Note per meta.. fotografia (3 – parentesi)

(prima parteseconda parte)

Proviamo ad allargare il discorso. Tra le varie ossessioni che percorrono l’ultimo libro di Marc Fumaroli, Parigi New York e ritorno ce n’è una che  ha forse provocato questa mia riflessione. La condanna durissima della fotografia da parte di Baudelaire critico d’arte (qui a fianco fotografato da Nadar … noto solo ora che si tratta di una inquadratura a “piano americano”).  L’originale delle note di Baudelaire  a riguardo, le trovate ai paragrafi II e III del Salon del 1959, in questo sito. In italiano, sono raccolti in libro da Einaudi .

Fumaroli è un tipico autore francese. A me i migliori autori francesi danno sempre l’impressione di girare in tondo e non parare da nessuna parte, inebriandomi come di profumi e buon vino. In effetti, non chiudono mai, lasciano molto margine, molte sfumature quasi indistinte. Questo mi infastidisce. Però, poi ti rimane  qualcosa. Così mi accadeva sempre con l’adorabile Roland Barthes. Ti avvince, molto affascinante, ad un certo punto però pensi sia quasi fuffa, di gran classe e piacevolissima, ma fuffa. Ma poi ti resta sempre qualcosa di notevole, che usi. I suoi punti sono in realtà molto stabili.

Di Barthes, sulla fotografia è La Camera Chiara.  Sono ormai del tutto convinto che la sua teoria del punctum e dello studium non stia in piedi assolutamente. O meglio, è suggestiva, c’è qualcosa, ma non si capisce davvero per qual motivo debba essere applicata alla fotografia e non anche alla pittura, o a qualsiasi cosa percepibile (forse perchè la fotografia contiene comunque un residuo di documentalmente involontario?) . Fumaroli riporta di Barthes non questa “teoria”, ma l’osservazione, basilare, del rapporto della fotografia con l’istante passato e pertanto con la morte.

Mi tocca a questo punto parlare delle idee di Baudelaire sulla fotografia. La prossima puntata. Magari anche con un possibile incrocio sulla questione – parente – del rapporto di differenza fra scultura e calchi, che ci riporta a quanto in proposito scritto da Cesare Brandi per cominciare Arcadio o della Scultura,  a proposito dei calchi di Pompei. (qui sotto, vediamo una immagine di una fotografia di un calco di Pompei)

(continua qui)

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4 comments

  1. […] rapporto della fotografia con l’istante passato e pertanto con la morte.
    Vero, non è la prima volta che sento o leggo questa considerazione.
    Ma non so. Io faccio fatica a considerare la fotografia uno strumento innanzitutto per immortalare, quel che osservo è raramente vivo solo nel passato e sulla carta. Osservare fotografie di persone morte per me non è ricordarle, è incontrarle qui ed oggi. Un ponte, non un cannocchiale.
    La fotografia come… attestato di morte, e dunque come cosa morta, mi torna poco.

  2. Si hai ragione Denise; ma sono stato troppo svelto nel descrivere quel pensiero. Siccome è un tema molto importante riguardo alla fotografia, penso che lo riprenderò per esteso in seguito con ampie citazioni del testo di Barthes.

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