Si vuole invece evidenziare un fatto che spesso viene posto in secondo piano: non è stata la tecnica a cambiare la rappresentazione, è stata una certa volontà di rappresentazione fisica del mondo che ha determinato la tecnica fotografica.

La fotografia viene generalmente considerata come l’inizio di qualcosa, ma in effetti è la fine di qualcosa. La mano dell’artista nella camera fu rimpiazzata dagli agenti chimici.” (David Hockney dal documentario BBC Secret Knowledge)

****************

Ok, ora continuo un po’. Ma la cosa che va detta, e mi pare non si dica abbastanza, è che ciò che rende notevole una immagine, è qualcosa che va al di là della tecnica con la quale l’immagine stessa è ottenuta.

Una foto di Cartier Bresson: significato molto scoperto (quasi una pubblicità per Le Monde vs Le Figaro), al limite del banale ma gustosa

A proposito della fotografia, Cartier Bresson parlava di “istante decisivo”. Decisive Moment: the simultaneous recognition, in a fraction of a second, of the significance of an event as well as the precise organization of forms which gives that event its proper expression.” L’istante decisivo è fondamentale pure delle rappresentazioni pittoriche. Le iconografie della pittura tendono appunto a fissare, codificandoli, istanti decisivi. Ciò che è però peculiare della fotografia è che il fotografo cacciatore può catturare, in giro, istanti decisivi del tutto imprevedibili ma non meno significativi: l’incontro di oggetti che ci sono in un dato momento acquistano un senso, spesso universale, e comunque emblematico: ma tutto senza parole, solo con la forma.

E però, è davvero importante, che queste fotografie siano non frutto di una messa in scena, o di falsi (fotomontaggi, ecc.), perchè solo in questo modo la fotografia può essere uno strumento che ci aiuta a capire (la famosa “menzogna che aiuta a scoprire la verità”). Laddove spesso, invece, è un mero strumento di contraffazione. E anche un uso ostentato, dimostrativo, di immagini fotografiche genuine, può essere distorcente.

E tuttavia, è la fotografia e non la pittura che documenta un effettivo “esserci”. Che, in un “istante decisivo” diviene fortemente rivelatore di qualcosa di più che un semplice evento. In qualche modo, sentiamo che se un qualcosa si è manifestato in un certo modo, esso significa qualcosa. Sentiamo che un certo “esserci” rivela un certo “essere” (una relazione sul piano dell’essere). E che tutto questo potrebbe anche essere, su un piano assoluto, una rappresentazione (la Creazione è una rappresentazione, forse)

Annunci

4 comments

  1. No, smarronando proprio no, prima di tutto perchè leggerti è una scelta, mica un obbligo, e poi a me è piaciuto tutto il tuo discorso, anche se poco ho afferrato – perchè sono vergognosamente, totalmente ignorante in materia, e tutto è stato nuovo – l’argomento è affascinante, ma è anche vero che da te accetterei persino lezioni di chimica, o fisica.. no, beh… non esageriamo….

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...