Note per metafisica della fotografia 4

Bene, provo a “buttare giù” alla svelta qualcosa che avevo promesso qui

Baudelaire, parlando del Salon del 1859 e della sua grande novità, una sezione dedicata alla fotografia,  in realtà non giudica male la fotografia. Giudica male due tipi di soggetti che stanno attorno a questa novità di allora: il pubblico, e alcuni artisti che nella fotografia hanno trovato rifugio (… l’industrie photographique … le refuge de tous les peintres manqués, trop mal doués ou trop paresseux pour achever leurs études…) . Il pubblico, quel pubblico che pensa che l’arte altro non sia che una “riproduzione esatta della natura” e pertanto “dato che la fotografia ci dà tutte le garanzie desiderabili di esattezza (essi lo credono davvero, stolti!) l’arte, è la fotografia“.

Il discorso che fa Baudelaire sulla fotografia ha altri addentellati (oltre a quello dell’arte come immaginazione contro l’arte come copia della natura – naturata – il rapporto fra “gusto del vero” e “gusto del bello”, il legittimo desiderio dell’artista di emozionare, ma anche il legittimo “desiderio di sognare”.  Ma pensiamo che egli non abbia avuto il tempo – morì nel 1867 –  di portare a maturazione una giusta idea di come la fotografia avrebbe potuto essere “arte”.

Ma diciamo in maniera molto schematica: l’arte non può essere un procedimento meccanico, automatico, ecc. L’arte non è un risultato, l’arte è una azione umana volta alla rappresentazione del mondo (il mondo, poi, non è composto solo da oggetti, da corpi; la realtà non è solo materiale). L’arte è una abilità, è un mestiere. L’arte fotografica in realtà consiste proprio nel rendere sopra-naturale (simbolico, emblematico, oltre la realtà fenomenica) ciò che è una impressione automatica della luce su un supporto attraverso un obiettivo. La fotografia è arte solo quando ha una virtù in un certo senso opposta a quella che pensava il pubblico dei Salon criticato da Baudelaire.

Paris Exposition Universelle 1855

Però la cosa forse più importante è che spesso e per molti  (a me ad esempio)  la fotografia piace non in quanto arte, ma proprio come mera estensione meccanica delle nostre capacità visive. Per la sua capacità di offrire, con accettabile approssimazione, la sensazione di essere stati in un certo posto in un certo tempo, dove  i nostri occhi non c’erano, ma al loro posto c’era l’obiettivo che ha scattato. Una rappresentazione pittorica implica l’arte, e la rappresentazione in senso stretto. Una fotografia no. E’, si, una rappresentazione (diventa rappresentazione, previo processo di significazione) . Ma non essendo – in prima battuta – una rappresentazione intenzionale, filtrata da un uomo, ma meccanica ed in parte involontaria, è più una trascrizione di una manifestazione fenomenica, che una rappresentazione in senso stretto. Quindi il filtro fra noi e il rappresentato (la manifestazione fenomenica) è minore. E la cosa interessante della fotografia sta proprio in questo. Cio che ci piace della fotografia è, soprattutto, fare uno scatto e, rivedendolo, cogliere con sorpresa elementi che non avevi prima notato.

Comprendere che lo sguardo degli occhi opera una sintesi fin dal primo momento, escludendo elementi di scarso significato (per il vedente), che invece risaltano, senza pietà, senza riguardo, senza criterio, con sorpresa, nella manifestazione fotografica.

(continua qui)

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